Si è svolta domenica 18 gennaio in Piazza delle Erbe una manifestazione di solidarietà al popolo iraniano devastato dal regime degli Ayatollah che sta reprimendo nel sangue la rivolta dei ribelli. Hanno partecipato il Partito Democratico, Azione, Italia Viva, + Europa, il Partito Liberal Democratico, il Movimento Federalista Europeo, il Circolo Toni Giuriolo, Ora!, Civici per Vicenza, il PSI, la Fondazione Mauro Nordera Busetto e orgogliosamente anche il nostro giornale. Riportiamo qui integralmente l’intervento del Direttore.

Di fronte al sangue versato nelle strade di Teheran, Vicenza non può tacere. Noi, qui, in questa Italia che barcolla, sbagliati e storti come siamo, abbiamo il lusso di scendere in piazza senza che un plotone di esecuzione ci attenda all’alba. Loro, i ribelli iraniani, no: ogni giorno vengono ammazzati brutalmente in migliaia, per aver osato reclamare un soffio d’aria pura contro il soffocante regime degli ayatollah. E stanno continuando a farlo adesso nonostante quello che si dice da Teheran. Le manifestazioni anti regime continuano, le impiccagioni non si sono mai arrestate. La Repubblica islamica vuole ingannare il mondo e guadagnare tempo dipingendo la situazione in Iran come normale, mentre le forze di sicurezza continuano a usare la forza letale contro i manifestanti. E allora a noi spetta solo un compito: stare con loro. Perché la loro lotta è la nostra, intrecciata in quel filo rosso della libertà che ci lega all’Ucraina invasa, all’Europa unita, alla ricerca di pace e democrazia in un Medio Oriente che brulica di odi ancestrali. Bisogna dirlo senza paura né ipocrisia: l’islam fondamentalista è nemico giurato di quella libertà per cui abbiamo combattuto, sudato, errato – ma alla fine conquistato – il diritto di essere ciò che siamo. Gli ayatollah non sono solo un’anomalia persiana, un residuo medievale trapiantato nel XXI secolo. Sono l’incarnazione di un totalitarismo teocratico che nega l’individuo, schiaccia la donna sotto il peso di editti divini, e trasforma la società in un gulag spirituale. Stare con i ribelli significa riconoscere che la strada della libertà è univoca, non negoziabile. È la stessa che ci porta a difendere l’Ucraina contro l’imperialismo putiniano, che altro non è se non revanscismo zarista che minaccia i confini dell’Europa. È la via che ci fa europeisti convinti, non per un’astratta burocrazia bruxellese, ma per quel sogno di pace e diritti che nacque dalle ceneri della Shoah e del comunismo. E, inevitabilmente, ci conduce a proclamare il diritto di Israele di esistere – non come concessione magnanima, ma come baluardo contro un fanatismo che sogna la cancellazione di una nazione intera. E ci fa allo stesso tempo condannare Netanyahu e dire con totale passione “Palestina libera” ma libera da Hamas. Perché l’islam fondamentalista, con le sue derive jihadiste e le sue fatwe, non è un “diverso culturale” da coccolare con il multiculturalismo ipocrita: è l’antitesi dei valori per cui l’Occidente ha versato sangue, da Atene a Gettysburg, da Varsavia a Berlino. Valori imperfetti, certo, ma liberi: liberi di criticare, di amare, di sbagliare senza che un mullah decida il nostro destino eterno. Eppure, in questa Italia di oggi – ancora intrisa di viltà ideologiche – c’è chi esita, chi balbetta, chi si nasconde dietro cortine di fumo. I distinguo, da parte di un segmento di presunta sinistra, sull’Iran, dove agisce una dittatura teocratica inaccettabile, sono un punto politico di non ritorno. I diritti di cui godete oggi non arrivano da dittatori che urlano contro l’Occidente. Arrivano da uomini e donne che hanno lottato e spesso sono morti per la libertà.
Eppure oggi c’è chi si dice “progressista” e applaude chi reprime, censura e minaccia. Purché lo faccia contro l’Occidente. L’odio verso Israele e gli USA è troppo radicato, un veleno che intossica il giudizio. Non da meno i Cinquestelle, che si astengono su Mosca come se l’invasione dell’Ucraina fosse un dibattito accademico, che difendono Maduro e ora si astengono pure sull’Iran. Il M5S è sempre contrario all’utilizzo dell’esercito. Ha fatto eccezione solo quando ha pagato quello russo per entrare in Italia a fare spionaggio. Vergogna immensa, un opportunismo che puzza di nichilismo, di chi non ha bussola morale se non quella del consenso effimero. A destra uguale se non peggio, visto che l’onda delle destre mondiali è sempre più lunga a partire dal Caligola Trump e la sua terribile deriva autoritaria. La Lega di Salvini, filo putinana e filo trumpiana, o Giorgia Meloni, che endorsa Orban flirtando con illiberalismi che puzzano di anni Trenta. Tutti costoro, in modi diversi, cedono al richiamo del forte contro il debole, del tiranno contro il ribelle. Noi, invece, dobbiamo e possiamo essere altro. Dobbiamo far sentire la nostra voce, qui da Vicenza, città di resistenza oltre che di bellezza. Mettere la nostra firma su questa solidarietà non è un gesto accademico: è un atto di coerenza con la storia che ci ha resi liberi. L’Iran va sostenuto con ogni mezzo perché se cadesse il regime, l’effetto domino potrebbe essere epocale. Un nuovo 1989. Una nuova storia. E se per farlo accadere dovesse servire l’intervento armato, e sia. Perché se non stiamo con i ribelli iraniani oggi, domani potremmo svegliarci in un mondo dove la libertà è solo un ricordo sbiadito, e le piazze vuote come quelle di Teheran.











