EUROPA UNITA. EUROPA DIFESA

“Difendere l’Europa”. Questo era l’urgentissimo tema trattato dall’incontro organizzato dalla sezione di Vicenza del Movimento Federalista Europeo lo scorso giovedì 13 marzo. Un’occasione per parlare di politica di difesa per un continente che può diventare uno stato unico di 400 milioni di persone. Ad aprire i lavori è toccato al segretario vicentino Enrico Peroni che si è soffermato sul concetto di libertà in senso lato. “Se vogliamo sia garantita dobbiamo capire che c’è qualcuno che dice che il modello europeo deve essere abbattuto e va ripristinato il modello russo. Meloni parla di esercito comune e questo è un bene. MFE da sempre dialoga con le forze politiche più scettiche per sottolineare come l’unione sia condivisione e dialogo. Ma dobbiamo considerare la riforma delle istituzioni e combattere i nazionalismi. Ricordandoci che il tema delle policrisi, ovvero le tante crisi contemporaneamente, è oggi dirimente”.

Ha poi preso la parola l’ospite illustre della serata ovvero il Generale Camporini, ex capo di stato maggiore dell’aeronautica militare e della difesa: “Il fallimento della CED (comunità europea di difesa) nel 1954 fu uno stop brutale e di fatto poi non se ne è più parlato fino alla fine del ’98 quando Chirac e Blair decisero di rilanciare l’iniziativa con la benedizione di Washington. Agli USA faceva molto comodo avere gli alleati uniti militarmente e che non fossero solo gli USA a proteggere l’occidente. Nel dicembre ’99 poi venne creato il comitato politico di sicurezza, stabilendo un numero di 60 mila combattenti di terra più forze aree navali per missioni fino a 4 mila km da Bruxelles. Un anno dopo i paesi diedero disponibilità a offrire quello che serviva ma lì, di nuovo, si fermò tutto per i soliti problemi di gelosie nazionali e per non rinunciare a sovranità. Oggi però dobbiamo svegliarci. Il mondo non è più quello di 20 anni fa ma nemmeno quello di 3 anni fa. Oggi il mondo è basato sulla forza e gente come Lavrov non è gente con cui si ragiona. Parliamo di un signore che dice apertamente che “la potenza di un paese è definita dalla sua forza”. Stiamo facendo un balzo indietro di 300 anni. Gli europei si ritrovano ad essere i più deboli perché non hanno la capacità di concretizzare questa forza. Dovremmo copiare il modello Nato e crearne uno per l’Europa, formando un sistema di comando e controllo con gli stessi meccanismi della Nato. Perché altrimenti l’esercito comune europeo ci metti 10 anni a farlo, mentre il modello Nato nasce domani mattina. Ma questa cosa non si farà mai a 27! Ci vuole un nucleo di paesi che si chiudono in una stanza e decidono i perimetri in cui operare anche militarmente. L’Italia deve essere vicina a Macron e Starmer perché loro vanno verso questa direzione”.

il Generale Camporini

Carlo Maria Palermo, del Comitato Scientifico del Centro studi internazionali si è concentrato sul ritorno di guerre quasi ottocentesche a cui non eravamo assolutamente più abituati. “In Ucraina vediamo una guerra che non vedevamo dalla seconda guerra mondiale. E non l’avremmo mai pensato. E invece è una guerra classica. E gli europei sono incapaci di concepire una difesa comune perché non definiamo interessi comuni in generale. Non riusciamo da tempo a capire cosa interessa noi tutti. Nel frattempo abbiamo la crisi del corno d’Africa, quella del canale di Suez. L’Europa deve capire le priorità. Gli USA hanno la grand strategy. Noi no. La Francia ha un documento simile ma l’EU no. Capire i propri interessi vuol dire difendere il sistema economico nostro. Il multipolarismo porta l’era dell’insicurezza che per gli europei è completamente nuova. Ci siamo fermati e dobbiamo recuperare una cultura strategica comune. In tutto questo c’è un pericolo subdolo e nuovissimo. La guerra digitale è una forma di guerra ibrida che porta la guerra dove non c’è. Ci sono due minacce. La prima alle infrastrutture, alle banche, ai servizi. La seconda è la guerra psicologica. Il tentativo di penetrare nelle democrazie e minarle. La polarizzazione politica aiuta la manipolazione. Vent’anni fa tutto ciò era impensabile. Ma le nostre strutture sono ancora tutte vulnerabili”.

Federico Cazzaro del MFE vicentino ha portato un po’ di numeri. “Nel 2024, considerando i dati secondo il potere effettivo d’acquisto, la Russia avrebbe investito 460 miliardi di euro per la difesa. Nello stesso anno gli USA 890 miliardi. Quale è il tema? Uno degli errori che si può fare è considerare la Russia una potenza ancora economica mentre oggi la Russia ha un PIL più basso dell’Italia. Quanto ha investito l’Europa? 547 miliardi, sempre secondo il criterio del potere d’acquisto. Nello specifico, l’Italia 29 miliardi, la Germania 79, la Francia 59, il Regno Unito 74. L’investimento militare in Europa è fatto da 27 paesi. Con 27 Aviazioni. Con 27 strutture marine e 27 eserciti. Possiamo immaginare insieme l’efficacia di questa spesa e al tempo stesso lo spreco? Quanto sprechiamo rispetto agli USA anche sull’economia di scala? A questo c’è da aggiungere un problema di personale. Quasi tutti gli ambiti delle forze armate soffrono di mancanze di personale qualificato. Le vie d’uscita sono due: l’agenzia europea di difesa per per accelerare coalizione di volenterosi anche con paesi terzi, ed eliminare il diritto di veto che oggi è il cancro dell’UE”.

A rappresentare la politica c’era il Presidente cittadino di Fratelli d’Italia Alessandro Benigno che ha confermato la linea del partito di Giorgia Meloni. “Il nostro governo è conservatore. Nel suo DNA ha un’Europa delle nazioni forte e anche l’idea di una politica estera comune e un esercito europeo. I blocchi in cui era diviso il mondo hanno schiacciato l’Europa. Che per troppo tempo ha dormito sonni tranquilli pensando tutto andasse bene. Oggi lo scenario è cambiato e gli USA non sono più i genitori che ti accudiscono. Oggi abbiamo Putin e Trump. Le posizioni di Trump vanno viste con prudenza ma lui sta solo facendo quello che aveva promesso in campagna elettorale. Noi dobbiamo avere un sussulto d’orgoglio. Nei secoli passati quest’area geografica era l’area con cui tutto il mondo doveva fare i conti. L’Italia non ha il timore di concedere valore aggiunto per un progetto politico che preveda una difesa forte. Tant’è che il gruppo dei conservatori di cui FDI fa parte ha chiesto che le spese della difesa venissero tolte dal patto di stabilità. Il programma rearm Europe ci deve però porre dinanzi alla realtà dei fatti con pragmatismo. Oggi parlare di difesa comune europea prescindendo dalla Nato e dagli Usa è impensabile. Se dovessimo assecondare fin da subito le istanze di Trump e investire il 5 per cento del PIL sarebbe per noi insostenibile. Non possiamo nemmeno pensare che la difesa possa dipendere solo da risorse pubbliche. Ad oggi le banche non possono ad esempio finanziare l’industria della difesa. Ricordiamoci che non c’è welfare e non c’è sviluppo se non c’è difesa. L’Italia non ha intenzione di fare passi indietro ma vuole farlo con buon senso. Per Giorgia Meloni non si possa non dialogare con gli USA di Trump. È impossibile. Non abbiamo la capacità ad oggi. Sia umana che tecnologica. Non servono fughe in avanti”.

L’ultima chiosa è spettata al Generale Camporini: “Non si tratta di perdere sovranità. Da soli non decidiamo niente. Si tratta di condivisione di sovranità. Ben vengano gli avanguardisti. Il tema non è “non possiamo fare senza gli usa”. Il tema è “non possiamo più non essere anche noi forti da soli”. La Cina militarmente oggi è più forte degli USA ad esempio. Serve una sola catena logistica. Si deve procedere verso una convergenza delle industrie militari. Altrimenti buttiamo via soldi. Si deve lavorare insieme. Servono dei governi autorevoli che costringano gli amministratori delegati a lavorare assieme. Un paese non può sviluppare l’industria militare per i fatti suoi, dobbiamo rendere efficace quello che facciamo e creare credibilità internazionale della nostra Europa. I nostri reparti operativi sarebbero già pronti a lavorare assieme. Quello che ci serve è un centro di comando europeo. Lo sforzo di Macron nell’ottenere una difesa comune e un Europa più forte e una ONU Europea è esemplare. I leader politici più preoccupati si stanno chiedendo come si possono utilizzare gli strumenti esistenti sapendo che non si può prescindere dall’unificazione politica”.

Febbraio 2026

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