PUNIRE, PUNIRE, PUNIRE E NON CAPIRE

Cesare Beccaria sta vivendo un brutto periodo. Della sconcertante e gravissima situazione nelle carceri abbiamo più volte parlato (qui, qui, qui e qui) perché è una battaglia in cui fortemente crediamo. Il fatto è che pare non parlarne nessuno e il governo intanto prosegue senza sosta con una politica di inasprimento delle pene. Da quando è al governo Giorgia Meloni ha aumentato le pene per il traffico di migranti, per la violenza di genere, contro il personale sanitario e il personale scolastico, per chi causa incendi boschivi, per l’istigazione all’anoressia, per l’acquisto di merce contraffatta, per la dispersione scolastica e per le cosiddette baby gang, per l’organizzazione di rave illegali, l’omicidio nautico, l’imbrattamento dei muri, la gestazione per altri e la lista potrebbe proseguire fino a fare diventare questo articolo un manifesto di quello che non ha senso fare perché negli ultimi decenni diverse indagini fatte in Italia e nel mondo hanno dimostrato che aggravare le pene non serve praticamente a nulla. Anzi, giocando al rialzo delle pene non si fa altro che ingrassare un populismo che in pochi sembra vogliono combattere davvero: quello penale. Detto che il tema carcere (con il numero di suicidi indegno di un paese libero) è il più drammatico, la china della scelta punitiva sempre e comunque, la si vede ormai su tutto, e l’ultimo esempio è il nuovo codice della strada voluto dal vice primo ministro che ha suscitato una bufera di critiche anche dal suo stesso elettorato. Ma si sa, la destra illiberale sposa la cultura del punire non sapendo gestire e non concependo una vera cultura liberale.

Eppure 11 anni fa, l’allora futuro ministro dei trasposti twittava:

Ora, non vorremmo fare l’elenco di tutte le abominevoli sciocchezze dette da quest’uomo che un giorno i libri di storia dovranno raccontare. Le principali critiche da una parte sono per il rialzo importante delle multe. Studiando bene il nuovo codice, la sensazione è che sappia di punizione e non già di regolamentazione delle norme di comportamento in strada. E si sa che legiferare sull’onda dell’emotività è sempre sbagliato. Ma questo è il populismo. Augusto Minzolini, uno notoriamente non proprio di sinistra ha dichiarato: “Trovo aberrante e idiota l’aumento delle sanzioni previsto nel nuovo codice della strada : portare a 800 euro multe se si va 10 km in più del limite o il divieto di sosta in alcuni casi ad 800 euro dimostra che questa classe politica, a cominciare dal governo, è fuori di senno. Se poi si pensa che il divieto di sosta con il motorino arriva a 98 euro all’ora davvero siamo al manicomio. Non c’è nessuna relazione tra il livello delle multe e quelle dei salari. La demagogia idiota al potere.” L’Istituto Liberale ha invece detto: “L’inasprimento delle sanzioni è grande, così come lo è l’assurdità che tracce di droga nel sangue portino al ritiro della patente anche in assenza di stato di alterazione psico-fisica. La ragion d’essere della patente a punti è svanita, ogni sanzione comporta decurtazioni talmente grandi di punti (si parla di 10 o 15 addirittura) che basterebbe averne 2 o 3, anziché 20. Hanno inflazionato persino i punti della patente! Una riforma assolutamente non necessaria, deleteria e inutilmente stringente”.

Si sono arrabbiati (eufemismo) anche gli esponenti delle associazioni dei familiari della vittime della strada per cui le nuove norme “non tutelano la vita e la sicurezza”, e si sottolinea come pericoloso l’aver concesso ai neopatentati di guidare auto più potenti rispetto alla legge ora in vigore. Ogni anno ci sono oltre 3.000 morti e oltre 23 miliardi di costi sociali legati agli scontri stradali. Dovremmo veramente garantire più sicurezza stradale ma questo codice contrasta solo alcuni comportamenti, non tutti. Poi c’è il fatto delle aree urbane, quelle in cui la zona 30 sta diminuendo del 30% gli omicidi stradali ma dove purtroppo si concentra la maggior parte di morti. Bene, in queste zone non sarà nemmeno più possibile mettere gli autovelox.

Poi c’è il tema alcool e droga. Premettendo che chi beve non deve guidare e qui siamo d’accordo tutti, ci sono dei dubbi forti. Partiamo dall’alcool. Vicinissimo a noi abbiamo l’esempio Francese. Una recente normativa transalpina impone ai conducenti di avere a bordo della propria auto un etilometro. Questa misura, che ha lo scopo di contrastare la guida in stato di ebbrezza, prevede una sanzione pecuniaria per chi non rispetta l’obbligo. La multa prevista per i trasgressori è di 300 euro. L’obiettivo del provvedimento non è quello di punire, ma di prevenire, l’etilometro, infatti, permette al conducente di verificare il proprio tasso alcolemico prima di mettersi alla guida, riducendo così il rischio di incidenti stradali legati all’abuso di alcool. Il provvedimento francese segue l’esempio di altri Paesi europei che hanno già introdotto un obbligo simile. Tra questi, l’Irlanda e la Polonia. Inoltre, la decisione della Francia potrebbe influenzare le politiche di altri Paesi in materia di sicurezza stradale. Non il nostro, a quanto pare.

Poi ci son le droghe. Sorvoliamo sul fatto che da noi è illegale ormai anche la cannabis light (tipo vietare la camomilla) e che la strada verso l’antiproibizionismo finché c’è questo governo ce la scordiamo. Ma facciamo un altro esempio che spiega l’assurdità della legge. Chi viene trovato alla guida “drogato” non dovrà più necessariamente essere in uno stato di alterazione psico-fisica, ma basterà che risulti positivo ai test perché scatti la revoca della patente e la sospensione di tre anni. Ora, nel sangue il THC può durare anche due settimane, ma anche uno studente di terza media sa bene che già dopo poche ore sei lucido e tutt’altro che “fatto” se ti sei fumato una canna. Esageriamo? Ok, diciamo 8 ore. Bene. Facciamo un esempio. Vado ad Amsterdam mi faccio una canna nella più totale legalità, torno a casa, dopo una settimana mi fermano e mi fanno le analisi e mi sospendono la patente per tre anni. Benvenuti in Cina. Ovviamente questo è puro populismo reazionario. A questo punto, populismo per populismo, facciamo i test antidroga pure ai parlamentari e se sono positivi stanno fuori dal Parlamento 3 anni senza stipendio perché noi italiani vogliamo sapere se quando prendono le decisioni sono sballati o no.

Per finire quello che è il post dell’anno, inarrivabile e fuori da ogni immaginazione. Perché le aspettative sono basse ma così è troppo… Il senatore Borghi “sconsiglia” di mettersi al volante dopo aver bevuto una bottiglia da 75 cl di vino, ma comunque rassicura che il limite non viene superato. E lo fa rispondendo a tale Mat (che sta per mattone) sul suo social preferito, ovviamente X, in cui posta compulsivamente ogni giorno. Ma dove vogliamo andare? Ma che senso ha essere governati da questa gente?

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