Fleximan siamo noi. E c’è poco da ridere.

Nel settembre del 2021 una giovane madre, per vendicarsi di tre multe ricevute, tagliò per altrettante volte i pneumatici della vettura di servizio della polizia locale di Camporosso. Venne poi denunciata per danneggiamento e interruzione di pubblico servizio. Un giorno, in Molise, una donna, appena scesa dall’auto per pagare la sosta, ha osservato un ausiliare del traffico compilare la sanzione proprio mentre la moneta scendeva nel parchimetro. Inutile ogni protesta, la sanzione è rimasta. Queste due donne furiose contro chi le multa io le capisco, perché noi donne siamo quelle che, quando sono al volante, fanno rima con “pericolo costante” da quando esiste l’automobile. Siamo un luogo comune, uno stereotipo, ma quel vecchio detto è smentito dai fatti. Le statistiche dimostrano infatti il contrario: meno incidenti, meno multe e meno abuso di alcol per le donne alla guida. In generale, a prescindere che siano conducenti, passeggeri o pedoni, le donne rappresentano il 43% delle vittime di incidenti stradali (morte o ferite), percentuale che scende al 37% se si considerano solo le donne guidatrici. Se invece si prendono in considerazione i passeggeri donne uccisi o feriti, la percentuale sale al 62%: statistica che si spiega col fatto che è quasi sempre un uomo a mettersi al volante quando ci sono più persone a bordo. Il 44% delle donne coinvolte in incidenti ha conseguenze lievi, il 23% ha ferite gravi e il 34% subisce danni gravi: in sintesi le donne sono coinvolte in incidenti meno pericolosi rispetto agli uomini. A questo va aggiunto che, anche per gli incidenti mortali, i numeri sono molto chiari: muoiono 10 donne ogni 1.000 lesioni per incidenti che coinvolgono donne contro i 19 uomini. Anche l’età fa la differenza. Tra i giovani (15-19 anni e 20-24 anni) e trenta (30-34 anni e 35-39 anni) ci sono 1,4 volte più vittime di sesso maschile rispetto a vittime femminili (per 100.000 abitanti). Le donne provocano meno incidenti anche perché prestano più attenzione e non si mettono alla guida in condizioni a “rischio”, come dopo aver bevuto. La probabilità che un uomo guidi dopo aver superato il limite legale è 4 volte superiore rispetto alle donne. Questa attitudine è confermata anche nelle statistiche degli incidenti: dalle analisi effettuate dopo un incidente risulta che solo il 5% delle donne che erano al volante avevano superato il limite legale, percentuale che sale all’11% per i guidatori uomini. Anche quando si parla di multe le donne ne accumulano meno: quasi due conducenti su 3 che ricevono una multa sono maschi. Idem se si fa il conto sui reati stradali: 3 su 4 condannati sono uomini.

Ora che, con i numeri, ho difeso la mia categoria come si deve (mai mettersi contro di noi, facciamo squadra come neanche gli All Blacks) posso dire che quando ho sentito per la prima volta parlare di questo fantomatico “Fleximan” ho subito pensato che doveva per forza essere un uomo e che, come ha spiegato poi il Pojana Andrea Pennacchi, quasi sicuramente doveva essere un “veneto, pien de schei e col suv super potente”. L’altro giorno, su “Treviso Today” leggo di una proposta del movimento politico Pro Italia, che dice: «Fleximan non è nient’altro che la reazione popolare all’attacco che le istituzioni stanno portando alla mobilità privata» Ohibò, un rivoluzionario quindi. Dalla motosega di Milei al flessibile del veneto vendicatore, pare che l’attualità si faccia impugnando un arnese che taglia. Tra i capannoni e le osterie ormai tutti lo chiamano eroe perché sega gli autovelox. Pensa se avesse tagliato le tasse.

Non sono un’antropologa, mi occupo di costume col piglio da sociologa salottiera, però a me pare che questi bassi istinti, questo rasoio di Occam usato a caso (un’altra arma tagliente, guarda un po’) sia l’ennesima prova di quanto siamo diventati tutti “di pancia” e di come il cervello sia emigrato in Siberia. Questo vandalo, perché tale è, siamo noi che diciamo che “è tutto un magna magna”, siamo noi che “i politici sono tutti uguali”, siamo noi che “eh ma il buonsenso, dov’è il buonsenso”. Siamo noi che siamo stanchi della guerra in Ucraina (noi, stanchi, noi. figurati gli ucraini!), noi anarco-analfabeti funzionali, che infanghiamo anche lo storico concetto stesso di anarchia, visto che un anarchico ha ben chiaro cosa significhi consapevolezza e rispetto. Fleximan siamo noi, e c’è poco da ridere.

Dice Giuseppe Cruciani, dai microfoni della tribuna populista per eccellenza: “non voglio dire che Fleximan ha ragione ed è un eroe nazionale, non lo voglio dire! L’Italia ha il record europeo di autovelox, ecco perché la gente si è rotta i coglioni”. Elegante, non c’è che dire. Di fatto, il record di cui parla è reale. Sono 11 mila gli autovelox in Italia, primi in Europa. Forse sarà per questo che alcuni sindaci veneti si sono arresi a Fleximan (che ora si sente famoso) e hanno dichiarato: “Non ripareremo le colonnine danneggiate”. Il Che Guevara padano ha vinto. Una barzelletta, in confronto, è roba seria da università.

Le multe non ci piacciono, e ci mancherebbe pure il contrario, ma l’incapacità degli italiani di rispettare le regole è disarmante. Sarebbe bello, anzi, sarebbe necessario un dibattito serio e non da vino e sopressa, sul fatto che forse i Velox potrebbero essere usati in modo più educativo, col posto di blocco 100m dopo, quando è possibile. O che ci fosse una corrispondenza reale tra soldi incassati dalle multe e investimenti per la sicurezza stradale. Oppure come mai l’istituzione da noi venga sempre vista come punitiva. Si potrebbe parlarne, con parti sociali, politici, associazioni, si potrebbero portare idee e alternative. Invece noi siamo Fleximan, e meglio buttarla in allegra caciara, in odio ai comuni che “fanno cassa”. La società a rischio zero non esiste, non può esistere. L’utopia di togliere ogni divieto e ogni limite e affidarsi alla capacità di controllo del singolo, svanisce subito però di fronte ai numeri.

I numeri ci dicono che nel primo semestre del 2023 ci sono stati 79124 incidenti, 1384 morti, 106493 feriti a cui si aggiungono migliaia di animali investiti, feriti o uccisi. Siamo sicuri di chiamarlo ancora eroe? Stiamo parlando di uno che ha segato un autovelox a Riese Pio X dove prima della sua istallazione erano morte quattro persone, dopo mai più nessuno. Io so solo che in Svizzera si viaggia nei centri abitati ai 30km/h e la popolazione condivide, ma a Bologna c’è la rivoluzione se ci si prova e subito interviene ovviamente il vice premier a vanvera e in modo talmente avvilente che io quasi quasi alzo bandiera bianca e viaggio solo sui mezzi. Ma prima di farlo voglio chiudere con le parole di un’altra donna, una madre, una collega, Paola Di Caro, giornalista del Corriere della Sera e madre di Francesco Valdiserri, il 18enne investito e ucciso lo scorso anno mentre camminava sul marciapiede della Cristoforo Colombo a Roma: “Vorrei far provare a Fleximan quello che provo io, ogni mattina, da 15 mesi, quando vado a sistemare i fiori dove è stato ammazzato mio figlio di 18 anni, su un marciapiede. E quando termino il giro al cimitero. Basterebbe lo provasse un solo giorno. Sarebbe già una pena atroce”.

Luglio 2024

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