La riforma dei trattati dell’unione europea e in generale il punto della situazione della crisi di identità e di prospettive in Europa era il tema dell’incontro organizzato dalla sezione di Vicenza del MFE, il Movimento Federalista Europeo. Tema che si è dimostrato di grande interesse vista la numerosa partecipazione. Sala dei pegni del Monte di Pietà gremita ieri alle 18.30. Enrico Peroni, segretario del MFE di Vicenza, ha introdotto la serata ricordando, citando il il recente discorso di Zelensky a Davos, che il futuro dell’Europa è il futuro di tutti noi presenti che ora stiamo guardando tutti a Washington ma dovremmo invece guardare a noi e al mondo che vivremo che è in continuo cambiamento.

Tocca a Chiara Luisetto, consigliere regionale PD nell’intergruppo federalista regionale, iniziare di fatto la serie degli interventi. Luisetto riporta la sconcertante frase di Peter Thiel, uno dei mentori di Trump, per cui “la democrazia non è più compatibile con la libertà”. Luisetto entra poi nel tema della serata, ovvero quale valore porta con sé riformare i trattati in Europa. “Il senso è guardare alle sfide del presente con percorsi più solidi e più partecipati – dichiara – perché pensare di rispondere con schemi vecchi ai bisogni che cambiano è illusorio. Il Movimento Federalista Europeo chiede di non riformare a pezzi ma avere uno sguardo olistico e questo approccio si dovrebbe avere anche nelle singole amministrazioni”.

Poi è il turno di Luisa Trumellini segretario nazionale del MFE. “Riformare i trattati è urgente ed essenziale – è il suo esordio- visto che il crescente nazionalismo provoca molto disordine. Ciascuno va per sé e l’Europa è in mezzo a questi movimenti che non aveva previsto. L’UE oggi conta sempre sulla stabilità globale ma i settori economici e tecnologici europei stanno perdendo il passo. La sicurezza poi è nelle mani degli americani ed è una scelta fatta dagli europei. Il vero problema, è che al di fuori della regolamentazione del mercato tutto è fatto dai singoli stati membri e, nonostante la moneta unica, la politica europea unitaria ancora non esiste. Non sono problemi nati ieri ma si è sempre cercato di navigare lo stesso anche se costantemente con maggiore difficoltà. Mario Draghi e l’ex presidente finlandese Sauli Niinistö, hanno fatto una fotografia pessima della situazione. L’Europa non è solo in crisi, è in un vero declino e se non entriamo dentro a queste cause (ovvero la frammentazione) non ne usciamo. Sulla sicurezza vale lo stesso ragionamento. Manca una difesa comune. Se uno stato membro venisse attaccato sapremmo reagire? Se ci fosse una crisi profonda dovuta ad una guerra ibrida come già sta accadendo ora con la Russia che ci attacca ogni giorno, riusciremmo a reagire? Siamo 27 sovranità nazionali che non riescono a fare sistema e non si parlano e bisogna cambiare questo fatto!”

L’intervento del consulente e studioso Nicola Murari è diretto e tecnicamente preciso. “L’Europa è sotto una minaccia di natura esistenziale – dice Muraro – ma di questo c’è una scarsa comprensione anzi l’Europa è vista sempre di più come il male e i nazionalismi trionfano ricordando i tacchini che festeggiano l’arrivo del natale. Questa china prosegue da molto tempo, da una trentina d’anni almeno, quando si è sempre più imposto il capitalismo politico. Una realtà attraverso la quale il confine tra politica ed economia è sempre più sfumato. Questo ci è ovvio per Russia, Cina, Turchia ma già oggi dopo 3 giorni l’unilateralismo di Trump ha portato anche gli USA in quella categoria. Innanzitutto l’uso del grimaldello della sicurezza nazionale con il connesso sanzionismo per paesi e prodotti. Un alibi quindi per impedire la concorrenza. Trump di fatto è contro il libero mercato. Noi nel frattempo, in Europa, ci siamo convinti che bastasse fare le norme perché le cose accadessero. Tipo sull’AI dove abbiamo le leggi ma, di fatto, non l’AI. L’Europa ha un’arretratezza tecnologica sempre più grave come emerso dal caso Huawei. Ora inoltre Trump ci impedisce di tassare società che producono da noi se sono americane. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo trovare una visione strategica e cambiare in fretta, promuovendo un ceto politico che sia capace di unire in questa visione. Le capacità di sviluppo tecnologico sono fondamentali per le nazioni e noi europei siamo indietro in maniera preoccupante. Abbiamo perso tantissimi treni e cresciamo la metà rispetto al tasso medio di crescita americano da ormai 30 anni. I salari più bassi in USA sono più alti dei salari più alti in UE. E se l’America cresce più di noi nei salari e nella produttività è grazie allo sviluppo tecnologico. Ci sono già segmenti di mercato nel settore tecnologico in cui non solo non siamo competitivi ma non lo saremo mai perché abbiamo già perso delle battaglie fondamentali. Dobbiamo quindi individuare dei percorsi in cui possiamo fare qualcosa di importante fin dall’inizio e lì concentrarsi. Ricordiamoci comunque che dietro all’intelligenza artificiale ci sono fabbriche, minerali, hardware, dipendenti, non è solo chatgpt come pensiamo noi. Oggi però gli elettori stanno andando verso slogan tipo “più Italia meno Europa”, posizioni che non hanno nessun senso perché segnano il nostro destino”.

Jacopo Maltauro, consigliere comunale della Lega, inizia il suo intervento sottolineando innanzitutto la sua vicinanza alla causa. Per Maltauro “I partiti litigano e producono poco pensiero mentre servirebbe moltissimo pensiero. Io penso che il federalismo europeo possa coesistere con il federalismo italiano. Il contesto europeo è multipolare e non più bipolare, dopo la caduta del muro. L’India è un enorme paese produttore ad esempio e la maggioranza degli amministratori delegati nel mondo nell’area tech sono indiani. Ma altri stati importanti si stanno affacciando sulla scena mentre l’America manifesta una preoccupante crisi di democrazia. La premier Meloni ora è apprezzata. Tenta di essere attiva sul piano internazionale. Ma l’Italia non è Italia senza Europa. È insieme che si incide. Ma come? Senza scorciatoie innanzitutto. La conferenza sull’Europa e la convenzione sono le basi giuste. Abbiamo il dovere di scegliere anche le strade più difficili. Tra queste assolutamente la difesa comune che è il tema per me più importante. Il disimpegno americano impone l’impegno europeo. Difesa che significa anche innovazione. Un’Europa che sa investire sulla difesa è un’Europa che investe sull’innovazione. La riforma della commissione del Parlamento è necessaria. Io difendo il parlamento europeo che va rafforzato. Rimango fortemente parlamentarista. Il parlamento è una cassa di compensazione. Poi serve un fisco comune. E infine la politica industriale perché questa attuale è anti industriale. Dobbiamo investire sugli asset e non stare a guardare sull’altare della burocrazia. E smettere di essere quelli che sono noti perché sanno solo regolamentare”.

La consapevolezza generale che esce dall’incontro è ben tradotta da Peroni quando dice che : “abbiamo perso il senso tragico della storia e siamo avvolti dall’idea che tutto andrà bene”. E quindi, concretamente, cosa fare? Da subito si dovrebbe decidere di prendere la strada della convenzione e entro un anno avere le riforme. Partire anche dalle proposte che i cittadini europei capiscono meglio nella loro vita quotidiana. Energia ad esempio. Una famiglia italiana spende il triplo di una famiglia americana per la stessa quantità di energia. Per cambiare questo occorre un approccio comunitario. Sull’auto elettrica dobbiamo cambiare l’impostazione ideologica che sta regalando il mercato ai cinesi e dando incertezza ai mercati europei. Ma dobbiamo farlo in fretta.
Il MFE di Vicenza organizzerà presto altri tre convegni rispettivamente sui temi della difesa, sul rapporto Draghi e un terzo dedicato ad incontro con il giornalista Maurizio Molinari.

Ecco qui di seguito il discorso di Zelensky sul destino dell’Europa, al WEF di Davos.
21 gennaio 2025 – 16:57
Signore e signori,
voglio parlare con voi del futuro dell’Europa, che in fondo significa il futuro della maggior parte delle persone qui presenti.
In questo momento, tutti gli occhi sono puntati su Washington. Ma chi sta guardando l’Europa in questo momento? Questa è la domanda chiave per l’Europa. E non si tratta solo di idee. Si tratta prima di tutto di persone. Su come vivranno in un mondo in continuo cambiamento.
20 ore fa, l’inaugurazione del Presidente Trump ha avuto luogo a Washington. E ora tutti aspettano di vedere cosa farà in seguito. I suoi primi ordini esecutivi hanno già mostrato chiare priorità. La maggior parte del mondo sta pensando: cosa succederà al loro rapporto con l’America? Cosa succederà alle alleanze? Al sostegno? Al commercio? Come pensa il Presidente Trump di porre fine alle guerre?
Ma nessuno si pone questo tipo di domande sull’Europa. E dobbiamo essere onesti al riguardo.
Quando in Europa guardiamo agli Stati Uniti come nostro alleato, è chiaro che sono un alleato indispensabile.
In tempi di guerra, tutti si preoccupano: gli Stati Uniti resteranno con loro? Ogni alleato si preoccupa di questo. Ma qualcuno negli Stati Uniti si preoccupa che l’Europa possa abbandonarli un giorno, che possa smettere di essere un loro alleato? La risposta è no.
Washington non crede che l’Europa possa portare loro qualcosa di veramente sostanziale.
Ricordo il vertice sulla sicurezza in Asia dello scorso anno a Singapore – il Dialogo di Shangri-La. Lì, i rappresentanti della delegazione statunitense hanno detto apertamente che la loro priorità di sicurezza è la regione Indo-Pacifica, la seconda è il Medio Oriente e il Golfo, e solo la terza è l’Europa. E questo sotto la precedente Amministrazione.
Il Presidente Trump si accorgerà dell’Europa? Ritiene che la NATO sia necessaria? E rispetterà le istituzioni dell’UE?
Signore e signori,
L’Europa non può permettersi di essere in seconda o terza fila rispetto ai suoi alleati. Se ciò accade, il mondo inizierà ad andare avanti senza l’Europa, e questo è un mondo che non sarà comodo o vantaggioso per tutti gli europei.
L’Europa deve competere per il primo posto nelle priorità, nelle alleanze e nello sviluppo tecnologico.
Siamo ad un altro punto di svolta, che alcuni vedono come un problema per l’Europa, ma che altri definiscono un’opportunità. L’Europa deve affermarsi come un forte attore globale. Come attore indispensabile.
Non dimentichiamo che non c’è un oceano che separa i Paesi europei dalla Russia. E i leader europei dovrebbero ricordarsi di questo: le battaglie che coinvolgono i soldati nordcoreani stanno avvenendo in luoghi geograficamente più vicini a Davos che a Pyongyang.
La Russia si sta trasformando in una versione della Corea del Nord: un Paese in cui la vita umana non conta nulla, ma che dispone di armi nucleari e di un desiderio ardente di rendere la vita dei suoi vicini miserabile.
Anche se il potenziale economico complessivo della Russia è molto inferiore a quello dell’Europa, produce molte volte più munizioni e attrezzature militari di tutta l’Europa messa insieme. Questo è esattamente il percorso di guerre che Mosca sceglie di intraprendere.
Putin ha firmato il nuovo accordo strategico con l’Iran. Ha già un trattato globale con la Corea del Nord. Contro chi fanno questi accordi? Contro di voi, contro di noi. Contro l’Europa, contro l’America. Non dobbiamo dimenticarlo. Non è un caso. Queste sono le loro priorità strategiche e le nostre priorità devono essere all’altezza della sfida – in politica, nella difesa e nell’economia.
Queste minacce possono essere contrastate solo insieme. Anche per quanto riguarda le dimensioni dell’esercito.
La Russia può schierare circa 1,3, forse 1,5 milioni di soldati. Noi abbiamo più di 800.000 militari. Al secondo posto dopo di noi c’è la Francia, con oltre 200.000 uomini. Poi la Germania, l’Italia e il Regno Unito. Tutti gli altri hanno meno. Non si tratta di una situazione in cui un Paese può mettersi al sicuro da solo. Si tratta di stare tutti insieme per fare qualcosa.
Per ora, fortunatamente, l’influenza del regime iraniano si sta indebolendo. Questo dà speranza alla Siria e al Libano. E anche loro dovrebbero diventare esempi di come la vita possa riprendersi dopo la guerra.
L’Ucraina sta già intervenendo per sostenere la nuova Siria. I nostri ministri sono stati a Damasco, abbiamo lanciato un programma di aiuti alimentari per la Siria chiamato ‘Cibo dall’Ucraina’, e stiamo coinvolgendo i nostri partner per investire in queste consegne e nella costruzione di strutture di produzione alimentare. L’Europa potrebbe assolutamente intervenire come donatore di sicurezza per la Siria – è ora di smettere di ricevere grattacapi da quella direzione.
E l’Europa, insieme all’America, dovrebbe porre fine alla minaccia iraniana.
Il prossimo.
In questo momento, non è chiaro se l’Europa avrà un posto a tavola quando finirà la guerra contro il nostro Paese. Vediamo quanta influenza ha la Cina sulla Russia. Siamo profondamente grati all’Europa per tutto il sostegno che ha dato al nostro Paese durante questa guerra. Ma il Presidente Trump ascolterà l’Europa o negozierà con la Russia e la Cina senza l’Europa?
L’Europa deve imparare a prendersi cura di se stessa, in modo che il mondo non possa permettersi di ignorarla.
È fondamentale mantenere l’unità in Europa, perché al mondo non interessa solo Budapest o Bruxelles, ma l’Europa nel suo complesso.
Abbiamo bisogno di una politica di sicurezza e di difesa europea unita, e tutti i Paesi europei devono essere disposti a spendere per la sicurezza quanto è veramente necessario, non solo quanto si sono abituati a spendere in anni di negligenza. Se è necessario il 5% del PIL per coprire la difesa, allora che sia il 5%. E non c’è bisogno di giocare con le emozioni delle persone che pensano che la difesa debba essere compensata a spese della medicina o delle pensioni o di qualcos’altro – non è affatto giusto.
Abbiamo già creato dei modelli di cooperazione per la difesa dell’Ucraina che possono rendere più forte tutta l’Europa. Stiamo costruendo insieme dei droni, compresi alcuni totalmente unici che nessun altro al mondo possiede. Stiamo producendo insieme l’artiglieria – e in Ucraina è molto più economica e veloce che in qualsiasi altro Paese del mondo.
E investire ora nella produzione di droni ucraini significa investire non solo nella sicurezza dell’Europa, ma anche nella capacità dell’Europa di essere un garante della sicurezza per altre regioni vitali.
E dobbiamo iniziare a costruire insieme sistemi di difesa aerea, in grado di gestire tutti i tipi di missili da crociera e balistici. L’Europa ha bisogno di una propria versione di Iron Dome, in grado di affrontare qualsiasi tipo di minaccia.
Non possiamo fare affidamento sulla buona volontà di alcune capitali quando si tratta della sicurezza dell’Europa – che si tratti di Washington, Berlino, Parigi, Londra, Roma o – dopo che Putin avrà tirato le cuoia – di un immaginario democratico a Mosca, un giorno.
E dobbiamo assicurarci che nessun Paese europeo dipenda da un unico fornitore di energia, soprattutto non dalla Russia. In questo momento, le cose sono dalla nostra parte: il Presidente Trump esporterà più energia.
Ma l’Europa deve farsi avanti e lavorare di più a lungo termine per garantire una vera indipendenza energetica. Non si può continuare ad acquistare gas da Mosca, aspettandosi anche garanzie di sicurezza, aiuto e sostegno da parte degli americani. È semplicemente sbagliato.
Ad esempio, il Primo Ministro della Slovacchia non vuole accedere al gas statunitense, ma non perde la speranza di godere dell’ombrello di sicurezza degli Stati Uniti.
L’Europa deve avere un posto al tavolo quando si fanno accordi di guerra e di pace. E non mi riferisco solo all’Ucraina. Questo dovrebbe essere lo standard.
L’Europa merita di non essere solo uno spettatore, con i suoi leader che si riducono a postare su X dopo che un accordo è già stato fatto. L’Europa deve dare forma ai termini di questi accordi.
Il prossimo.
Abbiamo bisogno di un approccio completamente nuovo e più coraggioso nei confronti delle aziende tecnologiche e dello sviluppo tecnologico. Se perdiamo tempo, l’Europa perderà questo secolo.
Ora, l’Europa è in ritardo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Gli algoritmi di TikTok sono già più potenti di alcuni governi. Il destino dei piccoli Paesi dipende più dai proprietari delle aziende tecnologiche che dalle loro leggi. L’Europa non è più in testa nella corsa globale alla tecnologia, e resta indietro rispetto all’America e alla Cina. Non si tratta di una questione secondaria: si tratta di debolezza, prima tecnologica ed economica, poi politica.
L’Europa è spesso più concentrata sulla regolamentazione che sulla libertà, ma quando è necessaria una regolamentazione intelligente, Bruxelles esita. Dovremmo garantire il massimo sviluppo tecnologico in Europa e prendere insieme tutte le decisioni importanti – per tutta l’Europa.
Dalla produzione di armi allo sviluppo tecnologico, l’Europa deve essere leader.
L’Europa deve diventare il mercato più attraente del mondo – e questo è possibile.
E infine, l’Europa deve essere in grado di garantire la pace e la sicurezza – per tutti, per se stessa e per gli altri, per coloro che nel mondo contano per l’Europa.
L’Europa merita di essere forte. E per questo, l’Europa ha bisogno dell’UE e della NATO.
Questo è possibile senza l’Ucraina e senza una giusta fine della guerra della Russia contro l’Ucraina? Sono certo che la risposta è no.
Solo delle vere garanzie di sicurezza per noi serviranno come vere garanzie di sicurezza per tutti in Europa. E dobbiamo fare in modo che anche l’America ci consideri essenziali. Affinché ciò accada, l’attenzione dell’America deve spostarsi sull’Europa. In modo che un giorno, a Washington, si dirà: tutti gli occhi sull’Europa. E non a causa della guerra. Ma per le opportunità che ci sono in Europa.
L’Europa deve sapere come difendersi.
Centinaia di milioni di persone visitano l’Europa per vedere i suoi monumenti, per imparare dal suo patrimonio culturale. Milioni di persone nel mondo sognano di vivere come gli europei. Saremo in grado di conservarlo e di trasmetterlo ai nostri figli? Se noi in Europa possiamo rispondere positivamente, l’America avrà bisogno dell’Europa e di altri attori globali.
L’Europa deve plasmare la storia per sé e per i suoi alleati, per rimanere non solo rilevante, ma anche viva e grande.
Grazie.
Слава Україні!











