Dannate anime di legno: un viaggio ad Alzano Lombardo

Il periodo delle festività natalizie si alimenta di regali, raramente corrispondenti al buongusto o all’utilità. Dunque, perché non cercare regali di bellezza, il cui intento non sia trovare l’occasione per riciclarli, ma puntare direttamente ad arricchire ego e affetti, e insieme accrescere la propria brama di post cliccabili? Un atto di spiritualità offerto alle gite fuoriporta, ad uso di credenti e laici, dalla bacheca della “Premiata Agenzia Viaggi da Sogno ViCult”. Il promo recita che “ti faremo scoprire il divino in una preghiera scolpita, dipinta, fusa, cesellata, soffiata, spatolata, laccata, lucidata”(…), termini consoni al genio artistico e adatto ad un grande capolavoro dell’architettura europea. La Basilica di San Martino e le Sue Sagrestie ad Alzano Lombardo (Bergamo), andrebbero rivalutate come luogo di pellegrinaggio rappresentativo per comprendere la Gesamtkunstwerk “l’opera d’arte totale”. Per chiarezza, un edificio di utilizzo religioso da scoprire come macchina scenica complessa, di difficile descrizione fino a quando non vi si arriva. Si avvisa la gentile clientela che il rischio (perché vi è se non si è della specie “caprinus”), è di smarrimento di fronte al talento immaginifico e di esecuzione dei maestri del passato. E di committenti, dunque di buona amministrazione culturale, sarebbe il caso di aggiungere.

Palma Il Vecchio – Martirio di San Pietro

Alzano Lombardo, salita infelicemente alle cronache nella prima pandemia, si colloca quasi come un quartiere satellite di Bergamo, per pochi giorni ancora, con la vicina Brescia, “Capitale italiana della cultura”. Un comune antico, il cui centro storico è riconoscibile per le viuzze irregolari, ma anche perché cummenda coraggiosi reinventano le carcasse dei pachidermi industriali, come lo stimolante “Spazio Fase” ospitato nell’ex Cartiera Pigna. Un comune in ripensamento, ricco di Meltin Pot, che attraversa le crisi industriali ma non appare in crisi di idee. Nella centrale Piazza Italia, dove recentemente il maestro Franco Travi ha inaugurato una fontana offerta alle vittime di Covid, scolpita con gusto e senso della proporzione rispetto il luogo, si erge solida la facciata marmorea di San Martino, edificio portato a compimento in modo filologico agli inizi del Novecento, ma le cui radici si abbeverano nell’XI secolo. Elevata a dignità di Basilica Minore nel 1922 da papa Pio XI, la Basilica è, si diceva, una macchina scenica complessa e di assoluto interesse artistico, dove ogni singolo elemento, ad esempio il pulpito marmoreo scolpito da Gian Battista Caniana e da Andrea Fantoni, nasce da un concorso indetto dalla “Fabbriceria di San Martino”. Una Basilica a tre navate, ritmata da due file di sei colonne in marmo di Zandobbio, a rappresentazione degli Apostoli.

Gli interni, che a seconda della luce proveniente da fuori modificano la messa in scena chiaroscurale, armonizzano le fasi artistiche susseguitesi nel lungo periodo che fu necessario alla loro realizzazione, mantenendo quell’apparato di marmi, tessuti, stucchi e arredi che sono espressione di una chiesa antica. Negli spazi dedicati alla pittura, il visitatore troverà un convegno dei pittori veneto-lombardi, in dialogo con l’estro dei lapicidi e stuccatori ticinesi e una curiosità aperta ai genovesi, come per i dipinti di Pier Paolo Raggi. Nella Cappella del Rosario, la tela “Agar e Ismaele” rappresenta un vertice della produzione di Giovanni “Piccio” Carnovali, oltre che per il neoclassicismo lombardo di Diotti e Appiani e del romano Camuccini. Capricci di “esterofilia” d’antan, in un’epoca in cui la produttiva provincia lombarda dava residenza agli artisti di buonissima volontà, senza nulla da invidiare ai sontuosi centri urbani maggiori.

La seconda fase dell’esperienza di viaggio inizia nelle Sagrestie e al Museo di arte religiosa adiacenti alla Basilica, con le cure affidate al prof.Riccardo Panigada e al parroco-presidente Don Filippo Tomaselli. Se vi si può accedere è grazie al gruppo di volontarie e volontari del posto che non lesinano in premura e cortesia. Le Sagrestie, iniziate nel XVI secolo, sono un sistema di tre ambienti che si diramano in stanzette di minor dimensione. Sale da scoprire in successione che sono un tesoro del genio artistico e di una ricerca iconografica puntigliosa, ideale punto di convergenza tra i maestri della scultura del legno di area alpina, e dei miracoli tecnici del marmo di Carrara, dalla pedemontana a sud.

Per quanto ci si provi, una descrizione dell’intero apparato rischia di ridurre a didascalia la vertigine che attraversa il visitatore in certi luoghi che, per la loro unicità, sono patrimoni irripetibili anche con le migliori intenzioni. Un’iconografia complessa, dettagliata, maniacalmente cesellata del legno dalla famiglia dei Fantoni, originariamente capitanati da Grazioso il Vecchio e poi dal più geniale dei suoi figli, Andrea. Una ricerca pienamente controriformista, con serpeggianti Padri della Chiesa in dialogo con le Allegorie, una processione scolpita distribuita su tre stanzoni progettati per scandire il tempo liturgico e la vita della comunità alzanese. Iniziata nel 1692 con maggiore definizione di dettaglio, la Seconda Sagrestia ospita i “credenzini” di Andrea Fantoni in un proliferare di stucchi, affreschi e intarsi, a recinto della candida crocifissione d’altare di Andrea Peracca. Le figure tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento si affastellano con ritmo serrato a coronamento dei mobili scolpiti, in varie temperature di legni pregiati. Per gli amanti dello splatter, un catalogo completo di torture scolpite, ricordano le vicende di santi e missionari nella loro opera di Fede, trovando un contrappunto cattolico ai “Desastres” nella produzione di Goya. Oltre ottocento figure che concorrono a creare un Duomo di Milano a misura di guardaroba. Per tentare un parallelo, per qualità, tecnica e periodo storico, le Sagrestie trovano un paragone con la Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco a Venezia o con gli stucchi dei Serpotta per Palermo. L’eccezionalità del complesso è anche nell’impiego di quelle tarde propaggini dell’ebanisteria barocca, arrivate alle soglie del Novecento, che è caratteristica della tempra bergamasca “fedele alla linea”, con finalità di obiettivo raggiunto.

La terza fase del percorso emozionale, prevede una visita al Museo di Arte Sacra, ospitato a Palazzo Pelliccioli. Oltre alla consueta raccolta di arredi liturgici, ad alcune tavole di concorso per la realizzazione della Facciata della Basilica, sono due i grandi masterpiece che il visitatore potrà ammirare con effetti da “realtà immersiva”, già presente nella pittura veneta: un San Cristoforo del Tintoretto e un “Martirio di San Pietro Da Verona”attribuito, con qualche riserva, a Palma il Vecchio. Non meno apprezzabili sono le tele che originariamente arricchivano la cappella del Rosario, dal Cinquecento per due secoli di ingegno.

“La Premiata Agenzia Viaggi da Sogno ViCult” garantisce, inoltre, un posto in Paradiso ai possessori di curiosità e ai portatori d’amore per i Beni Culturali italiani. Buone festività!

Informazioni per la visita: info@museosanmartino.org, 366.11.30.847

Per le Sagrestie: visite tutti i giorni dalle 9 alle 11.30, dalle 15 alle 18. Chiuso il martedì e sabato pomeriggio. Per i gruppi, sono disponibili aperture straordinarie, su prenotazione.

La domenica, visita guidata gratuita alle ore 15.30. Si possono richiedere servizi educativi per le scuole.

Digitalizzando Palladio

Il Centro Internazionale di Architettura Andrea Palladio, i Musei Civici di Vicenza e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

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