L’uomo Giacomo dietro al sindaco Possamai

Tre mesi fa, con la vittoria delle elezioni il 29 maggio, Giacomo Possamai diventava il dodicesimo sindaco di Vicenza nell’Italia repubblicana. Il 19 giugno, con il primo consiglio comunale, iniziava, di fatto, il suo governo. Su di lui si sono spese parole e analisi. La giovane età, il ruolo nel partito, la strategia obamiana, l’entusiasmo, la moderazione quasi come un difetto. A noi però importa di più l’uomo Giacomo che il sindaco Possamai. Abbiamo deciso di fare politica con la cultura, crediamo che il libro sia lo strumento più rivoluzionario di ogni epoca, sentiamo davvero ci sia bisogno di bellezza, di rimanere umani, e di un lavoro di enorme, costante, decisa divulgazione culturale. Quindi ci interessa l’uomo, dicevamo, l’uomo che vive la sua vita da trentenne anomalo, ma che ama, si appassiona, studia, legge, ascolta, guarda, insomma che è soggetto culturale in quanto, anche lui, pubblico. E che si presenta come una grande novità.

Giacomo, intanto complimenti e buon lavoro. Ecco, a proposito di lavoro, quest’estate le vacanze, se mai ne hai fatte, immagino siano state molto brevi visto quello che ti sei caricato sulle spalle. Ma in generale che tipo di vacanziero sei? Città e musei? Mare e relax? Avventure esotiche?

Ho sempre amato soprattutto la montagna e poi la visita delle città italiane e europee ma quest’anno per ovvi motivi non ho praticamente fatto vacanze ma mi sono comunque concesso un paio di giorni sulle dolomiti.

Il turista a Vicenza invece secondo te cosa dovrebbe trovare e come si può fare per averne sempre di più?

Noi abbiamo una condizione molto particolare in questo momento storico perché Venezia, Verona e Padova soffrono di overturism, una presenza troppo intensa, ed è un elemento che deve farci riflettere su quanto importante sia la promozione turistica fatta insieme alle altre città così da permettere che per loro si diluisca il turismo e per noi si incrementi. Il turista qui deve trovare, come in qualsiasi città che abbia come obiettivo il turismo, servizi adatti e un ecosistema cittadino a misura di turista, dalla ricettività ai trasporti fino ovviamente a tutti i servizi in campo culturale. Vicenza non è da tanto che ha deciso di investire su turismo e cultura perché per decenni si pensava (come, ad esempio, faceva pure Brescia) che l’unico spazio per crescere fosse quello industriale.

C’è chi sostiene che noi abbiamo “solo” Palladio mentre altri invece dicono che il grande architetto non è nemmeno sfruttato come si deve. Tu come ti poni a riguardo?

Noi abbiamo la fortuna straordinaria di essere la città dove Palladio ha lasciato il suo segno più forte e sarebbe assurdo non promuoverlo, ma Vicenza è una città con una sua complessità e capacità di offrire qualcosa di più largo sia in campo museale che culturale. Credo che Palladio sia oggettivamene la nostra più grande risorsa come racconto di ciò che siamo ma intorno dobbiamo costruire altri aspetti da raccontare.

Vicenza città di grande creatività. Eppure lamentiamo mancanza di spazi, di vera divulgazione, di vero contatto con il grande pubblico. Cosa ne pensi?

Questo è un pezzo del ragionamento di prima. La promozione del nostro patrimonio è determinante ma noi abbiamo una grandissima responsabilità di creazione di spazi su altre forme di cultura. Vicenza ha la fortuna di avere artisti importanti in moltissimi campi ma non siamo in grado di offrire i giusti spazi. Questo è un lavoro che si vede meno rispetto al lavoro di promozione ma è responsabilità diretta dell’amministrazione. Il governo cittadino deve farsi carico di questo, e in passato è mancato troppo spesso.

Andiamo sul personale. Che tipo di lettore sei?

Ho una caratteristica particolare perché ho sempre amato moltissimo leggere ma per farlo serve tempo. Ora di tempo ne ho davvero poco e questo mi porta ad essere un lettore onnivoro nei vari momenti veramente liberi. Non ho il privilegio di selezionare con cura adesso. Poi c’è da dire che se inizio un libro che mi piace rischio di passarci la notte.

Un libro che viene prima di altri?

Dico “Il Conte di Montecristo” di Dumas, perché è stata una delle mie prime passioni

Vicenza nel cinema. Siamo ancora la città del “Commissario Pepe”? Fatta di rancori, finti perbenismi, pettegolezzi e facciata?

Possiamo e dobbiamo raccontarci diversamente. Ogni tanto c’è voglia di autorappresentarci come una città molto provinciale o preda di pettegolezzi ma come tutte le città medie scontiamo delle problematiche relative alla dimensione ma dobbiamo uscire dai cliché, perché tali sono.

I concerti. Possibile ci sia solo Piazza dei Signori? E poi, che concerti vorrebbe l’uomo Giacomo a Vicenza? E già che ci siamo, che musica ascolti?

Piazza dei Signori è la piazza centrale ed è giusto ospiti parte dell’offerta di musica dal vivo ma è molto importante costruire, come hanno fatto altre città, una rete di eventi che coinvolga altri luoghi, altre piazze ma soprattutto anche location fuori dal centro, dallo stadio fino a Parco della Pace. Per quanto riguarda i gusti musicali e chi inviterei a Vicenza, siccome non è il giardino di casa mia, evito di parlare di chi piace a me, il grande obbiettivo è fare di Vicenza una città leader in questa parte di paese quando si parla di musica dal vivo. I gusti musicali degli amministratori non devono influenzare chi invitiamo

Cultura è anche enogastronomia e noi qui ci teniamo parecchio. Descrivici la tua cena ideale, vini inclusi, sia chiaro.

Scelta difficile. Comunque un menù con cui con me non si sbaglia mai è: gargati con il consiero, tagliata e vino rosso!

Cosa ti rende davvero felice e cosa invece trovi inaccettabile?

Nel campo politico la cosa più bella di fare il sindaco è la sensazione che puoi risolvere i problemi delle persone, che puoi aiutare davvero, che incidi in meglio nella vita delle persone. Inaccettabile invece per me è quando chi è più forte ed è in posizione di potere schiaccia e non considera i più deboli

Goffredo Parise diceva di preferire di gran lunga una vita politica ad una carriera politica. Tu pensi le due cose possano invece andare assieme? Perché la gente ormai ha una considerazione davvero minima dell’uomo politico dal punto di vista culturale…

Questo è molto importante e credo che in realtà si possa fare. Oggi la “carriera” politica in quanto tale sostanzialmente è scomparsa, mentre fino agli anni 80 o 90 l’idea della persona che investiva la propria vita in maniera totale e ne faceva una professione era una realtà; oggi non lo è più perché i partiti come quelli, e ciò che ruotava intorno ai quei partiti, non ci sono più o sono molto più deboli e quindi oggi unire la vita politica alla carriera politica è proprio la vera sfida. Ci possono essere momenti della vita in cui l’impegno è diretto e altri in cui la politica, che è parte della nostra esistenza, rimane una passione. L’importante è ci sia consapevolezza, e che in un modo o nell’altro vi sia partecipazione. Una comunità, una città, cresce solo in questo modo.

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