Una polemica politica e non solo è nata sulla gestione della domenica senza auto in programma ieri, 20 Febbraio. L’immagine di Campo Marzo stracolmo di macchine parcheggiate imperversa sui social. Cittadini che si lamentano di come la città fosse letteralmente paralizzata dal traffico anche a causa della concomitante sfilata dei carri in maschera sempre a Campo Marzo. L’amministrazione che spiega che ai tanti figuranti era stato concesso di sostare lungo viale Dalmazia ma il numero così cospicuo di autovetture è dipeso dai soliti furbetti che ne hanno approfittato e però sono stati puntualmente multati. Inoltre, come sottolinea l’assessorato all’ambiente, la giornata era stata calata su un quartiere in particolare in cui la cittadinanza ha partecipato alla pulizia e al decoro di strade e zone verdi. Seppur senza entrare nelle posizioni di parte, da spettatori interessati, non possiamo non porci qualche domanda.
Queste domeniche senza auto sono un momento di riflessione seria, severa, stimolante, oppure si riducono ad una recita stanca, di inutile propaganda e un esercizio obbligato per sentirsi la coscienza a posto? Si. Perché siamo tutti in grado di capire che fermare per alcune ore il traffico non può incidere minimamente sull’inquinamento prodotto per gli altri trenta giorni del mese. La giornata sarebbe dunque giustificata, anzi giustificatissima, se fosse utilizzata per una riflessione onesta e non ipocrita che coinvolga tutti. Dovrebbe coinvolgere le scuole con una educazione continua al risparmio dell’energia, alla scelta degli oggetti che si acquistano, alla riduzione degli imballaggi, alla lotta allo spreco alimentare, all’uso intelligente dei mezzi di trasporto. Dovrebbe essere accompagnata da una azione dell’Amministrazione Comunale che operasse scelte esclusivamente orientate alla sostenibilità e si dedicasse ad una attenta riqualificazione dei percorsi ciclabili sicuri. Dovrebbe coinvolgere ogni attività produttiva e commerciale evitando che si moltiplicassero quegli orrori energetici che sono i negozi e gli esercizi pubblici con le porte spalancate dove d’inverno il riscaldamento va a mille e d’estate il condizionamento dell’aria sta sempre al massimo. Dovrebbe costringere le aziende che si occupano di raccogliere e smaltire le immondizie ad accelerare le iniziative che mettano Vicenza al pari delle altre realtà venete che nella differenziata sono molto più avanti. Dovrebbe coinvolgere i centri anziani in momenti di riflessione sul trasporto dolce. Dovrebbe coinvolgere le Parrocchie ed i centri di preghiera di altre religioni ad una riflessione sui doveri di un credente nei confronti della terra, del prossimo e delle prossime generazioni. Ecco. Almeno, se facessimo al contorno tutto ciò, la domenica senza auto avrebbe un senso. Potrebbe essere la festa del richiamo, il giorno della riflessione comune, il momento in cui godere insieme gli spazi per pedoni, bici, pattini e monopattini (non elettrici). Del camminare sereni, del gustarsi un momento senza rumori, di fare una scampagnata in centro. Dovrebbe, potrebbe… Intanto una cosa va detta: dovremmo noi tutti prenderci carico della causa a prescindere da queste giornate, a prescindere dalle amministrazioni. Non può essere sempre colpa di qualcun altro. Il tempo è scaduto. L’ambiente grida aiuto.