Patrizia Laquidara, cantautrice siciliana di nascita e veneta d’adozione, una delle voci più intense e poliedriche della musica d’autore italiana, torna con Florula, uscito il 6 febbraio e disponibile anche in streaming seppur in forma non completa, che segna un nuovo capitolo nella sua ricerca artistica. Nato dalle storie e dai personaggi del suo pluripremiato romanzo d’esordio Ti ho vista ieri (Neri Pozza, 2023) – un memoir poetico che rivive l’infanzia attraverso ricordi impressi nel corpo, nei suoni e nel canto, tra Catania e il Veneto – questo disco trasforma in musica un inventario mirabolante di vite, odori, voci e paesaggi. Il titolo Florula – in botanica, una “piccola flora”, un compendio ristretto e prezioso di specie vegetali in un territorio limitato – evoca una metafora perfetta per questo lavoro che raccoglie e distilla l’essenza della carriera di Laquidara, tra ritmi mediterranei, cantautorato profondo, spruzzate elettroniche e un senso spiccato per il ritmo, con melodie vocali centrali e indovinate. L’album si apre con lo scacciapensieri (o marranzano, antico strumento idiofono a lamella vibrante, diffuso soprattutto in Sicilia, capace di suoni ipnotici e ancestrali), simbolo di ricordi, terra, corpo e mente: un racconto di formazione perenne, radicato nella tradizione ma proiettato verso l’energia libera e collettiva. È un disco pieno di ritmo, cori potenti, eruzioni di vitalità fisica e paesaggi sonori ricchi di rumori di vita quotidiana.
“Nessuno deve restare di fuori” canta Patrizia, perché il suo canto è una chiamata a raccolta per la libertà, per la partecipazione, per l’armonia dei popoli. Anna che ha un piede nel fango e un altro nel cosmo è l’essere tagliati in due ma rimanere cosa sola, dentro ad un mondo sempre troppo complesso. Un album di voci, di paesaggi sonori, di rumori di vita. Oppure “La Bambina” che cade da un pianeta e che ama la libertà, il senso ultimo del lavoro, che in questo momento storico acquisisce anche un senso di consapevolezza sociale. E la Sicilia che è protagonista assoluta come in “Alicudi” con Antonio Vargas dei Delicatoni, bossa elettronica per un quadretto intimo. O in “Assabenerica” il saluto che rappresenta il rispetto. Perché questo è un album che parla anche di rispetto, per la tradizione, per la propria storia, per i diritti degli esseri umani. “Florula” è un’opera assolutamente italiana, nel senso quintessenziale del termine. Ma ogni arrangiamento è cesellato e l’uso dei singoli strumenti prodotto in modo da renderli sempre distinguibili nel mix grazie al lavoro di Edoardo Piccolo. Così come la chitarra slide su cui si posa “Ti saluto con la mano” in cui El Coco dispone del suo flow cadenzato. Un ciclo di canzoni che si chiude con “Nuova Luce” che spiega come tutto ciò che vive lo faccia solo per amore in un florilegio di archi. In una vita che sta tutta dentro ad una 127 in cui si sta stretti per un viaggio che è un’eternità. In un’italia che ci ricorda che tutti siamo a sud. Un album che conferma Patrizia Laquidara come artista unica, capace di fondere evocazione poetica e tensione fisica in un canto inclusivo e liberatorio.










