Vicenza 2024. La cultura è una bella invenzione. La serata in Dainese.

Dopo la presentazione del dossier per la candidatura a capitale della cultura, ieri sono iniziati gli incontri pubblici in cui si racconteranno i contenuti del progetto e si incontreranno i soggetti che ne fanno parte. Prima tappa: le imprese. La location è decisamente impattante e camminare tra le sale della Dainese significa entrare a contatto con un mondo di successo sportivo e industriale. Qui si svolge la serata; alla fine ci saranno luci e ombre, perplessità e speranze. Andiamo con ordine. Il padrone di casa apre le danze. Pare di essere ad un convegno aziendale Dainese. Viene illustrato un progetto di protezione e sicurezza per chi lavora negli ambienti estremi, soprattutto ai poli. Lino Dainese orgogliosamente parla dell’impresa come soggetto che produce cultura e quindi bene comune. Descrive un’azienda aperta ai giovani e che elabora e realizza idee e quindi invenzioni. Ecco la parola chiave della serata e del progetto tutto: invenzione. Ci si torna dopo.

Marco Marcatili è il coordinatore del dossier. Economista, è responsabile sviluppo di Nomisma. Conduce la serata e introduce i temi portanti: 1- Sviluppo città-territorio a base culturale; 2- Cultura per generare invenzioni (costruzione sociale); 3- Vicenza metafora della fabbrica delle invenzioni. Il concetto chiave è quindi quello di immaginare una città la cui parte produttiva si apre alla gente e mira al miglioramento della qualità del vivere attraverso la creazione di plus che concretamente interagiscono col quotidiano. Si parla di prodotto, di economia, di cultura quindi come motore creatore di fattualità. Marcatili cita Palladio come un “cursore” e come grande inventore. Qui la parola invenzione prende un senso più comprensibile al mondo culturale. Il dossier, spiega, ha dei punti di forza innegabili. La partecipazione di 89 comuni su 114 con quindi la provincia di fatto che si candida e non solo la città capoluogo. Novanta produttori culturali coinvolti (attenzione alla parola “produttori” che non è casuale visto che comprende il mondo dell’impresa). Quindici grandi realizzazioni culturali per il 2024. Una candidatura di territorio quindi che si fonda sul portare avanti l’idea di impresa come produttore culturale a monte, prima cioè del valore economico. A chi gli chiede cosa resterà poi, a giochi fatti, risponde che non ci sarà una Tour Eiffel ma rimarrà una città più viva, flussi turistici incrementati e un tasso di partecipazione culturale maggiore.

Il Sindaco Rucco viene chiamato sul palco come “capitano” e scherzosamente dice che meglio usare un altro termine. Parla di un “sistema” Vicenza che ha partecipato al progetto e di questo immane lavoro come eredità che lui lascerà alla prossima amministrazione. Guido Beltramini poi ha illustrato i contenuti delle prossime mostre in basilica, non mancando di salutare la presente in prima fila Lia Sartori.

Fin qui la serata. Cosa dire quindi? I dubbi si fondano sull’approccio più economico che prettamente culturale e d’altronde considerando da chi è stato coordinato il dossier non c’è nemmeno da stupirsi. Manca un progetto cardine, manca un tema, le aziende apriranno le loro porte come fossero musei ma le perplessità che tutto questo non sia un lavoro di rete sono forti. Quel che sfugge è il piano culturale vero, il gusto in bocca dopo ieri è dolceamaro perché la collaborazione reale con gli operatori culturali (non produttori) cittadini non è del tutto chiara. Poi c’è l’invenzione. La cultura non è un’invenzione. La cultura siamo noi stessi, le conoscenze, la morale, le tradizioni e poi chiaramente le arti, tutte. Ma non si può pensare ad una cultura isolata, presa e messa in canali paralleli. Cultura è ambiente, sociale, educazione, urbanistica, tutto ciò che riguarda il vivere e l’essere umano. I progetti fortemente sinergici che hanno fin qui ottenuto il premio di essere capitale culturale, si sono basati su un lavoro capillare sul territorio, sulla partecipazione dal basso e non dall’alto, perché la cultura (e qui si intende come atto concreto) la deve fare la gente di cultura. C’erano pochissimi operatori culturali ieri sera ma è auspicabile fosse perché era un appuntamento più corporate. Mancava anche l’assessore alla cultura. Per concludere si può dire che faremo il tifo con tutti noi stessi perché Vicenza ce la possa fare, questo è poco ma sicuro. Aspettiamo i prossimi incontri comunque per capire di più se queste perplessità siano fugabili o meno.

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