Amedeo Doda: lascia l’attività a Lonigo e viaggia per il mondo da dieci anni. La sua bellissima storia.

La storia ormai è nota ma, per i pochi che ancora non la conoscono, la riassumiamo brevemente. Amedeo Doda nel 2011 perde la moglie con cui amava viaggiare, quando il lavoro glielo permetteva. Il dolore lo scuote e lo smuove al punto che il viaggio diventa l’unica soluzione per andare avanti e allora molla l’attività (è proprietario del bar della stazione a Lonigo) e decide di girare il mondo sostenendosi quasi unicamente coi soldi dell’affitto del locale che nel frattempo ha lasciato in altre mani. Oggi festeggia i dieci anni passati da viaggiatore. La sua è una storia non così comune come possa sembrare. Quelli che scappano ci sono e ci saranno sempre, così come quelli che entrano in crisi col sistema occidentale e si rifugiano in altri mondi e modi di vivere. Ma la scelta di Amedeo è diversa: lui si muove, non getta ancore definitive, non ha scopi economici e tanto meno è mosso dalla necessità di fuggire. Lui è un uomo totalmente libero, e come tale vive il mondo, paese dopo paese. Viaggia negli angoli più sconosciuti e meno frequentati anche dai viaggiatori estremi com’è lui. Non si prefigge orizzonti temporali e geografici. Semplicemente vive la terra, questa nostra terra offesa sempre più, come un nomade felice e ricco, perché si può essere ricchi anche con mille euro al mese in più di due terzi del mondo.

Lo chiamiamo mentre si trova a Balykčy, nel Kirghizistan. Dice che lo stanno cercando in tanti per sapere della sua storia e lui è molto sorpreso. Iniziamo col chiedergli secondo lui cosa desta la curiosità nella gente riguardo alla sua vicenda.

Riesci a vederti da fuori?

Ho iniziato  solo da poco a leggere il tutto sotto un aspetto diverso. Credo che il motivo per tanto interesse da parte dei media sia che non tanti italiani sono così propensi ad una scelta come la mia, è più una cosa da stranieri. L’italiano medio non è un viaggiatore, è più un turista. Se io fossi tedesco o olandese, forse la mia vicenda sarebbe passata inosservata. Martedì sera dalla Berlinguer hanno parlato di me. Un certo Mauro Corona che non conosco perché non vedo la tv italiana da anni. Mi ha fatto anche piacere alla fine. Il punto è che non ho trovato tanti che fanno la mia vita. Uno qui un Kirghizistan, a Biškek, la capitale. Un francese che da 13 anni più o meno conduce la mia esistenza. Ma molti viaggiano perché fanno un lavoro online. In qualche modo sono sempre connessi col mondo e con la loro vita precedente. Quelli come me, completamente svincolati da tutto, son davvero pochi.

Fuggire rimanendo qui non si può? Bisogna per forza lasciare l’Italia per trovare una vita autentica o possiamo pensare di costruire piccole realtà alternative anche rimanendo dove siamo nati?

Penso dipenda da quanto profonde siano le radici che hai nel luogo dove vivi. Se per tutta la vita stai in un posto penso che il desiderio di muoversi sia meno pressante. Io invece delle vere radici non le ho mai avute. Nasco a Bergamo faccio le elementari a Udine, poi vado a Verona, poi nel ‘69 mio padre apre un bar a Cologna Veneta e infine vengo a stare a Lonigo. Non ho mai avuto una vera casa che fosse profondamente mia.

Come scegli i luoghi in cui andare quando ti muovi?

Tutto è iniziato il 2 aprile del 2012. Avevo lasciato l’attività 3 mesi prima e nel frattempo avevo svolto la necessaria mansione di accompagnamento dei nuovi gestori. Un’amica di Lonigo, che stava a Chicago, mi ripeteva in continuazione che quando avessi mollato il bar sarei dovuto andare assolutamente a trovarla. E così la prima tappa è stata proprio Chicago. Dal Michigan ho poi fatto una settimana nel Nord Carolina e poi una a Las Vegas dov’ero stato in precedenza con mia moglie. Quindi Città del Messico e poi una lunga avventura sud americana. Ogni due anni tornavo a casa per un mese o due e poi ripartivo. Non c’è davvero un posto particolare dove ho lasciato il cuore. Ho amato ogni paese. Io vado ovunque con uno spirito avventuroso e curioso. Io viaggio, non faccio turismo. Forse però Messico e Perù hanno quel qualcosa in più.

Vivere con meno. Godere del necessario. La tua in qualche modo è anche una scelta politica?

Io prendo 950 euro al mese di affitto. Oltre a quello ho dei risparmi in banca ma non li tocco o li tocco pochissimo. Vivo con l’affitto. Frequento ostelli e guest house. Applicazione come Booking o Agorà mi danno una grande mano. Il fatto è che ci sono tantissimi paesi al mondo in cui si vive con molto ma molto meno che in Italia. Devo dire che non mi manca assolutamente niente. Il prezzo per notte di solito varia dai 3 ai 6 dollari con colazione inclusa. In questo momento, ad esempio, alloggio all’Azimut hotel e spendo 6 dollari con colazione inclusa. In questi posti poi si incontra gente incredibile e interessante perché è negli ostelli che trovi i veri viaggiatori. Vivo con 20/25 dollari al giorno e la regola è che dove spendi poco per dormire, spendi poco anche per mangiare. Mi rendo conto che molta gente non farebbe mai quello che faccio anche a causa dell’alimentazione. Non tutti sono di bocca buona come me.

Sei andato via da Lonigo, Fossi stato in un altro paese sarebbe stata la stessa cosa o il basso vicentino in particolare era un luogo da cui scappare?

Buona domanda… Ho un posto a cui sono molto affezionato ed è Udine. Ho ancora amici tra i compagni delle elementari. Ogni volta che torno in Italia passo 2 o 3 giorni a Udine. Se fossi rimasto là non avrei probabilmente maturato questa voglia di viaggiare. Lonigo mi ha adottato (avevo 26 anni) ma Udine è forse la mia città. La mia decisione comunque non ha nulla a che vedere con Vicenza provincia.

La tua chiaramente è una scelta personale. Come te lo immagini un mondo pieno di nomadi come te che si spostano appartenendo solo alla grande patria chiamata umanità?

In alcuni paesei esiste la tendenza alla fuga. Penso all’ex Jugoslavia o al Nord Africa o la Romania. E poi quanti sono i latini americani che cercano la strada verso gli USA? Nel caso mio è stato tutto facile e mi pareva l’unica vita possibile. Mi sento sempre un ragazzino. Finchè vivo queste emozioni son sicuro che continuerò a viaggiare.

Eri un musicista e immagino tu lo sia ancora

Ho sempre avuto il pallino della musica. Colleziono dischi e suono e canto con la mia chitarra. L’ultimo gruppo l’ho fondato nell’ottobre del ‘92. Ci chiamavamo “Guitar For Rent” e facevamo country rock. Abbiamo pure pubblicato due cd. Comunque suono sempre ed ovunque in giro per il mondo. Basta avere sempre una chitarra vicina.

E la solitudine?

Mai sofferto di solitudine. Ma mai davvero. Trovo gente dappertutto, forse per una mia predisposizione. Non sono mai da solo. Il latino america poi è un posto in cui è impossibile stare da soli. Ma anche in Indonesia ad esempio dove addirittura mi fermavano per strada. La solitudine non l’ho mai sofferta.

Che consigli daresti ad un giovane che voglia vedere il mondo seguendo il tuo esempio?

Innanzitutto ti dico che io sono pessimista e non vedo un barlume di possibilità che qualcosa cambi nel breve. Le opportunità per le nuove generazioni però sono enormi per fare un tipo di vita come quella che faccio io. Ho trovato molti 30enni che lavorano viaggiando perché svolgono lavori online. Questa è un’opportunità che quando io avevo la loro età non era neanche minimamente ipotizzabile in un futuro remoto. Viaggiare è la cosa più bella del mondo, pensateci… In tutti gli ostelli del mondo c’è il wifi gratuito e migliore del nostro. Il mondo è grandissimo. Val la pena provarci. 

Nel 1982, a Garda, con la moglie Pia
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