Son tutte belle le “Manne” del mondo

Se doveste scegliere fra fare il vostro lavoro in California o a Schio, cosa scegliereste? Vi presento oggi chi ha scelto Schio. Andrea Ballarin, in arte Manne, è un perfetto figlio della sua terra: ruvido e morbido, pesante ma leggero, legato alla tradizione, ma lanciato nell’innovazione al grido di “si può fare!!!”. Da poco insignito del titolo di Maestro Artigiano, titolo a cui giustamente sembra tenere molto, vende le sue chitarre in tutto il mondo, ma rifugge il titolo di liutaio conosciuto a livello internazionale. Il suo laboratorio è luogo di lavoro, ma è anche showroom, luogo di incontro, di musica, di poesia, di cultura.… Chi l’ha sentito suonare sa anche che è un grande chitarrista, la sua pagina FB racconta di grandi camminate e di fotografie meravigliosa, ma come si dice, questa è un’altra storia.

foto di Chiara Zancan

D: Quando hai pensato di fare il liutaio?

La prima volta fu appena finite le superiori, inizio anni ’80. Decisi di costruirmi una chitarra. Non c’era internet, ma neppure libri o qualcuno a cui chiedere consigli. Un bel problema. C’era “guitar player” americano a cui ero abbonato, che dava qualche spunto. Trovai l’unico libro disponibile, era sulla costruzione della chitarra classica. Lo ordinai in America per posta,ci vollero mesi di attesa… altro che Amazon Prime! Poi tutto fu una opportunità colta al momento giusto, quando il mercato chiedeva quello che veniva importato dall’America col contagocce a prezzi folli e quindi si creavano spazi commerciali. E’ successo e ho voluto fortemente farlo succedere. Mi sono impegnato davvero molto per farlo diventare un lavoro e mi impegno molto ancora oggi, momento in cui vedo maturare tutti i sacrifici e le scelte fatte.

D: il liutaio è più artigiano, più artista, più ingegnere, più venditore?

Quando vado alle giornate di orientamento per gli alunni delle medie, spiego loro quante competenze servano per gestire una attività. Ci sono attività che mi piacciono meno e che faccio per obbligo, ma anche quelle che mi danno un sacco di soddisfazione e che mi piacciono moltissimo.

Io direi che la parola artigiano racchiuda tutte le competenze e soprattutto il “saper fare”, la scintilla attorno a cui gira tutto il resto. Per quanto riguarda la definizione di “Artista” a me pare solo di fare quello che sento, mi piace e sono capace di fare, senza nessuna velleità di esserlo. Non sono mai stato un buon venditore, e nonostante questo sono ancora qui, con quasi 3000 strumenti costruiti.

D:e tu? sei prima un chitarrista, un liutaio, artista, ingegnere o cosa?

Forse ti mancavano Inventore visto che ho registrato 2 brevetti e Maestro Artigiano (ndr: non era ancora uscita la notizia) visto che la regione veneto mi ha recentemente nominato tale.

No, No …Io sono l’operaio. Quello che fa. Anzi ,che risolve problemi …

D: fai molte chitarre diverse, alcune con forma più classiche altre che sono Manne al 100%, a cosa ti sei ispirato per le forme di queste ultime? E qual è la tua chitarra che ti piace di più?

Ci sono diversi presupposti che ti indirizzano verso direzioni diverse. Costruisco anche degli strumenti che richiamano dei modelli iconici, ma ho sempre applicato delle modifiche, non ho mai cercato la copia fine a se stessa. Il modello per cui sono riconosciuto , viene da un progetto che è ancora appeso nel mio ufficio: la prima chitarra Manne. E’ ancora la linea che vendo di più, la “Taos”. E’ l’applicazione di tutte le migliorie ed idee in un modello concept, che deve rappresentare la mia filosofia costruttiva, dall ’87 ad oggi. Devo ammettere che è una chitarra “divisiva” : o si ama o si odia.

La chitarra che mi piace di più è la mia , quella che uso, che suono io, con cui ho il mio rapporto musicale. Di quelle che ho costruito posso dire che “son tutte belle le manne del mondo”, alcune poi sono speciali, ma non per dei motivi obbiettivi, è proprio questione di “feel”.

la Taos

D: Quali sono i “clienti” di cui vai più fiero, o meglio qual è il “cliente” che ti ha dato più soddisfazione?

Quelli che vedo che sono entrati in simbiosi con lo strumento, quelli che lo hanno capito e che con quello strumento riescono ad esprimersi al meglio. E’ difficile descrivere quello che si sente suonando uno strumento: e’ un sentimento racchiuso nel modo in cui la chitarra risponde al tuo tocco. Quando trovi quella con cui hai intesa, diventa tutto più facile e ci si addentra in nuovi territori d’espressione. Posso dirti che mi ha fatto un enorme piacere, ad esempio, vedere Gil Dor che suona con Noa, in tour e in registrazione con una Manne semiacustica dopo un sacco di anni che lo avevo perso di vista… e soprattutto ci tira fuori un suono meraviglioso. Ce ne sono molti altri , magari non famosi, ma di cui posso dire di avere contribuito alla loro arte.

D: quanto conta l’ambiente e la zona in cui sei cresciuto, col tuo lavoro? La provincia di Vicenza è il posto giusto per fare il liutaio? Andresti a fare chitarre a newyork o Schio è insostituibile?

Mi vengono in mente diversi aneddoti su questa cosa. Corrado Rustici tanti anni fa mi disse “se sei riuscito a fare questa cosa in Italia, puoi farla in qualsiasi altra parte del mondo, perchè non c’è un posto più difficile dell’Italia per riuscire ad avere una attività” . Chiunque abbia una partita IVA sa di cosa parlava. Io credo che il mio territorio sia stato proprio uno dei motivi che ha reso possibile la mia attività. Qualsiasi cosa di cui avessi bisogno, qualsiasi competenza, materiale , lavorazione, sono sempre riuscito a trovare quello che mi serviva o a risolvere il problema.

C’è stato anche un momento in cui avevo pensato di trasferirmi in California, ma sicuramente e soprattutto ora, nel mio laboratorio ho tutte le condizioni ottimali per fare il mio lavoro al meglio. Il mondo ormai è sugli schermi dei nostri computer.

D: a prescindere dal lavoro, quali sono stati i musicisti più importanti per te? Come persona e come musicista?

James Taylor ed Hendrix. Ce ne sono tantissimi altri ma questi due sono le mie fondamenta. Ascoltando un’intervista di Taylor da Oprah ho capito quanto i suoi testi e la sua persona siano stati importanti per me. Un po’ di anni fa l’ho incontrato, gli ho detto :”costruisco strumenti , perché suono la chitarra, e suono la chitarra perché ascolto James Taylor” , lui ha unito le mani e mi ha fatto segno di ringraziamento.

Hendrix invece è una faccenda musicale, musica che esce dalle partiture e da i metronomi, è puro fuoco emotivo.

D: quanto di quello che sei ti ha portato ad essere un liutaio e quanto di te è frutto del fatto di essere un liutaio?

Sono un curioso e mi piace creare delle cose, ho trovato un lavoro meraviglioso con cui vivere quello che sono. Il mio lavoro ogni giorno è diverso e ci sono sempre cose nuove da provare e mettere a punto. Ho anche altre passioni a cui dedico tutto il tempo che posso. Il mio lavoro è solo il mio lavoro per quanto sia una parte predominante della mia vita. Se la domanda intende quanto io mi senta a mio agio nel ruolo del “liutaio di fama internazionale” evito che mi venga affidata quella parte.

D: le tue innovazioni costruttive sono davvero significative, dalle forme, ai manici, ai sistemi di amplificazione dei tuoi strumenti si percepisce sempre un dinamismo, un cambiamento… la tua spinta all’innovazione in un campo dove di solito “il classico non si batte” è frutto di un tuo bisogno di fare sempre meglio o dall’insoddisfazione rispetto a qualcosa che non di basta?

Come dicevo prima , la curiosità, il migliorare degli aspetti, o il risolvere dei problemi o le richieste dei musicisti. Normalmente trovo sempre un modo per migliorare applicando delle idee e confrontando i risultati. Devo sapere che ho fatto il massimo e che lo strumento sia il meglio che potevo fare.

D: se tu dovessi decidere un luogo in cui trascorrere un mese intero, cosa sceglieresti : il tuo laboratorio, un luogo con un paesaggio splendido e un festival musicale?

Nessun dubbio: un mese “hiking” nello Utah! Però non so se un mese mi possa bastare.

www.manne.com

https://www.facebook.com/manneguitarsitaly/

info@manne.com

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