A NOVE MILA EURO IN BARCHETTA A VENEZIA

Ci sono frasi che nascono per ferire l’avversario e finiscono, con il tempo, per diventare un boomerang perfetto. La campagna elettorale per le comunali 2023 a Vicenza ne ha prodotte molte, ma poche hanno toccato livelli di bassezza umana paragonabili a quelli messi in scena dall’allora sindaco Francesco Rucco negli ultimi mesi di una corsa che avrebbe dovuto essere una tranquilla riconferma.

Il primo scivolone fu grave, imperdonabile. Rucco arrivò a sostenere che Giacomo Possamai avesse chiamato a Vicenza il sindaco di Bergamo Giorgio Gori per “speculare sui morti di Covid”. Una frase che superava il confine della polemica politica per entrare in quello del cinismo puro, utilizzando una tragedia collettiva come clava elettorale. Non uno scivolone retorico, ma una caduta di stile e di umanità.

Il secondo momento, quello rimasto più impresso, arrivò nell’ultimo faccia a faccia televisivo. Messo alle strette, incapace di articolare una critica politica efficace, Rucco si rifugiò in un attacco tanto semplice quanto vuoto:

“Per governare serve esperienza, non andare in barchetta a Venezia per 9 mila euro al mese.”

Un colpo basso, pronunciato con l’aria di chi non ha più argomenti. Un momento di povertà politica con pochi paragoni, che diceva molto più di chi lo pronunciava che di chi lo riceveva.

Oggi, a due anni e mezzo di distanza, quella frase assume i contorni di una nemesi quasi letteraria. Perché accade che proprio Rucco, dopo aver raccolto un enorme consenso personale, non abbia ottenuto alcun assessorato in Regione e sia invece finito per fare il vice presidente del consiglio regionale. Tradotto: Venezia, il Consiglio regionale, e circa nove mila euro al mese. Esattamente quella “barchetta” che aveva usato come insulto.

Il tutto dopo una campagna elettorale regionale costruita – e finanziata – come trampolino sicuro verso un assessorato: richieste di contributi agli imprenditori, promesse implicite, la narrazione di un destino politico già scritto. Destino che non si è compiuto.

E pensare che Rucco partiva da una posizione invidiabile: era sindaco uscente, aveva 8 milioni di PNRR per le mani, il governo nazionale dalla sua parte, un centrodestra in forte ascesa. Eppure rimane un caso quasi unico: l’unico sindaco a non riuscire a farsi rieleggere in quelle condizioni. Perse per colpa sua, prima ancora che per merito altrui — pur grande — di Possamai.

Ora, diabolicamente, quelle parole gli tornano addosso. Non per vendetta, ma per coerenza narrativa. Perché la politica, come la letteratura, non dimentica le frasi sbagliate dette nei momenti sbagliati.

Alla fine resta una lezione semplice e antica: a volte lo stile è tutto. E quando lo perdi, prima o poi, il conto arriva. Anche se lo paghi… in barchetta, a Venezia.

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