Nei giorni scorsi, è stato scoperto un gruppo Facebook chiamato “Mia moglie” con più di trentamila iscritti, nel quale venivano condivise foto intime delle proprie partner, scattate generalmente senza il consenso. I contributi fotografici venivano spesso “apprezzati” da una comunità di guardoni digitali che incoraggiava e condivideva a sua volta i contenuti, spesso rivendicando l’inconsapevolezza dei soggetti fotografati. Premesso che anche qualche ragazzo, magari, faceva parte della community, si può star sicuri del fatto che la maggioranza degli uomini sposati nel gruppo non fosse composta da adolescenti, giacché sono rare le persone che a quell’età hanno una moglie. Questo per dimostrare, per l’ennesima volta, che i social non sono un problema solo dei giovani e anzi sono una faccenda pericolosa soprattutto per le persone che non hanno avuto modo di utilizzarli crescendo. Tutti i ragazzi commettono qualche errore su Internet, più o meno grave, ma lo fanno in un’età in cui spesso non sono ancora consapevoli della propria responsabilità. Questi scivoloni li aiutano a maturare (si spera) e a concepire lo spazio digitale come un corrispettivo della vita vera, dove permangono delle regole di civiltà e decoro. I genitori possono impostare dei limiti ai contenuti visualizzabili e all’algoritmo, evitando che i propri figli si imbattano troppo presto in materiale esplicito. Gli adulti, invece, vengono proiettati in un mondo nuovo, dematerializzato, dove non sanno gestire le proprie relazioni e non c’è un vero e proprio periodo per ambientarsi. I dati affermano che la maggior parte degli utenti italiani di Facebook si situano nella fascia over 55, mentre gli under 24 sono una minoranza, circa 2,5 milioni su un totale di 25,9 milioni. E proprio per questo certe vicende capitano su Facebook e non su Instagram, perché i giovani conoscono i rischi di una community del genere e, se anche fossero dei maniaci, si guarderebbero bene dallo sdoganare le proprie perversioni in un gruppo pubblico. Affermare che, se il fatto fosse successo su Instagram, la denuncia sarebbe pervenuta prima, è una mera supposizione; certo è che il gruppo è attivo dal 2019 e nessuno in sei anni ha mai segnalato i contenuti condivisi. Va aggiunto, peraltro, che a scoprire il vaso di Pandora non è stato un coetaneo dei “mariti guardoni”, ma un’infermiera di trentacinque anni, che ha deciso di approfondire la questione dopo aver visto un post di sfuggita. Potrà essere tutta una coincidenza, ma ora non ci sono dubbi: la violenza di genere sui social non è un problema solamente dei ragazzi. Non si può più parlare solo di cyberbullismo e revenge porn, anche una relazione matrimoniale duratura può nascondere questo genere di minacce. E va tenuto a mente che Facebook non è il social dove trovare solamente le clip dei cinepanettoni e le vignette dei Peanuts, ma è una selva insidiosa tanto quanto le altre piattaforme.

VICENZA A FIANCO DEL POPOLO IRANIANO
Si è svolta domenica 18 gennaio in Piazza delle Erbe una manifestazione di solidarietà al popolo iraniano devastato dal regime









