Federico Pelle e il Basement Studio: “la responsabilità della conoscenza è un dovere sociale oggi. L’ignoranza è colpevole”. Alla ricerca del suono perfetto.

I suoni se ne stanno nella musica per rendersi conto del silenzio che li separa

– John Cage

La musica è fatta di melodia, armonia e ritmo, ma soprattutto di suono. Il suono è tutto: origine e fine. Non solo non esiste una musica priva di suono ma non esiste nemmeno il silenzio assoluto. Il suono ci scorre nelle vene col sangue, il suono è il nostro cuore che batte, il nostro respiro. Il suono è anche il rumore, una strada nel traffico, una sirena, un vetro che si rompe, le foglie sotto ai nostri passi. Quella che noi chiamiamo spesso musica è suono organizzato, ma di per se, privo da architetture, da partiture e strumenti, il suono libero e puro è musica. Quindi tutto è musica? Si, certo che si. La vita stessa lo è.

Lo sa bene Federico Pelle, nato nel fu ducato di Parma ma Vicentino doc. Come tutti quelli che sognano di vivere la musica dal di dentro, anche lui è stato colto da una febbre fortissima fin da bambino. Come dice il suo caro amico (e grande sassofonista) Ettore Martin: “la musica è un’emergenza dell’anima” e questa emergenza Federico decise di seguirla prestissimo, sebbene consapevole fosse una strada in salita e irta. Intendiamoci, oltre alla fatica dello studio, seguire l’iter per fare l’avvocato o il medico è un sentiero leggibile, predisposto, in qualche modo tracciato, ma se vuoi vivere di musica e non hai un talento specifico come strumentista, allora diventa dannatamente tutto complesso. “Io strimpello il piano e poi l’ho studiato negli anni del liceo ma non potrei vivere di musica – dice Federico. Ho studiato legge e poi ho mollato a tre esami dalla fine e da lì mi è nato dentro il sogno della musica ma senza aver chiaro in testa cosa fare. Negli anni ‘90 uno studio di registrazione costava ancora un miliardo di lire. Il primo ADAT (alesis digital audio tape) è arrivato nel ‘91 e costava quasi sei milioni e quindi con 12 milioni potevi farti in casa un piccolo studio. Verso la metà di quella decade la qualità casalinga era talmente elevata che è nato l’home recording. Nacque una nuova era in cui il digitale era alla portata di tutti. Ho aperto il mio primo studio in cantina in Corso Padova al 44 nel 1999 ed era anche una cantina grande. Bastava per regia e per una stanza col piano, e venivano un sacco di band locali a registrare”.

Federico da più di 20 anni è uno dei punti di riferimento del suono a Vicenza. Si immagina uno studio di registrazione come un laboratorio alchemico gestito dalla mitologica figura del produttore e dell’ingegnere del suono. Al “Basement Studio” di Federico Pelle invece l’atmosfera è di pura passione, quasi di gioco, tanto forte è lo spirito del titolare che lo porta ad affrontare ogni esperienza con uno slancio vitale di totale compenetrazione col progetto che segue. Federico è un vero appassionato, ed un entusiasta.

“Una svolta la ebbi quando conobbi Dario Caglioni, fonico dello studio di Carimate. Quello studio per un certo periodo era uno dei più ricercati del mondo. Lavorare con lui mi permise di far crescere  la peculiarità di catturare i suoni in un certo modo e che ora è diventata la mia caratteristica fondamentale”. Il tocco di Federico Pelle è infatti proprio quello della cura del suono, della dedizione alle vibrazioni, le rifrazioni, gli echi, la purezza quando serve e il calore se invece c’è bisogno di quello. I colori del suono, le altezze e le frequenze. In tutto questo lui oggi come oggi è un maestro. “Credo di dare il meglio nella cura della ripresa degli strumenti acustici perché l’insegnamento mi ha portato in dote la responsabilità della conoscenza che è un dovere sociale oggi. L’ignoranza è colpevole. Sono andato alle radici del suono e quindi dell’acustica degli ambienti naturali. Per me prima del grande musicista arriva il luogo in cui inciderai. Ad esempio se io ho bisogno di un suono arioso mi serve uno spazio adatto”.

Non è più in cantina da 15 anni ormai. Ora ha uno studio splendido in Corso Padova pieno zeppo dei suoi strumenti tecnici e di non si sa quanti microfoni vecchi e nuovi che lui colleziona avidamente e usa alla perfezione. “Ho bisogno non solo di ambienti idonei ma anche di microfoni adatti e una elettroacustica all’altezza. Registro attraverso una lunga catena di processi analogici. Il concetto di old school è legato al fatto che la vecchia scuola ti insegna quella che io chiamo la responsabilità del suono”. Il lavoro di Fede oggi è messo a dura prova dalle moderne tecnologie e dai modi di registrare che spesso risolvono tutto il processo senza passare per lo studio. “In effetti molti non ci vanno neanche più in studio. Nemmeno per la voce. Però se devo registrare Celine Dion mi serve un ambiente che disperda l’energia acustica, mentre Billie Eilish funziona pure nella sua cameretta perché ha quella voce particolarissima”. Poi ci sono i casi specifici in cui Pelle è stato decisivo, come nel lavoro fatto con Michele Bravi. “Il disco era “La geografia del buio” ed il fonico olandese che il produttore ha voluto, chiedeva un piano tedesco Steinway verticale con 24 linee microfoniche. In questo modo prendi il piano da tutte le angolature e a seconda di quello che fa il pianista senti l’ascolto diverso della risposta dello strumento. Quindi il pianista reagiva in modo differente a seconda della microfonatura. Operazione concettualmente pazzesca e con un suono straordinario”.

Oppure, Federico mi cita il caso di Nicolò Fabi e del suo “Una somma di piccole cose” in cui aveva l’idea di raccontare questo suo viaggio in modo domestico ed era quindi inutile registrare in studio. Per cui salotto di casa, scheda audio e microfoni (quelli di “Thriller” di Michael Jackson) per mantenere l’intimità del suono. Come un sarto, Pelle disegna ogni disco su misura. “Il microfono è il primo anello della catena elettroacustica e colui che tradisce cosa succede in quell’ambiente, quindi avendo 150 microfoni ormai mi cercano per quello. Non mi considero un sound designer anche se ho lavorato per il gaming con Zamperla ad esempio. Poi, se serve, registro i suoni della natura come lo scorrere dell’acqua. Con Ermal Meta siamo andati a registrare a Trento, al  parco “Artesella” proprio per avere l’ambiente naturale attorno che favorisse il riverbero giusto”.

I produttori sanno essere ottimi fonici ma non è detto che tutti i fonici sappiano essere produttori. Federico ora, come produttore, sta lavorando ad un progetto in francese con una cantante che ha scoperto per puro caso ed è in uscita nel 2022 col suo disco. “C’è una tendenza al francese attualmente e sono molto contento del lavoro che sto facendo”.

Dovendo parlare dei dischi più rappresentativi ai quali ha lavorato, Federico cita “Il canto dell’anguana” di Patrizia Laquidara e i lavori con Chiara Galiazzo e Michele Bravi che rappresentano forse al meglio quello che può dare ad una produzione. “Lavoro su tantissima musica classica e antica. Mi piacciono i luoghi in cui c’è riverbero. Quello che tu dai al cliente se è basato sull’ambiente è un prodotto sempre unico. Registro un totale di 15 progetti all’anno. Federico Maria Sardelli è il mio maestro, il mio riferimento e con l’Orchestra barocca Modo Antiquo è detentore del catalogo vivaldiano. Dal punto di vista del suono non c’è differenza tra Modo Antiquo e Michele Bravi”.

Oltre a tutto questo, Federico è anche docente e occupa la cattedra di elettroacustica al conservatorio di Castelfranco. “Mi piace moltissimo insegnare perché trasmettere il sapere è bellissimo ed è un continuo andare da una parte all’altra visto che quello che dono al tempo stesso lo imparo. E’ un onore. Io permetto ai ragazzi di poter venire qui e prendere parte alle produzioni e muovere i primi passi in un contesto di professionisti. Il conservatorio è una scuola di arti e mestieri d’altronde”.

La musica è il calice che contiene il vino del silenzio. Il suono è quel calice, ma vuoto. Il rumore è quel calice, ma rotto

– Robert Fripp

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