Il “veneto imbruttito” di Andreas Ronco. Storia e retroscena di un fenomeno web regionale con cuore e corpo vicentini.

Uno si può dire “imbruttito” quando è schiavo dei ritmi frenetici, e per forza di cose è costretto a ottimizzare i tempi e ad adottare soluzioni particolari, a volte sorprendenti. Caffè al volo in piedi, collegato costantemente, tutto molto smart e sul pezzo. Gergo da yuppie fuori tempo massimo, materialismo gretto e cultura a dir poco approssimativa. L’identikit è quello del milanese tipo, che corre tutto il giorno per fatturare e disprezza i giargiana che stanno fuori dalla circonvalla. Da questo topos, ha preso vita la saga del “milanese imbruttito” che ha conquistato il web e recentemente anche il grande schermo. Quando Andreas Ronco realizzò il suo primo video, gli sembrò naturale trasportare qui da noi l’esempio meneghino e fu per questo banale motivo che chiamò il suo canale “veneto imbruttito”. In realtà le affinità sono poche con l’esperienza lombarda, ma il successo, almeno da noi, è pari. Andiamo con ordine.

“Nel 2017 vivevo a Praga. Avevo fondato un giornale online che stava riscuotendo un grande successo. L’idea alla base del progetto era quella di girare per la città e filmare gente comune, producendo così dei mini reportage che in poco tempo divennero virali in rete. Mi ritrovai ad avere sette dipendenti e portare il magazine ad essere il quarto web media nazionale. Mi occupavo di lifestyle, che vuol dire tutto e niente, ma mi divertiva ed era un modo “leggero” per raccontare la vita praghese agli abitanti e non. Così, quando tornai qui in vacanza, verso la fine di marzo, trovai naturale andare a fare un video per rispondere ad una proposta che da subito mi aveva incuriosito”. Andreas Ronco è di Torri di Quartesolo, mezzo vicentino e mezzo padovano ma alla fine è più dei nostri. Lo incontriamo in questi giorni di inizio carnevale, quando la gente torna a far festa e l’ambiente diventa più consono per “imbruttirsi” alla veneta. Il racconto dell’esordio è un esempio perfetto di come noi si sia un popolo che su certe sciocchezze riesce a muovere migliaia e migliaia di consensi. Andreas prosegue…

“Avevo messo qualche video sciocco sulla pagina youtube italiana che avevo chiamato “veneto imbruttito” per fare il verso al milanese e perché non ci davo granché importanza. Pubblicavo goliardate tipiche nostrane e in ogni caso il mio lavoro era a Praga e là sarei tornato. Però, in quei giorni di fine marzo 2017, mi contattò una persona dicendomi che aveva sentito del caso di un tale che era stato multato per aver bestemmiato su Facebook. Mi parve la scusa perfetta per farci un video “vero” da mettere sulla mia pagina fino ad allora decisamente leggera. Dopo due giorni dalla pubblicazione, era già notizia sul Corriere della Sera, Repubblica e TgCom24 e mi son detto: “quasi quasi rimango qui ancora un po’ e ne faccio degli altri”.

“Da quel momento in poi ogni cosa pubblicassi andava alla grande, tanto che capii presto che non sarei tornato in Repubblica Ceca se avessi potuto fare lo stesso lavoro qui a casa mia. Inoltre qui pareva tutto semplice rispetto a Praga, almeno fino al 2020, quando il mondo si è fermato”.

Ma quindi ci si campa con youtube?

Per fare i soldi veri con youtube devi fare tantissime visualizzazioni. I miei video sono sempre andati forte più su Facebook, che poi è il “posto” in cui sono nato.

Comunque non sei l’alter ego del milanese vero? Chiariamolo.

“Assolutamente no. All’inizio volevo fare il verso al milanese imbruttito perché non mi andava giù quella parlata e quei modi visto che in confronto noi ne usciamo sempre come dei contadini, come dei “boaroti”. E allora volevo una sorta di riscatto. Nei miei video non c’è presa in giro. Il mio veneto è felice di essere tale. Vero è che il format delle interviste l’ho preso da loro, ma ho tentato di metterci del mio. Intervistavo solo veneti, senza deriderli, ma per farli esprimere. Non li cerco nemmeno poi, vengono loro direttamente. E per dare un equilibrio al tutto ho iniziato a girare video in cui mostravo le bellezze della nostra regione, così pian piano ne è uscito un quadro d’assieme più chiaro. Mi piace il veneto vero, quello che trovi per strada. L’altra settimana, quando ho sentito la Rettore parlare in dialetto a Sanremo, mi son detto che è quello che farei io, come se fossi a casa”.

Il veneto finalmente sta uscendo dallo stereotipo del “comandi sior paron” e delle servette. Sia grazie alla cultura alta che a progetti più trasversali come il tuo.

“C’è un’identità che si ritrova in tantissimi esempi. Da me ai Rumatera, a Canal. Gente che non si vergogna di dimostrare la veneticità e anzi innalza il percepito nel resto del paese. Se senti un pezzo dei Rumatera, capisci che è alta qualità, idem per Herman Medrano. La stessa Radio Peter Pan, dove lavoro da un anno, che è la più ascoltata in regione, mi ha espressamente chiesto il momento “veneto imbruttito”. Prossimamente farò tre puntate su Gambero Rosso parlando di cucina. Il Veneto è molto richiesto”.

Girando tra la varia umanità della regione, quali esperienze ti hanno coinvolto di più?

“Il personaggio più emozionante forse è stato Mattia Cattapan, un ragazzo costretto sulla carrozzella dopo un incidente avuto 3 anni prima. Mi son fatto dare una carrozzella anche per me e ho girato con lui tutto il giorno. Insieme abbiamo fatto anche un video per “Venezia accessibile”. Poi coi Rumatera siamo riusciti ad esaudire un suo sogno: desiderava tantissimo poter fare stage diving e gliel’abbiamo fatto provare sostenendolo sopra le teste della gente durante un concerto”.

Cosa vuol dire per te essere veneti? Come lo spiegheresti ad un foresto?

“Essere veneti secondo me è il restare umili facendo, concretizzando. Il vero veneto è Roberto Baggio, che è stata uno delle persone più famose del mondo in un’età in cui facilmente perdi la testa, ed ha sempre mantenuto la sua sobrietà e le stessa moglie. Ricordiamoci che è un multi milionario. Quando vedo CR7 che si espone e mostra quel che possiede, penso proprio sia l’opposto di Baggio. Essere veneto è una mentalità”.

Ed essere vicentino?

“Essere vicentino è per sempre. Qualunque persona sia nata qui si sente sempre di qui, abbiamo un fortissimo senso di appartenenza. Io sono orgoglioso di essere di Vicenza”.

Veniamo ad un vero e proprio scoop. Quello col “doge” della banda di Felice Maniero.

“Un giorno mi imbatto in un video su Facebook in cui c’era un tizio che diceva di essere uscito di prigione dopo 36 anni e cercava di promuovere il suo libro, auto pubblicatosi. Vado a vedere chi fosse e cos’avesse fatto, e scopro che c’entra la mala del Brenta. A quel punto provo a contattarlo e inizia una sorta di trattativa. Dapprima mi fa andare a Venezia due volte per due incontri conoscitivi. Voleva capire se poteva fidarsi. Riesco a passare “l’esame” e fissiamo l’intervista. Ci son rimasto di sasso perché non conoscevo la sua storia nel dettaglio. Il video ha totalizzato finora più di 600 mila views su youtube e 400 mila su Facebook in una versione ridotta”.

Questo è il mondo di Andreas Ronco, che poi è il mondo che abbiamo qui attorno a noi. Andreas fa quello che gli piace, segue se stesso e la sua curiosità, non è ruffiano, passa dal colto al popolare, dalla risata da osteria ai problemi sociali. Senza mai cambiare atteggiamento. E tutto questo è molto veneto. Ha anche un libro nelle edicole e online, che si chiama “La mia parola veneta preferita è…”. Nasce da un post coi colori biancorossi, che aveva provocato più di 90mila commenti. Nel post chiedeva semplicemente quale fosse la parola veneta preferita dai suoi followers. Alla fine ha scelto le 120 parole più votate e con quelle ha costruito il libro, che rappresenta un po’ come parla il veneto di oggi. Il giovedì è sulle frequenze di Peter Pan col suo “imbruttito”, mentre il mercoledì parla di cucina regionale su Bella & Monella. Se gli chiedi quale sia la sua cena ideale, risponde: “bigoli con l’arna e coessin col purè e cren de me sio non queo comprà”. Salute!

Maggio 2022

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