Stefano Bressani: HYPER HEROES – From The Deepest Web World Space

Il 9 Giugno ha aperto la mostra personale di Stefano Bressani che proseguirà fino al 2 Luglio presso la &Art Gallery di Vicenza. L’esposizione è accompagnata da un catalogo delle opere in mostra a cura di Alessandra Grazioli e Robert Phillips.

“In quanto “artista” ho imparato sulla mia pelle ad unire i sogni alla praticità, cercando ogni giorno di rendere possibile il mio improbabile. Qualche volta ci sono anche riuscito. Ho voluto, con questa mostra, esprimere una mia idea che è anche una denuncia sociale da intendere nel modo più costruttivo possibile. Questa mia nuova mostra è un progetto che spiega, tra le trame dei miei tessuti, l’importanza del senso del tempo legato al paradosso del vivere dell’uomo moderno in un sistema che, fuori controllo, ci ha inghiottiti. Forse è una provocazione, ma ancor più ne è la mia visione analitica, che prende forma da un pensiero e si palesa attraverso le mie mani per arrivare agli occhi delle persone. Se con il mio progetto di Kaotika affrontavo qualche anno fa il tema del caos urbano in una coraggiosa e tenebrosa visione de-saturata dal colore e drammatica, questa volta voglio giocare come i bambini, in un periodo storico che sicuramente ha più bisogno di svago e ilarità, senza però perdere la consapevolezza di essere adulto.” Stefano Bressani

A partire dagli anni ’70, Bressani (’73) nasce e cresce con l’immagine dei super eroi del suo tempo, robot spaziali futuribili ed improbabili per quel periodo, legati al fare dell’uomo e al desiderio di poter salvare il mondo mettendo sempre davanti, lo insegna la storia, il nobile proposito in cui il cuore, romanticamente, viene sempre prima delle azioni. In verità, dentro ad ogni robot appartenuto alla sua infanzia, il pilota era sempre l’uomo. C’erano dischi volanti e magli perforanti, figure atletiche e funamboliche che attraversavano cascate per posizionarsi alla guida dopo salti mortali. Il bene trionfava sempre sul male e l’idea di pace, dopo ogni battaglia era oggetto di un quasi sistematico ordine restituito. Crescendo, Bressani ha poi compreso come qualcosa sia andato storto, ovvero negli anni, maturando ha saputo meglio analizzare come la realtà distorta che veniva raccontata in quelle situazioni, anche se apparentemente inventate, non aveva purtroppo un ritorno oggettivo con la realtà di tutto i giorni. Ognuno oggi sa come l’arte permetta sovente la licenza poetica e sa che, grazie ad essa, è possibile giocare attraverso le immagini con incoerenze e paradossi, da quelli più evidenti a quelli più sottili. Un sistema spesso utilizzato dagli artisti per raccontare il proprio presente. Nel lavoro di Stefano, il filo che unisce il passato al presente e lo proietta al futuro è sempre vivo, spesso però merita una spiegazione approfondita permettendo, a chi osserva, di potersi addentrare nel concetto andando oltre la tecnica che gli è stata riconosciuta e oltre il colore che meglio lo rappresenta.

Stefano Bressani, Pavese di nascita, ma con le radici legate a una concezione di razionalismo, il conoscere per intuizione, lontano dalle aspettative di creatività artistica di quello che il contemporaneo assume a simbolo concluso. Nei suoi lavori, che spesso mettono in crisi i modelli cognitivi abituali, si devono cercare sensazioni e percorsi interiori maggiormente inaspettati. Ciò che sembra un’opera al bianco, immediatamente fruibile, si rivela alla forma di un ipertesto visivo che nasconde, senza peraltro negarlo, un ulteriore ricercata riflessione sul concetto di spazio, un continuo trapasso dal dentro al fuori, come in una sequenza di immagini, dove la negazione del tratto rende il movimento fluido, se mostrato nella sua giusta continuità.

Ma parlando dell’arte di Bressani non bisognerebbe mai cadere nella facile tentazione di commentare l’opera senza distinguerla dall’uomo e dal suo essere compartecipe dell’opera stessa e della sua essenza. Partecipazione legata alla volontà incoercibile di divertirsi nel crearla, divertirsi e divertire, ma molto spesso anche stupire, stupirsi di se e delle proprie ansie creative. Anche quando la sua opera di vita si fa estesa e pianificata, anche li si deve ricercarne il tempo concluso, che non ha riflusso. La sua è una ricerca da osservare e scoprire conoscendolo e comprendendone il fare, anche il quotidiano legato alla necessità di stratificazione della nostra vita sociale, anche li, la sua capacità espressiva spazia in un’ardita moltitudine di dettagli che vanno cercati e individuati. Arte e Artista divengono cosi inscindibili e solo accettando questo modo si potrà gustarli pienamente e collocarli in una narrazione che restituisca all’osservatore la poesia di quel piccolo Frammento Brillante che cerchiamo tra le fredde acque dell’indifferenza quotidiana.

Aprile 2024

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