Da 28 anni appuntamento che si ripete (ogni due anni) e porta un livello altissimo di contenuti in città, il premio Dedalo Minosse è tornato con un’altra edizione di massimo risalto. Fondato nel 1997 a Vicenza da ALA Assoarchitetti & Ingegneri con il Comune e la Regione Veneto, è un premio unico al mondo per il suo premiare i committenti (enti, aziende o privati) che commissionano opere architettoniche innovative e di qualità a professionisti liberi, valorizzando il dialogo tra le parti. Promuove l’eccellenza progettuale in un contesto palladiano, sensibilizza sul ruolo del committente come “padre” dell’opera (accanto all’architetto “madre”), favorisce sostenibilità, innovazione sociale e scoperta di talenti under 40, elevando la qualità urbana e territoriale.
L’accento è posto sul processo progettuale e costruttivo, ovvero sulla relazione che lega le figure che realizzano l’opera, in primis quella tra committenza e architetto, fino a coinvolgere gli esecutori (le imprese) e i decisori (le pubbliche amministrazioni). Un dialogo capace di generare un’architettura di qualità che trova radici nella comunicazione di valore tra tutti gli attori che ruotano attorno al progetto e nella responsabilità condivisa rispetto ai temi decisivi dell’epoca.

L’edizione 2024/2025 parla di internazionalizzazione, sostenibilità e inclusività attraverso le voci di tanti committenti e progettisti che si sono espressi con opere di successo negli ultimi cinque anni.
Oltre 400 candidature, più di 70 progetti selezionati, di cui 25 premiati e altri 45 pubblicati nel Catalogo, tutti esposti nella Mostra curata dello Studio Gabbiani, visitabile dal 12 ottobre al 2 novembre in Basilica Palladiana. Vivaci suggestioni emergono dal confronto tra generazioni e culture lontane. Spiccano infatti, nell’edizione 2024/2025, le voci degli Under 40 – oltre 20 – e dei Paesi emergenti. Candidature inedite dall’Arabia Saudita alla Corea, dal Marocco alla Thailandia, passando per Namibia e Ghana. Trama sottile, che attraversa tutte le fasi della manifestazione – dal Concorso alla Mostra, fino agli eventi del Forum e al Roadshow -, la riflessione su Natura e Materia, tra un innovativo sguardo intergenerazionale, inaspettati elementi arborei e un significativo contributo femminile. Massima attenzione ai temi centrali del rapporto dell’Uomo con l’ambiente e il territorio, della cura del patrimonio storico e della sostenibilità sociale ed economica verso una nuova architettura intesa come responsabilità condivisa, in questa relazione feconda tra committente, architetto ed esecutori. Una visione che attinge dal contemporaneo, ma restituisce un’idea futura che trascende lo spazio comunemente inteso, verso un nuovo habitat per l’Uomo nel Pianeta.

A conquistare la Giuria della XIII edizione del Premio Dedalo Minosse è stata l’opera “Diriyah Art Futures” commissionata da Jerry Inzerrillo, Group CEO di Diriyah Company, firmata da Schiattarella Associati e realizzata a Riyadh in Arabia Saudita. Il progetto “Diriyah Art Futures” (DAF), che si aggiudica anche il Premio Speciale Marmomac, è il primo museo dell’area del Golfo dedicato all’arte digitale: un edificio contemporaneo ai margini del deserto che interpreta un’architettura del futuro partendo dalle radici del passato saudita, ripensando il rapporto tra città e natura attraverso forma, materiali e spazi integrati. DAF sarà un polo di attrazione culturale a livello internazionale attraverso cui il committente intende promuovere una comunità vivace che contribuisca a creare opportunità di lavoro per i giovani sauditi.

I committenti premiati per mezzo delle opere realizzate da altrettanti progettisti quest’anno sono stati 25. Sono poi stati assegnati cinque premi principali, riconoscendo i migliori committenti a livello internazionale insieme ai rispettivi architetti. Inoltre, la Giuria, le Istituzioni e i sostenitori – tra cui Marmomac, Caoduro Lucernari, Federlegno e Salone del Mobile – hanno conferito nove premi speciali e undici segnalazioni. Un premio alla responsabilità del fare architettura, tra il rispetto del territorio, del patrimonio e dell’ambiente, e la valorizzazione delle persone e delle comunità, nell’integrazione tra arte e tecnologia. Internazionalizzazione, sostenibilità e inclusività sono le tre parole che accompagnano la XIII edizione dell’unico premio dedicato alla committenza d’architettura, dove Vicenza, culla naturale della relazione tra committente e progettista, ancora una volta rinnova il profondo legame tra passato e futuro, ad opera di un contemporaneo impegnato tanto nella conservazione dell’uno, quanto nel portare valore al secondo. Le opere candidate, in questa edizione oltre 400 da tutto il mondo, raccontano storie di progetti realizzati negli ultimi 5 anni, luoghi del vivere, per il lavoro, per la cultura, per l’istruzione, per la salute, spazi urbani e pubblici, giardini, percorsi, infrastrutture.









