La bestemmia. Guida a riconoscere la differenza tra punteggiatura veneta e vera blasfemia.

Le prime testimonianze di ingiuria contro il divino giungono dal II-III millennio a.C., nell’Antico Egitto, dove fu sdoganato il turpiloquio e si bestemmiava con frequenza e fantasia. Secondo l’interpretazione di alcuni papiri e geroglifici, ad esempio, la dea dell’oltretomba, Nefti, veniva definita “femmina senza vulva”, il dio della luna, Thot, “privo di madre” e il dio del Sole, Ra, un essere “con la cappella vuota”.
Gli antichi Romani e Greci, invece, erano maestri di parolacce, ma non di insulti agli dei, per non attirare la loro ira ed evitare così cataclismi punitivi. Mentre i primi preferivano prendersela con i nemici, ad esempio con gli “sporchi Sanniti”, gli altri imprecavano contro l’aglio, il cane e la capra. E si racconta che Pitagora, durante i suoi attacchi d’ira, fosse solito gridare: “Per il numero quattro!”. Un’esclamazione che ricorda il “porcodue” dei giorni nostri, sebbene la scelta del numero due nasca dall’assonanza con la parola Dio, come anche “perdinci” e “perdindirindina”, espressioni eufemistiche che permettono di partire con la carica della bestemmia e di cambiare strada verso lidi non offensivi. *

Ma, parliamoci chiaro, in Veneto la bestemmia (quella vera) è diventata un intercalare, un uso anche creativo della punteggiatura. Da noi si bestemmia per gioia, per stupore, per rabbia, per rancore, perché si ride o si sta male, perché si esulta o ci si lamenta. Sta bene su tutto, come il nero. Ma quindi quale è il limite? Dove possiamo dire che si sta commettendo un peccato e dove invece c’è solo leggerezza e ineleganza? Per la Chiesa cattolica, una bestemmia è un’offesa diretta al Signore, che viola il secondo comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”. Ci sono, però, bestemmie più gravi di altre. Lo stesso Gesù, nel Vangelo, spiega che le bestemmie contro il Padre ed il Figlio possono essere perdonate. L’unico peccato che non sarà perdonato, perché eterno, è la bestemmia contro la terza Persona della Santa Trinità, lo Spirito Santo.

Tornando a noi, esiste anche una questione storica, che ci accomuna ad altri professionisti dell’eresia: i Toscani. Questi, insieme ai Veneti, sono stati nel passato all’avanguardia e molto progressisti. Soprattutto hanno incarnato il ruolo di principali avversari dello Stato Pontificio anche a livello politico. Nell’opinione pubblica, si è quindi creata un’ostilità verso il clero e le ingerenze romane che a livello del volgo si sarebbero poi tramutate nella peculiare abitudine. C’è anche da dire, in contraltare, che nel mondo si bestemmia praticamente solo nei paesi cattolici. Esiste, giocoforza, un rapporto tra l’ingiuria e l’ingiuriato che per assurdo quasi mai è concepito come offensivo da chi pronuncia l’imprecazione. Moltissimi bestemmiano senza letteralmente accorgersene. Lo sanno bene i preti e i frati confessori.

Non entrate nelle osterie dove si gioca a carte, non andate allo stadio, non ascoltate quel che dice chi guida nel traffico, tappatevi le orecchie quando vedete qualcuno prendere lo spigolo di un mobile con l’alluce, state alla larga dalle compagnie che litigano, non andate MAI in una fabbrica o in un cantiere. Insomma, se non volete sentir bestemmiare, non uscite di casa. Non stiamo affatto dicendo vada bene così. Anzi, chi bestemmia, soprattutto i giovani, si copre di ridicolo e non si rende conto della pochezza del suo agire. Ma siamo realisti per favore. Il problema è la volgarità dilagante che va ben oltre al turpiloquio. Si è svilito il vocabolario ma si sono sviliti i modi, i gesti, il comportamento in generale. Chi pecca è sempre lì a scagliare le pietre e niente pare porsi in mezzo a questo gregge belante che si rinfaccia paternità di oscenità. Parlare bene è pensare bene. Un Dio Caro non è una bestemmia come non lo è un Dio Buono ma sono pur sempre frasi inappropriate, mettiamola così. E per il resto sia concessa la goliardica debolezza ad un popolo schietto come il vino che beve e innocente come la grammatica che non conosce. Di bestemmie poi, ne vediamo ogni giorno. Offese a Dio imperdonabili come il dimenticarsi di chi soffre, l’egoismo, l’ipocrisia della propaganda. Dio perdona tutti ma certe bestemmie sono peccati mortali. Amen.

* grazie a “yanezmagazine”

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