AL TEATRO COMUNALE DI VICENZA ALVA NOTO E FENNESZ OMAGGIANO SAKAMOTO

Continuum: Alva Noto e Fennesz, un tributo vivo allo spirito di Ryuichi Sakamoto, arriva a Vicenza mercoledì 8 aprile al Teatro Comunale. Il lavoro è stato presentato nel novembre 2024, al Romaeuropa Festival, e poi in numerose date successive tra cui il Sónar di Barcellona nel giugno 2025 e il Prague Sounds. Non si tratta di un semplice concerto celebrativo, ma di un atto di continuità creativa: un dialogo tra due maestri dell’elettronica contemporanea che, dopo la scomparsa di Ryuichi Sakamoto nel marzo 2023, scelgono di far vivere il suo spirito non attraverso citazioni dirette, ma attraverso una nuova lingua sonora che ne perpetua l’etica dell’esperimento, della fusione e della profonda umanità. Alva Noto e Fennesz: due voci complementari di una stessa generazione. Carsten Nicolai, in arte Alva Noto, è da decenni uno dei pilastri della scena sperimentale europea. Tedesco di nascita, fondatore dell’etichetta Raster-Noton, il suo lavoro si muove tra suono minimale, glitch, arte visiva e installazioni. La sua musica è fatta di precisione chirurgica: sine wave, micro-click, droni, granular synthesis e ritmi digitali che sembrano emergere dal silenzio come impulsi di un sistema nervoso artificiale. Con Sakamoto ha costruito un sodalizio duraturo e profondo: album come Vrioon (2002), Insen (2005), Summvs (2011) e l’improvvisazione live TWO (2019) e la colonna sonora di “The Revenant” (candidata all’Oscar), hanno dimostrato come l’elettronica astratta di Noto potesse dialogare alla pari con il pianismo raffinato e cinematografico del maestro giapponese. Christian Fennesz, chitarrista e compositore austriaco, rappresenta invece l’anima più “organica” dell’elettronica. Il suo strumento è la chitarra elettrica, ma passata attraverso laptop, pedali, delay e processori che la trasformano in materia luminosa: feedback scintillanti, loop eterei, noise tagliati e armonie sospese. Fennesz ha collaborato direttamente con Sakamoto in progetti storici come Sala Santa Cecilia (2005), Cendre (2007) e Flumina (2013), dove il pianoforte di Sakamoto e la chitarra processata di Fennesz creavano paesaggi sonori di rara delicatezza. Entrambi consideravano Sakamoto non solo un collaboratore, ma un mentore e un amico. In Continuum i due si riuniscono senza di lui, ma con la sua presenza invisibile: “Certo, ci mancava Ryuichi – ha dichiarato Fennesz – e cercheremo di colmare questo vuoto per continuare la sua eredità e creare nuova musica ispiratrice”. La musica di Continuum: un continuum sonoro che respira.

Christian Fennesz

Lo spettacolo è un’esperienza immersiva concepita come un unico flusso diviso in tre grandi movimenti. Il palco diventa un campo sonoro spazializzato: altoparlanti distribuiti intorno al pubblico, luci scolpite, proiezioni minimali. Noto manovra laptop, generatori di sine-tone, processori glitch e sampler granulari; Fennesz suona chitarra elettrica pesantemente processata, creando delay infiniti e feedback che sembrano vivere di vita propria. Si parte in un silenzio quasi assoluto: micro-click, crepitii statici, droni bassissimi. È un ascolto austero, quasi rituale, che invita a sintonizzarsi sul respiro del suono stesso. Poi il dialogo si fa più esplicito: la chitarra di Fennesz introduce frammenti melodici semplici – tre note che si dilatano in code di delay – mentre Noto risponde con ritmi digitali percussivi, come battiti di un cuore elettronico. Il centro del pezzo acquista slancio ritmico, con clatter e loop che si intrecciano, ma senza mai abbandonare la matrice ambient. Nel finale tutto rallenta: echi catturati, wash armonici, un drift verso il silenzio che lascia il pubblico in uno stato di sospensione emotiva. Non ci sono citazioni dirette di temi sakamotiani (nessun “Merry Christmas, Mr. Lawrence” o “Energy Flow”), eppure l’ethos è identico: la fusione tra strumento umano (la chitarra di Fennesz, calda e imperfetta) e astrazione elettronica (la precisione glaciale di Noto). Il risultato è un suono che diventa “materia viva”, come ha scritto una recensione: conversazionale, tecnicamente raffinato, emotivamente risonante. La musica comunica continuità, non nostalgia. Parla di come l’arte non muoia con l’artista, ma si trasformi, si propaghi, si evolva.

Ryuichi Sakamoto e Alva Noto

Cosa comunica Continuum? Il titolo stesso è programmatico: non c’è fine, solo flusso. Lo spettacolo trasmette l’idea che la creatività sia un’onda che attraversa le generazioni. Sakamoto ha sempre cercato il ponte tra Oriente e Occidente, tra tradizione classica e avanguardia elettronica, tra emozione e astrazione. Noto e Fennesz raccolgono questa eredità e la proiettano nel presente: un suono che non è retrospettivo, ma propositivo. Comunica lutto trasformato in energia creativa, silenzio che diventa dialogo, tecnologia che non anestetizza ma amplifica l’umano. In un’epoca di frammentazione digitale, Continuum restituisce al pubblico un’esperienza quasi fisica: il corpo attraversato dalle frequenze, la mente liberata dal rumore del mondo. È un invito a rallentare, ad ascoltare il dettaglio, a sentire che la bellezza può nascere anche dal glitch e dal feedback. L’eredità di Ryuichi Sakamoto va oltre i dischi e i premi: è l’apertura al dialogo (con David Sylvian, con Iannis Xenakis, con la natura stessa), è l’impegno civile (contro il nucleare, per l’ambiente), è la capacità di rendere complessa la semplicità e semplice la complessità. Sakamoto ha dimostrato che l’elettronica può essere profonda quanto un quartetto d’archi, e che il suono può essere politica, poesia, memoria. Continuum è la prova vivente che quell’eredità non si è spenta. Alva Noto e Fennesz non imitano Sakamoto: lo continuano. E nel farlo ricordano a tutti noi che il vero omaggio a un grande artista non è la riproduzione, ma la creazione di qualcosa di nuovo che ne porti lo spirito nel futuro. Questo è Continuum: non un addio, ma un “grazie, maestro – ora tocca a noi”. La musica, come la vita, continua.

Biglietti al link: Alva Noto e Christian Fennesz | Concerti a Vicenza – Veneto

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