Paolo Limoli. So quel che mi piace (e mi piace quel che so).

Paolo Limoli ha la faccia da perenne bravo ragazzo, di quelli che coltivano sogni e raccolgono speranze, gentile, innamorato, sensibile. Poi se scavi a fondo e fai attenzione scopri in realtà che è tutto vero. In più, però, c’è la “quota fantasia”, quel bisogno di perdersi in universi paralleli popolati da cuori e macchine di carta, vino buono e una tastiera in cui suonare l’intro di “Firth Of Fifth”. Poco importa se artisti si nasca o si diventi, poco o nulla importa nel caso di Paolo. Che l’arte sia la prova che la vita non ci basta lui lo sapeva da sempre e che la soluzione sia nella natura forse anche. La natura da cui viene la carta, il suo elemento artistico, che modella, tratta con cura estrema, ridefinisce fino a creare una nuova natura, che non è un orpello bambinesco bensì un giocoso e fiabesco riparo dalle storture che ci circondano. L’arte di Limoli pare provenire dalla cameretta di un bambino che senza accorgersene è diventato maturo, mantenendo la leggerezza dei pensieri profondi, la forza di un gigante che ti fa spostare le montagne con un dito. Sempre senza paura di andare controvento, sapendo che nessuna tormenta può disperdere quei fogli ora divenuti mondo a se.

“Son tornato a Vicenza dopo 10 anni in Spagna – ci racconta Paolo. Era intorno alla fine del 2013. Compresi subito che non avrei più potuto continuare a fare quello che facevo prima perché qui era davvero cambiato tutto. In Spagna lavoravo con le istituzioni e quando la crisi scoppiò ne rimasi coinvolto personalmente e tornare fu la scelta più ovvia. Avevo in testa il progetto ma non avevo i contatti con le aziende top, quelle che producono la carta top”.

Avevi già iniziato le tue opere mentre eri ancora in Spagna?

Assolutamente si, tutto era già nato dentro di me e avevo realizzato dei pezzi per casa mia e per degli amici ma con le carte spagnole che compravo in cartoleria non andavo da nessuna parte.

Questione di materiale quindi?

Non solo. Sentivo il bisogno di tornare in Italia anche dal punto di vista emotivo. Sono graphic designer dal lontano 1978 e la materia la conosco perfettamente e sapevo che qui avrei trovato il massimo. Univo il famoso utile al famoso dilettevole in fin dei conti.

Cos’hai fatto una volta tornato a casa?

La prima azienda che ho contattato è stata la Favini srl di Rossano Veneto. Andai da loro con una delle opere che tenevo a casa mia. Opere in carta tridimensionali. Mostrai la prima opera e spiegai il progetto: avevo realizzato dei files con illustrator che simulavano il risultato finale con dimensioni, colori, carte e grammature. Inoltre avevo il “gancio” per una mostra.

Insomma ti eri già costruito una sorta di “pacchetto completo”?

Quasi si. Il fatto è che credevo così tanto in quell’idea che evidentemente sono riuscito a comunicarlo e ad essere convincente con Favini, che ad un certo punto mi fa: “fai pure la lista della spesa e da oggi la carta è tua”.

E così inizia la carriera artistica vera e propria (quella commerciale) di Paolo Limoli. La prima mostra è ad Arzignano dopo un lavoro durato più di un anno. “Ho esposto 14 pezzi ispirati dai Genesis. Quello più importante si chiamava “Watcher of the Skies” che finì tra le mani di un grande collezionista che all’epoca non conoscevo. Andò che vendetti 12 delle 14 opere esposte. La mostra sarebbe dovuta durare due settimane e finì invece col rimanere aperta due mesi con più di 500 visitatori. Il tutto in un ex tipografia dismessa nello spazio riservato al magazzino della carta. Siamo nella primavera 2016”.

Watcher of the Skies

In questa storia si intrecciano amori e valori con una precisione talmente ordinata che pare studiata a tavolino e non nata dalla semplice passione. In realtà, come lui stesso ammette, il progetto artistico era stato pensato nei minimi dettagli e la sua straordinaria capacità empatica ha fatto il resto. C’è un po’ tutto dentro: l’industriale che ci crede e investe, lo spazio espositivo perfetto e la band della vita. La musica è fondamentale per Paolo, almeno quanto la sua carta. L’amore per i Genesis è totale, dai tempi di Gabriel a quelli di Collins, il gruppo londinese è stato la colonna sonora di un’esistenza. Ultimamente Limoli ha stretto un rapporto si potrebbe dire famigliare con un altro gruppo prog: i Big Big Train. La prematura e assolutamente casuale scomparsa del cantante David Longdon è stata un dolore simile in tutto e per tutto a quello causato dalla perdita di un parente stretto.

“La musica è tutto. Anche se mi sento vicino ad un mondo più vasto di riferimenti. Parto da un’ispirazione che è la natura, poi la musica, l’arte alla Escher, chiaramente l’architettura, il cinema, il regno animale. E mi vedo sempre tutto già in testa. Poi scarabocchio a matita le info di base: scelta della carta e dimensioni. Dopodiché disegno al computer. E’ un disegno bidimensionale che ha la resa di un immagine tridimensionale. Quindi arriva il momento del cutter, della riga , della matita, delle colle, del compasso, tutti strumenti e materiali che usavo già quando facevo il grafico. E per finire serve tanta tanta tanta pazienza. Ci posso mettere qualche giorno come qualche mese. Io mi adatto alla carta e non lei a me. Non modifico colori o altro. Lavoro anche molto col bianco e il nero.

Veniamo alle concretezze, agli aspetti anche venali. Come si vive da artisti?

Guarda, innanzitutto non posso immaginarmi a lavorare part time, perché io devo investire tutto il mio tempo e tutta la mia manualità. Sono anche stato fortunato in ogni caso. La mia prima mostra me l’organizzò una persona che aveva l’esperienza sufficiente per poter capire quali potevano essere le corrette quotazioni delle mie opere e in base a quali criteri. Ci sono dei principi che, messi insieme, concorrono a formare il valore di un’opera. Dimensioni, tempo di lavoro e coefficiente artistico che, alla fine, lo da il mercato. Oltre a questo devo dire che sono inserito in una nicchia di mercato vergine perché le cose che faccio io non le fanno in tantissimi.

Il soggetto preferito di Paolo sono le automobili perché, come dice lui, “ce l’ho in testa fin da bambino. A seconda di quello che mi viene richiesto lavoro con ampia libertà interpretativa. Non realizzo una copia di un modello reale ma la mia interpretazione artistica. Ho fatto ad esempio una Porsche composta dai 32 colori della palette che Porsche usava per quel modello di 911 4s Carrera”.

Paolo Limoli lavora esponendo ad una media di 4 mostre all’anno. Non vende online e ha un considerevole giro di privati e collezionisti. Se gli chiedi perché la carta, ti risponde: “perché l’amo, perché disegnavo fin da piccolo su carta, non sulle tele e perché la carta è viva”.

Ma se la tua casa prende fuoco, brucia anche tutta la carta!

In quel caso mi basterebbe salvare una copia di “The lamb lies down on broadway”.

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