PLAYLIST 2025

Ecco la lista dei migliori 50 dischi dell’anno secondo ViCult.

1- YAZZ AHMED “A PARADISE IN THE HOLD”

Yazz Ahmed ha incorporato temi e ritmi della sua eredità culturale bahreinita con una sensibilità jazzistica e alcuni dei migliori musicisti della scena jazz britannica. A Paradise In The Hold è un album pieno di nostalgia. Racconta la doppia eredità culturale di Yazz in un’opera epica e travolgente, dove la tradizione incontra l’innovazione, e in cui l’artista fonde ritmi antichi con la musicalità contemporanea. Il disco è un omaggio alle canzoni malinconiche dei pescatori di perle del Bahrein, alla forza delle donne arabe e ai ritmi festosi dei tradizionali circoli di tamburi femminili, raccontando al contempo la storia del viaggio decennale di Yazz alla scoperta di sé stessa.

2- JEFF TWEEDY “TWILIGHT OVERRIDE”

Un monumento di 30 canzoni come i dischi tripli degli anni d’oro del rock. Una richiesta all’ascoltatore di prestare attenzione, una prova di resistenza contro la decadenza culturale, 30 tra le migliori canzoni scritte da uno dei migliori songwriter degli ultimi 35 anni.

3- LUCRECIA DALT “A DANGER TO OURSELVES”

La compagna di David Sylvian (qui anche produttore e guest nel primo brano) con un disco di equilibratissima raffinatezza tra la natìa Colombia e una forma canzone post-moderna dove la formidabile voce di Dalt è in primo piano, sostenuta da una ricca orchestrazione acustica e da elaborazioni sonore e pattern percussivi. Una riflessione senza timori sulle complessità non filtrate delle relazioni umane.

4- THE NECKS “DISQUIET”

Tre ore di apocalisse nel suono unico del trio australiano che produce forse il suo disco definitivo. Le solite trame ripetitive, il climax che sale e poi evapora, un interplay magico. I 26 minuti di “Causeways” (il pezzo più breve) come apice assoluto.

5- FEEO “GOODNESS”

Uno strepitoso album di debutto che assembla in maniera impressionista elementi di drone, di ambient e di psichedelia memore del lavoro di Portishead. Il risultato trasmette uno straniante senso di isolamento caldo e consolatorio.

6- CAROLINE “CAROLINE 2”

Un disco di rara bellezza a tratti struggente. Una costante destabilizzazione, con tempi che accelerano e rallentano, dinamiche post-rock standard rimescolate, strumenti acustici elaborati fino a renderli irriconoscibili e voci modificate con Auto-Tune che catturano lo spettro delle emozioni umane.

7- THESE NEW PURITANS “CROOKED WINGS”

Quinto disco del duo inglese di culto, che non è magari all’altezza del capolavoro “Field Of Reeds” ma conferma il loro stato di visionari, di cantori della fragilità umana, che contrappongono il bello al brutale, la ninna nanna alla cacofonia.

8- MARUJA “PAINT TO POWER”

Immaginare un mix tra Morphine, Van Der Graaf Generator, Tool il tutto inserito dentro ad un’estetica tra l’hard core e il free jazz, pareva solo una cosa divertente finché non sono arrivati i Maruja. Un disco deflagrante.

9- GEESE “GETTING KILLED”

Il disco rock dell’anno, quando per rock intendiamo quel corpo in decomposizione che ancora emana brividi vitali. Molto Birthday Party, non a caso elogiati da sua maestà Nick Cave in persona. Non c’è un solo momento debole. Un album killer.

10- RICHARD DAWSON “END OF THE MIDDLE”

Il trovatore torna col suo disco forse più accessibile. Folk domestico, la solita voce che però esce dal percorso “gonzo” che a volte tornava nei precedenti lavori. Ciò che emerge è una suite di brani musicali straordinariamente equilibrati, stranamente eleganti e bellissimi.

11- SMERZ “BIG CITY LIFE”

Una festa, lisergica, lenta, euforica, iconoclasta. Un disco pressoché perfetto nel suo incedere poppeggiante e fuori dagli schemi.

12- BLOOD ORANGE “ESSEX HONEY”

Il suo disco più bello. Privato, diaristico quasi. E quando cita Elliott Smith diventa anche storia condivisa. Una produzione di grandissima classe.

13- STEREOLAB “INSTANT HOLOGRAMS ON METAL FILM”

Quando una band che ha fatto la storia, torna senza squilli di tromba e rilascia un disco così fresco, così ancora attuale, così necessario, allora non rimane che togliersi il cappello.

14- CRAYOLA LECTERN “DISASTERNOON”

Lui è un freakettone fuori tempo massimo. I riferimento sono così evidenti da destare quasi tenerezza. Senti tanto Wyatt, parecchio Wilson (Brian ovviamente), spruzzatine di Barrett. Eppure il tutto è talmente mischiato bene che il risultato è un piccolo trionfo.

15- TORTOISE “TOUCH”

Un altro ritorno di alto livello per un’altra band che ha segnato un’epoca. Si sente che McEntire e compagni cercano di non ripetere schemi osannati in passato e spesso ci riescono pure. Tanto basta.

16- KATHRYN MOHR “WAITING ROOM”

Una chitarra scheletrica, blues notturno quasi ai confini della vita, una voce nel buio strozzata dalla paura. Un disco per anime inquiete che si dipana come un’opera ambient.

17- OREN AMBARCHI, JOHAN BERTHLING, ANDREAS WERLIIN “GHOSTED III”

Terzo capitolo della collaborazione che sta regalando lavori di altissimo livello di quel jazz electro acustico che forse ad oggi è il terreno più fertile della sperimentazione contemporanea.

18- DAVID GRUBBS “WHISTLE FROM ABOVE”

Come fosse spinto a nuova creatività dopo la pubblicazione degli inediti dei Gastr Del Sol dell’anno scorso, torna il genio di Grubbs con un disco che è uno dei suoi migliori da molti anni a questa parte.

19- ETHEL CAIN “WILLOUGHBY TUCKER, I’LL ALWAYS LOVE YOU”

Un concept (in realtà un prequel) che racconta come ci si innamora (l’album precedente raccontava di come si soffre per un’amore finito) mettendoci dentro tutto quello che di onesto e di vero ci si può mettere. Un disco fatto come un film.

20- GREG FREEMAN “BURNOVER”

Dieci deliziosi quadretti che ti entrano dentro all’istante. E poi quella voce dolente e sgraziata. Un album di folk rock elettrico quasi perfetto.

21- SQUID “COWARDS”

Terzo album degli Squid e ancora ansie irrimediabilmente radicate riguardo alla distopia moderna e un senso di apocalisse imminente; i gemiti profetici e funesti di Ollie Judge e una produzione spigolosa.

22- JOANNE ROBERTSON “BLURRR”

Spettrale e mozzafiato. Un disco che riecheggia nell’ambiente come ne facesse parte. Nove brani per chitarra e voce composti e registrati in mezzo all’altra occupazione artistica di Joanne: quella di pittrice. A volte, ascoltandoli, viene da trattenere il respiro per non disturbare.

23- WEDNESDAY “BLEEDS”

Sesto album della band della Carolina del Nord e forse il loro migliore. Si potrebbe dire che è un country invecchiato bene e ravvivato da un corpo rock consapevole di dove va a posarsi. In alto i bourbon.

24- DjRUM “UNDER TANGLED SILENCE”

Grandissimo album di jazz-electro-contemporanea. Una meraviglia che passa dal dubstep, alla drum’n’bass, al breakcore, alla house, alla techno, all’hip-hop, al trip-hop, al drone, al jazz, al soul, alla musica classica, al gabber, a qualsiasi genere, tutto in un unico set.

25- AYA “HEXED”

Aya mixa una techno abrasiva ad un noise industriale a volte disturbante. Il tutto è lontano dall’essere fine a se stesso ma è anzi lì per comunicare una prospettiva di trauma contemporaneo.

26- OKLOU “CHOKE ENOUGH”

La musicista francese prova ad unire un pop barocco ad un’elettronica ricercata e quasi sempre ci riesce. Ne risulta un disco con un suono frenetico ed esageratamente computerizzato, con voci sintetiche che parlano di tecnologia e sentimenti, che ha affinità con l’accelerazionismo, la teoria futurista della trasformazione digitale inarrestabile.

27- BILLY WOODS “MERCY”

Hip-Hop a livelli da paradiso. Armand Hammer unisce poesia e filosofia e questo suo nuovo lavoro rasenta la perfezione. Un disco che parla di cercare la magia nell’ordinario, condividerla con gli altri, riconoscere quanto lontano possa portarci la collaborazione.

28- OREN AMBARCHI, ERIC THIELEMANS “KIND REGARDS”

Due lunghe composizioni per l’ennesima collaborazione di Ambarchi che si conferma uno dei nomi faro dell’improvvisazione electro-jazz se non IL nome.

29- TIM HECKER “SHARDS”

Collezione di brani composti per il cinema e la tv nel corso degli ultimi anni, l’opera si pone comunque ai livelli soliti della produzione di Hecker, ovvero altissimi.

30- FKA TWIGS “EUSEXUA”

Al terzo album arriva il boom. Quaranta minuti di pop sofisticatissimo e perfetto in cui la materia canora non è mai vincolata da forme prestabilite. In un mondo mainstream dominato dal fato di ofelia, non è davvero poca cosa.

31- CATE LE BON “MICHELANGELO DYING”

Torna la canzone sghemba della Le Bon, sempre in debito del lavoro di geni come Byrne o Laurie Anderson ma al contempo capace di un suo mondo riconoscibilissimo.

32- WATER FROM YOUR EYES “IT’S A BEAUTIFUL PLACE”

Shoegaze, punk pop, qualcosa tra Unwound e i Sonic Youth più canzonettari. Mezzora scarsa di energia e di chitarre laminate.

33- JENNY KVAL “IRIS SILVER MIST”

La norvegese Kval, al nono disco, raggiunge la perfezione formale nella sua ricerca sperimentale che la avvicina al lavoro di Julia Holter e altre eccelse artiste della forma canzone moderna.

34- EIKO ISHIBASHI “ANTIGONE”

La compagna di Jim O’Rourke (nella vita e in arte) arriva con questo suo solista e sorprende con una vasta gamma di suoni e atmosfere, che spaziano dal pop al funk e al jazz, dall’ambient all’elettronica e alla musique concrète, in un intreccio agrodolce.

35- EARTH BALL “OUTSIDE OVER THERE”

Psichedelia heavy improvvisata. Un epopea di rumori, urla, dissonanze, squarci di luce in nuvole di fumo nero. Un disco mostruoso.

36- PLUME GIRL “UNNAMEABLE GLORY”

Un paesaggio sonoro coinvolgente e meditativo. Onirico, combina vocalizzi indostani, sintetizzatori, chitarra e registrazioni sul campo per creare un suono etereo che appaga sia l’ascoltatore passivo che quello attivo.

37- THE WEATHER STATION “HUMANHOOD”

Un altro disco di Weather Station fatto di seta e fiato, ceselli di intimismo nell’animo di Tamara Lindeman, che paga debito a Jony Mitchell (quale donna non lo fa?) ma continua a scavare dentro la sua musica.

38- YHWH NAILGUN “45 POUNDS”

Al primo ascolto rimangono in testa solo i rototom, che così protagonisti in un disco non si sentivano da 40 anni minimo. Poi arrivano anche le composizioni e la loro cacofonia funk/punk.

39- SANDWELL DISTRICT “END BEGINNINGS”

Si chiamava Juan Mendez ed era la colla che teneva unito il progetto Sandwell District e molti altri in area techno. Questo lavoro è dedicato a lui, morto nel 2024, ed è un’elegia techno di devastante bellezza.

40- BON IVER “SABLE, fABLE”

Due EP a formare un disco che è un grande ritorno agli esordi per Bon Iver e una raccolta di canzoni che ci ricongiunge con la classe del suo unico stile compositivo.

41- JANE PAKNIA “MILLIONS OF YEARS OF LONGING”

La compositrice newyorkese spazia dal jazz alla composizione elettroacustica e a sonorità più adatte alla pista da ballo, spingendo la musica pop verso nuove ed entusiasmanti direzioni.

42- JULES REIDY “GHOST/SPIRIT”

Praticamente un’unica composizione, divisa in due parti e con un inizio e una fine che si richiamano tra loro. Distorsioni, ritmi inafferrabili, deviazioni. Un’opera complessa quanto eccitante in cui le liriche hanno un peso determinante tra il misticismo e viaggi nel dolore.

43- SIAVASH AMINI “CALIGO”

Basato su composizioni per solo piano del compositore iraniano, il lavoro si struttura poi con field recordings, manipolazioni elettroniche e suoni d’archivio.

44- MEITEI “SEN’NYU”

Opera profondamente coinvolgente creata durante la residenza di Meitei nella città termale di Beppu, in occasione del suo centenario. L’album si sviluppa come un unico brano meditativo, modellato dai paesaggi sonori geotermici, dagli antichi bagni e dall’atmosfera di una città avvolta dalla nebbia e dai ricordi.

45- CLIPSE “LET GOD SORT EM OUT”

16 anni sono un’attesa parecchio lunga. Però il disco suona più vivo che mai. Pharell produce alla grande. Non sarà nulla di nuovo ma è quintessenza hip-hop.

46- ONEOHTRIX POINT NEVER “TRANQUILIZER”

Come accade sempre per Lopatin, la musica esce da un passato rimescolato che rimane però immaginabile a livello “ipnagogico”. Questa volta i suoni arrivano da vecchi cd sample.

47- MATMOS “METALLIC LIFE REVIEW”

Tutto ciò che “suona” è musica. John Cage ce l’ha insegnato, i Matmos sono senz’altro, da 30 anni ormai, dei discepoli più che geniali. Questa volta a suonare sono gli oggetti metallici, che prendono vita ed eco.

48- EIKO ISHIBASHI & JIM O’ROURKE “PAREIDOLIA”

Per questa collaborazione, Eiko & Jim hanno curato e remixato il materiale registrato durante i concerti tenuti nel corso di un tour di due settimane in Francia, Svizzera, Italia e Irlanda nell’aprile 2023. Pareidolia è un collage ideale che racchiude le migliori risonanze e relazioni di quelle serate.

49- LOS PIRANAS “UNA OPORTUNIDAD MAS DE TRIONFAR EN LA VIDA”

Los Pirañas, gli sperimentatori colombiani dell’Avant-Latin, tornano con il loro album più formidabile e lungimirante di sempre. Improvvisato dal vivo in studio, è un capolavoro di composizione spontanea e collettiva.

50- CARDIACS “LSD”

Un disco postumo ma chissenfrega. Un capolavoro di esagerazioni. Una giulebbe di cori, di fanfare, di scorribande glam punk, di troppo ma di quel troppo che non ti molla mai. So long.

Febbraio 2026

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