“Stella meravigliosa”: temi e riflessioni sulla nuova stagione dei classici firmata da Giancarlo Marinelli

Il 25 novembre del 1970, Yukio Mishima si toglie la vita con un suicidio rituale nella tradizione dei samurai, dopo aver occupato il ministero della difesa giapponese con un gruppo di paramilitari. Il suo gesto non è una momentanea perdita della ragione, non è la soluzione definitiva ad un problema momentaneo, è piuttosto il culmine di un processo di maturazione intellettuale ed emotiva, nella convinzione di fare qualcosa di importante per il suo Paese, desiderio che muove da sempre la sua determinazione. Mishima vuole difendere le tradizioni del Giappone contro l’occidentalizzazione imposta da una crescita economica inarrestabile e dal trionfo del consumismo, si oppone all’affermarsi di una società dove l’individuo viene privato della sua personalità a favore della standardizzazione dei costumi, nel suo voler recuperare una dignità culturale che tende a svanire difende un sentimento puro condivisibile anche dagli occidentali stanchi della massificazione. La sua vita è stata la sua arte, e la bellezza il centro del tutto. Una bellezza che noi possiamo percepire ma non comprendere fino in fondo. Il rito e la spiritualità, il passato come monumento estetico, la grazia dei gesti, l’armonia assoluta nelle e delle parole. Muore Mishima ma la sua morte diventa teatro, assoluto e definitivo momento di teatro classico. Dalla bellezza parte la stagione 2023 dei classici del Teatro Olimpico.

Chiedersi che senso hanno i classici è una domanda che è figlia del nostro tempo, in cui si sgretola la conoscenza in uno stillicidio di infiniti rivoli di sottrazioni. La cultura non è più al centro della nostra vita e nemmeno la bellezza. Il loro posto è stato preso dall’intrattenimento e dalla comunicazione. Che destino misero vivere questi tempi. Mishima riposa in pace accanto a Pasolini, che fu ammazzato dalla grettezza dell’uomo ma che era anch’esso fermamente convinto che questo modello di società fosse disumano e disumanizzante. Eppure paiono così lontani e diversi i due. Ma non è solo l’ideale antimoderno ad unirli o la stessa identica presenza contemporanea di trasgressione e tradizione. Per capire Mishima siamo in qualche modo costretti a prendere in mano Pasolini. Noi, poveri occidentali senza bussola, dobbiamo ricordarci di quanta importanza hanno avuto gli “scomodi”, i non allineati, che oggi in questa società polarizzata sono etichettati a destra e a sinistra senza nessun senso intellettuale. Quindi no, non è il vate di Pescara il Mishima italiano, non scadiamo nel banale per favore.

Stella Meravigliosa fu un romanzo alquanto bizzarro. Pessimista ai confini col nichilismo, riesce anche ad essere divertente e profondamente dissacrante. Stella meravigliosa è una satira sociale sulla Guerra fredda e sul Giappone della ricostruzione, alla vigilia del boom economico che nei decenni successivi porterà la nazione nipponica a rivestire un ruolo di prima grandezza nell’economia mondiale. Siamo però agli antipodi di Un marziano a Roma che un paio di anni prima Ennio Flaiano scrive: per i temi trattati, il percorso narrativo e lo stile il libro di Mishima è quasi un romanzo postmoderno, un romanzo americano degli anni Novanta. Intitolare in questo modo i classici del Teatro Olimpico, significa voler concentrare il dibattito storico e testuale sul tema della conservazione o della distruzione. E quindi chiedersi, consapevolmente, che senso ha un classico oggi. La bellezza ed il passato (e quindi la tradizione) sono “classico”, ma è nel presente che dobbiamo cercare la presenza di quel classicismo, perché il presente giocoforza lo contiene.

Il mondo alieno di Mishima non è lontano da quello di Hemingway, di Eschilo, di Circe. La sofferenza comune ci riporta fino alle gesta di Ulisse, fino alla passione dell’uomo di fronte ad ogni scelta e ad ogni dolore intimo. Il lavoro di Giancarlo Marinelli, in questi anni, è stato quello di un direttore artistico che indicasse una sentiero chiaro per comprendere ciò che andava in scena. Un filo rosso sempre visibile, una guida non scritta ma nemmeno nascosta nei testi. Il pubblico viene chiamato da Marinelli a rispondere con una partecipazione attiva, con una forza di inserimento intellettuale dentro alle rappresentazioni. La parola “rassegna” è limitante. Meglio sarebbe chiamarlo “viaggio”. E in ogni viaggio si raccolgono immagini e ricordi, ma si parte sempre con un bagaglio già esistente e adatto al tipo di viaggio che si intraprende. Ecco la sfida: arrivare preparati.

Lacrime di dolore per la sincerità dei nostri sentimenti, lacrime di dolore per la nostra morte rigano le guance del Volto di Drago! La morte ci visita in forma di felicità suprema. – Yukio Mishima “La voce degli spiriti eroici“.

Febbraio 2024

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