La sua colpa è quella di manifestare da sempre vicinanza ad Israele e assoluta contrarietà al benché minimo segno di antisemitismo. Una posizione, quella di Carmen Silini, residente a Vicenza, palesata liberamente sui social da tempo non sospetto. La sua colpa è quella di essere iscritta a community come “Noi che amiamo Israele” o “Progetto Dreyfuss” che cercano di portare avanti la difesa della causa sionista e un osservatorio di monitoraggio contro l’antisemitismo. Opinabile? Certo che si, come lo è tutto. Ma assolutamente in regola. Non siamo qui per decidere se Silini abbia ragione. Il tema qui riguarda le derive miserabili che una persona arriva a dimostrare in rete. Lui si chiama Luigi Chiacchio, è laziale, ed il suo profilo facebook è quello tipico del propal duro e puro. Anche qui, tutto legittimo, ci mancherebbe altro, senonché oggi il signor Chiaccio ha visto bene di attaccare Carmen Silini e lo ha fatto in maniera disumana: augurandole la morte dei figli e ripostando una loro foto, come doppia violenza. Il tutto è nato da un commento della Silini nel succitato gruppo “Progetto Dreyfuss”. Il tema era l’eliminazione di Hamas e alcune dichiarazioni di Netanyahu in cui dice: “la missione per salvare i nostri ostaggi è vicina ma non ancora completata”. A questo, Silini chiosa con un “il lavoro bisogna farlo fino in fondo”. E qui è arrivato il Chiaccio con un’agghiacciante risposta:

Ora, uscendo nuovamente dallo scontro, e ribadendo che sempre le diverse posizioni sono accettabili, è evidente come qui si siano gravissimamente superati i limiti. Un tipo meschino, un rancoroso digitale che sguazza nel fango dei social, dove l’odio si fa verbo, augura la morte ai figli di una donna, rea solo di pensarla diversamente, di sostenere Israele con convinzione. È il prototipo del vigliacco contemporaneo, che scaglia maledizioni da dietro uno schermo, covando un risentimento che non sa argomentare. La sua furia non è politica, è viscerale, un rigurgito di frustrazione che si traveste da causa. Ma alla fine è solo un bullo senza coraggio. La donna che attacca, ha una posizione, giusta o sbagliata che sia, e la difende a viso aperto e ora agirà di conseguenza. Ricordiamo che in Italia, augurare la morte a qualcuno tramite social media può avere conseguenze legali. Se l’augurio è accompagnato da insulti o espressioni che ledono l’onore e la reputazione della persona, potrebbe configurarsi la diffamazione aggravata, dato che avviene su una piattaforma pubblica come i social. La pena può arrivare fino a 2 anni di reclusione (art. 595 c.p.). Il consiglio, comunque, rimane quello di proteggere i minori e, se possibile, evitare di pubblicare le loro foto, perché questi attacchi sono purtroppo frequenti e possono ferire in maniera seria.










