Gli animali di Pennacchi e il bisogno di rimanere “selvadeghi”

All’inizio sembra uno spettacolo molto diverso dal solito questo “Alieni in laguna” di Andrea Pennacchi, che abbiamo visto al Teatro Astra di Schio. Non è il Pojana, non c’è politica, non ci sono miti omerici. Poi però, una volta abbandonati i paragoni ed entrati con la mente sgombra nei tanti riferimenti e simboli che la natura porta con sé in quest’opera, ecco che si riscopre anche un grande filo di coerenza coi precedenti lavori pennacchiani. Per 90 minuti l’attore padovano, accompagnato egregiamente da Giorgio Gobbo alle musiche, mai come in questo caso di arricchimento ambientale oltre che di supporto canoro, che spaziano da effettistica minimale ad un certo blues notturno; racconta del rapporto tra uomo e animali, mischiando spesso le carte, mettendoci dentro la pandemia e il recupero degli spazi da parte delle “bestie”, Dio che gioca in un rave creativo che termina con la dotazione del pollice opponibile e un po’ di cervello in più al povero uomo, illuso padrone della natura. Lo spettacolo è molto divertente, e in diverse occasioni presenta veri e propri sketch, classiche scenette comiche che riescono ad andare oltre l’apparente leggerezza e dicono invece molto di più sul nostro essere abitanti di una terra che è cambiata tantissimo e continua a farlo anche per “colpa” nostra. Siamo animali strani noi uomini. In combutta con ciò che ci circonda e spesso incapaci di farci da parte. Di certo, la parentesi di Pennacchi in lotta con le pulci è da applausi. C’è una fisicità più accentuata, un prenderla alla larga per arrivare poi a dire senza dire che siamo pur sempre noi responsabili di quello che viviamo e che il presente in cui economia e successo si impongono su tutto è da guardare con grande e calibrato distacco. E questa è politica. Così come lo è il concetto di biodiversità. E l’invito, ripetuto più volte, a rimanere “selvadeghi” a non farsi addomesticare, a non omologarsi come animali, appunto, pascolanti. E per quanto riguarda il mito, Pennacchi racconta di un eden perso e ritrovato ma mai davvero capito. Alla fine quindi, i suoi temi ci sono tutti. E questo “Alieni in laguna” arriva come un momento di levità necessaria, che però maschera la necessità assoluta che dobbiamo avere di capire cos’è davvero “alieno” e chi siamo noi per definirci fino in fondo superiori. Prima che clima, natura matrigna o Dio, ci dicano che abbiamo sbagliato tutto.

Aprile 2026

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