Oh, eccoli, i paladini della tastiera, i cavalieri senza volto, gli eroi con nickname tipo “LupoSolitario69” o “VeritàAssoluta_2000”. Hanno il coraggio di un leone, ma solo dietro un avatar di un cane con gli occhiali da sole. Ti scrivono come se avessero appena ritirato il Nobel per la Letteratura, la Fisica e la Pace, tutto in un’unica cerimonia. E tu, che hai la sventura di avere un nome, un cognome, una faccia e – orrore! – un mestiere, sei lì, bersaglio immobile, a incassare i loro verdetti universali.
Perché loro, gli anonimi dai nomi stupidi, giudicano tutto. Ma proprio tutto. La tua foto in vacanza? “Sembri una balena spiaggiata”. La tua opinione sul governo? “Ignorante, torna a scuola”. Il tuo taglio di capelli? “Sembri la zia brutta di qualcuno”. E tu, che sei giornalista, che hai scelto di metterci la faccia perché informare è il tuo lavoro, ti chiedi: ma chi ve l’ha chiesto? Chi vi ha convocato a questa gara di insulti dove vincete solo perché non avete il fegato di firmarvi?

Io scrivo, esprimo opinioni, che poi, diciamocelo, non frega niente a nessuno. Non sto mica salvando il mondo, sto solo cercando di raccontare un pezzo di realtà, con il mio nome sopra, come si fa quando hai un minimo di spina dorsale. E invece voi, che vi nascondete dietro un profilo con tre follower e una bio che recita “Amo la verità e la libertà”, venite a spiegarmi come si vive, come si pensa, come si sta al mondo. Ma per favore.
E poi, sapete qual è la novità? Non siete più così al sicuro, cari miei. Il caso Cecilia Sala ce l’ha insegnato: smascherare chi sta dietro un account anonimo non è più fantascienza. Basta un’indagine ben fatta, un paio di strumenti giusti, e puff, il vostro “ReDellaVerità_88” si trasforma in Mario Rossi, impiegato di 47 anni con una vita che urla “aiutatemi”. Quindi, la prossima volta che vi viene voglia di scrivere “fai schifo” sotto la foto di qualcuno, ricordatevi: il vostro anonimato è fragile come il vostro ego.
E noi, che ci mettiamo nome e cognome, continueremo a fare il nostro lavoro. A informare, a scrivere, a esprimere opinioni che magari non cambiano il mondo, ma almeno non offendono. Voi, invece, continuate pure a giocare ai leoni da tastiera. Ma attenti: il ruggito, prima o poi, vi si strozza in gola.









