È vicentina la prima iniziativa di contribuzione spontanea in Altopiano, in linea con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Con un suono di corno
il vento arrivò, scosse l’erba;
un verde brivido diaccio
così sinistro passò nel caldo
che sbarrammo le porte e le finestre
quasi entrasse uno spettro di smeraldo:
e fu certo l’elettrico
segnale del Giudizio.
Una bizzarra turba di ansimanti
alberi, siepi alla deriva
e case in fuga nei fiumi
è ciò che videro i vivi.
Tocchi del campanile desolato
mulinavano le ultime nuove.
Quanto può giungere,
quanto può andarsene,
in un mondo che non si muove!

E. Dickinson “La Tempesta”

La tempesta non è un temporale, non è semplice violenza atmosferica, non è qualcosa che passa e non lascia il segno. Una tempesta è un momento di sconvolgimento dell’ordine. Nei secoli, da Shakespeare a Beethoven alla splendida poesia di Emily Dickinson, il concetto di tempesta simboleggia il mistero della natura, vista ora come madre amorevole, ora come crudele matrigna. La natura che negli ultimi anni si manifesta sempre più in maniera estrema e che a fine ottobre 2018 si riversò sulle dolomiti con venti a velocità da uragano, con raffiche fino a 200 km/h e precipitazioni intense. Era la tempesta Vaia che ebbe un esito disastroso: milioni di alberi abbattuti, numerose frane e smottamenti, moltissimi danni a edifici e 14 vittime. Un dramma. Una ferita lacerante che sconvolse il territorio. Il vicentino è stato ferito profondamente nell’altopiano. La Storia non è stata generosa con l’altopiano di Asiago. È stato il luogo in cui è stata sparata, il 24 maggio 1915, la prima cannonata della Prima Guerra Mondiale, a cui sono seguite un milione e mezzo di bombe e 55.000 morti, una guerra disgraziata che da quelle parti ha raso al suolo tutto: uomini, case e foreste. E cento anni dopo, quelle foreste sono state bersagliate dalla Tempesta Vaia, che qui in Veneto ha distrutto 42 milioni di alberi e fatto 1,7 miliardi di danni. Cento anni fa gli abitanti si sono messi a coltivare il bosco devastato dalla guerra con piccoli frutti, mirtilli e funghi, che hanno compensato il mancato guadagno dal legname. E anche oggi, qualcosa doveva essere fatto, la rinascita doveva essere organizzata. Piani di riforestamento e di ricostruzioni di boschi furono subito messe in progetto. Piani che dovevano comunque essere in regola con le direttive stabilite dagli accordi di Parigi.

L’Accordo di Parigi prevede che la crescita della temperatura media globale sia mantenuta ben al di sotto di 2°C rispetto al livello pre-industriale e che si faccia tutto il possibile per limitarla a 1.5°C. In questo disegno, un aspetto fondamentale è il rapporto fra la lotta al cambiamento climatico e le foreste. Il ripristino e la gestione delle foreste sono soluzioni Nature Based: oltre a sostenere gli ecosistemi, contribuiscono alla mitigazione, grazie alla loro capacità di incrementare gli assorbimenti di CO2, e all’adattamento al cambiamento climatico, ad esempio nella prevenzione del rischio idrogeologico riducendo la probabilità di frane e smottamenti.

A Vicenza, il Gruppo Trivellato, ha da tempo avviato un nuovo progetto green per dare un contributo tangibile alle aree boschive duramente colpite dal Ciclone Vaia: Trivellato per il territorio. Ed è proprio nelle vaste aree boschive dell’Altopiano, dove la natura ha particolarmente sofferto, che Trivellato vede un’opportunità di rinascita e crescita. In questa impresa, Trivellato ha trovato successivamente l’appoggio dell’associazione 4TREE di Marostica, che da anni sviluppa progetti di sostenibilità per rinnovare i boschi dopo la tempesta Vaia e ha piantato 10 mila alberi e rinnovato 6 ettari di foresta. Lo stato di emergenza proclamato nel 2021 a causa del COVID-19, ha portato con sé numerosi impedimenti e rallentamenti dal punto di vista dell’organizzazione delle attività, della comunicazione e, ancor più semplicemente, degli spostamenti. Ci si è trovati così, di punto in bianco, a dover gestire contemporaneamente non una ma ben due emergenze. Commenta Abramo Bortoli, presidente di 4TREE: “Grazie ai fondi elargiti dall’azienda Trivellato è stato possibile sperimentare diverse modalità di piantumazione, osservare la risposta delle varie essenze forestali e accumulare esperienze molto importanti per i rimboschimenti in aree di difficile gestione come la Piana di Marcesina, esperienze che mettiamo a completa disposizione della Comunità di Enego e di tutti gli altri enti che interverranno al risanamento delle aree distrutte da Vaia. Siamo pronti così per ottimizzare e velocizzare i lavori di rimboschimento, partecipando alla grande opera di riqualificazione della Piana.” I 6 ettari di zona rimboscata non vogliono rappresentare un punto di arrivo ma bensì di partenza. L’azienda Trivellato è infatti intenzionata a proseguire il progetto “Trivellato per il territorio” e si è prefissata come obiettivo il superamento dei 20.000 alberi piantati entro il 2026. A conferma dell’importanza e della necessità di una presa di posizione attiva, il Comune di Enego (VI) – guidato dal Sindaco Marco Frison – riconoscendo il valore di questa iniziativa e il contributo significativo che essa porta – ha deciso di continuare a sostenere il progetto. Dice Frison: “Per chi ama la Piana di Marcesina, vedere da questi progetti la partenza verso la sua rinascita deve essere qualcosa di fantastico. Tutti noi dobbiamo diventare amanti, costruttori e custodi delle nostre terre così da vederle rinascere più forti di prima e pronte verso le sfide del futuro. Che la forza di rinascita nata da questa iniziativa sia da bussola verso un futuro sempre più verde e rispettoso della terra che ci circonda. Grazie all’Azienda Trivellato e all’Associazione 4TREE per il lavoro fatto e soprattutto per i progetti che riusciremo a portare a termine nel prossimo futuro.”

da sinistra: Marco Frison (Sindaco di Enego), Luca Trivellato, Abramo Bortoli (presidente 4TREE)

Piantare alberi per far tornare il territorio a com’era prima di Vaia. Piantare alberi per rispettare e onorare chi ha sofferto drammaticamente quegli eventi. Per chi ha perso la vita, per chi ha perso il lavoro. Piantare alberi perché i nostri boschi e le nostre valli siamo noi stessi, sono la nostra memoria e la nostra cultura. Piantare alberi perché più alberi uguale a meno CO2 e temperature più basse uguale a effetti mitigati dei cambiamenti climatici. Piantare alberi perché è un gesto antichissimo e significa rinascita, ogni volta. Seguiremo l’evoluzione di questo progetto e vi terremo informati.

Luglio 2024

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