Enrico Hüllweck e il “suo” teatro

In epoca di anti-politica e di barricate costanti solo ed esclusivamente ideologiche, mi trovo di fronte
ad un ex Sindaco importantissimo per Vicenza che ad un certo punto mi dice “Io questi anni non li
capisco più, ma santo cielo, se devo operarmi al cuore mi assicurerò che il chirurgo sia bravo, non mi
passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di chiedere prima di che partito è”.
Enrico Hüllweck è rimasto sia politico che, soprattutto, medico e gli è rimasta quella elegante posa
serena e coinvolgente, così posata e calibrata che davvero pare passato un secolo dal suo decennio.
Che si sia nel frattempo peggiorati tutti è più che dubbio, quasi certezza.
Ma torniamo al medico, perché è nel suo ambulatorio che ho il piacere di incontrarlo.
Entro e son circondato da giocattoli, peluche e gnomi e io mica mi ricordo come fosse lo studio del
mio di pediatra, ma il caro Dottor De Marzi era decisamente sbrigativo e di giocattoli neanche
l’ombra, magari un ciupa ciupa, e già era festa grande.
Son qui da Hüllweck il pediatra per parlare in realtà di Hüllweck il sindaco, e finirò invece per parlare
quasi solamente dell’Hüllweck uomo.
Già, perché la sua storia umana si intreccia talmente profondamente con quello che è stato il suo
doppio mandato come primo cittadino vicentino, che pare uscita da quei romanzi in cui i sogni poi si
realizzano, e iniziano prestissimo, quando sei ancora bambino, e pure qui è un cerchio che si chiude.
Ma è tutta la storia un racconto di rimandi e di sorprendenti coincidenze, che poi tali non sono.
Iniziamo dal vero tema conduttore, ovvero il Teatro. Quel Teatro che fu la consegna alla città di Enrico
Hüllweck.
Sipario.


“Tutto nasce quando da bambino con mia mamma ascoltiamo la “Norma” cantata dalla Callas alla
radio, visto che in casa non c’èra la tv. Ad un certo punto lo spettacolo si interrompe per un incidente
e al posto della Callas, quando tornò la diretta, continuò Anita Cerquetti. Io avevo 8 anni, mi girai
verso mia madre e dissi:“potrà mai venire la Callas a Vicenza?” e la mamma mi rispose “no purtroppo,
perché non abbiamo più un teatro per la lirica, avevamo il Verdi e l’Eretenio ma le bombe li hanno
distrutti, ora speriamo che il sindaco costruisca un nuovo teatro ”.
Era il 1955. Lo so a cosa pensate: che sia tutta una zuccherosa favoletta per raccontare la vita di un
bambino sensibilissimo, col teatro che lo investe come un destino potente in tenerissima età.
Beh, ad essere sincero pure a me pareva fantasioso il tutto, comunque Hüllweck prosegue.
“Nel 1948 il governo dell’Italia appena liberata, aveva varato una legge per la quale se un comune
ricostruiva un Municipio, una Chiesa o un Teatro, che fossero stati abbattuti dalle bombe, allora il
governo avrebbe pagato le spese intere. La durata di quest’offerta era di 50 anni.
Quindi sarebbe cessata nel 1998, e che succede in quell’anno?”
Succede che Enrico Hüllweck nel 1998 diventa il nono sindaco della città di Vicenza e da quell’anno il
governo non lo paga più, il Teatro da rifare.
Ora la storia del destino inizia a farsi seria.
“Tutti i sindaci precedenti avevano provato la via del finanziamento attraverso la legge del ‘48;
parliamo di ben 34 tentativi per costruire un nuovo teatro. Ma ogni tentativo fallì nonostante parecchi
soldi impegnati per le necessarie adempienze documentali”.
C’è un bel libro di Antonio Di Lorenzo su questa “saga” dei tentativi falliti: si chiama “L’altalena dei
sogni”
e descrive tutti quegli anni di fallimenti per costruire il Teatro e lo fa perché ormai non c’è più il
finanziamento, quindi considera la chimerica impresa ormai accantonata.
“Io però nel ‘98 sono un Sindaco senza soldi ma col desiderio intatto e riesco a recuperare una
cinquantina di miliardi grazie ad un operazione con la Centrale del latte di Torino”.
Qui il politico si riprende il centro del palco e scosta il melomane sognatore.
“Durante il mio mandato ho costruito tantissime cose: i palazzi della piazza, scuole, strutture
sanitarie, piscina, moltiplicato per otto il numero dei parcheggi, ho fatto strade piazze ponti, ho
cercato i soldi per il teatro e però mi rimaneva una domanda: dove farlo?
Abbiamo identificato l’area della vecchia Valbruna ma c’era una casa da abbattere e questo era un
problema mica da poco”.

E riecco il destino che interviene, e a questo punto il fatto che le vite di Enrico Hüllweck e di quello
che oggi è il Teatro Comunale di Vicenza siano pressoché inscindibili, diventa praticamente una
certezza.
“Viene fuori che in quella casa abitava un mio paziente che avevo evidentemente curato bene, tanto
che la famiglia accettò di andarsene in segno di ringraziamento e rispetto nei miei confronti.
A questo punto partono i lavori con la ditta CO.GI. e dopo qualche mese mi chiama una banca per
consigliarmi vivamente di non dare i soldi alla CO.GI. perché è in odore di fallimento. Infatti dopo poco
la ditta fallisce. Allora passo il lavoro alla Vittadello che accetta nonostante la cifra minore, e
finalmente i lavori partono”.
La spiegazione dei 34 fallimenti, mi dice, risiede nel fatto che in città c’era sempre stato un clan anti
teatro.
“C’era una scritta in Basilica che diceva vicetia velenum plena e secondo me spiega tutto”, mi dice
sornione l’ex primo cittadino.
In ogni caso arriva il 10 dicembre del 2007 e giusto pochi mesi prima viene a mancare la madre di
Enrico.
Ma quella sera del ‘55 in cui ascoltando la radio con lei, tutto iniziò, sarà lo stesso ricordata perché è
l’incipit del tutto e ora è anche un dovere e un omaggio alla madre.
Così il Teatro Comunale viene inaugurato con “Casta diva” e con l’immagine della luna che colpisce il
sipario e lo apre, accarezza tutto il palco e poi scende nel punto da dove sale Milly Carlucci, madrina
della serata.
Questa è l’incredibile storia del Teatro Comunale e del suo cocciuto, risoluto, ingegnoso e
appassionato creatore.
Qualche difetto c’è e me lo confessa senza remore.
“Per qualche anno avevamo problemi di acustica ma non si poteva perfezionare perché è
consuetudine attendere degli anni per permettere all’edificio di integrarsi col suo stesso corpo. Poi in
ogni caso venne migliorata, anche se c’è ancora da fare qualcosa per perfezionarla.
Nel periodo in cui sono stato presidente abbiamo messo da parte 500 mila euro che sono tutt’ora in
cassa. Il Covid purtroppo ha distrutto due anni di attività.
Ora la speranza è che si riesca dall’anno prossimo a riprendere gli spettacoli per bene.
Chi diceva che il Teatro non serviva e si chiedeva se valesse la pena spendere miliardi per una realtà
che magari non era amata dal pubblico ora non ha più argomenti visto che addirittura io stesso sono
sorpreso da quanta gente lo frequenta”.

Sindaco, e le critiche economiche? A quelle cosa rispondiamo?
“Beh, al tempo avevamo la Centrale del latte quasi in fallimento e la Regione Veneto mi disse che
avrebbero potuto darmi 20 miliardi. Nel frattempo vengo a sapere che l’importantissima ditta del
nord “Miller” stava organizzando una sorta di invasione di tutta Italia, acquisendo le centrali in
difficoltà. A quel punto mi recai a parlare col direttore della Centrale del latte di Torino per spiegare
che conveniva molto di più a loro comprare la nostra, così da fermare l’avanzata della Miller e al
contempo prendere pieno potere nel nord Italia.
L’accordo è così: 1- voi comprate il terreno per fabbricare la nuova centrale 2- costruite la nuova
centrale a vostre spese 3- ci lasciate la vecchia centrale e il suo terreno, e per finire 4- ci date 60
miliardi. Torino accetta. Dopo aver firmato in Sala Stucchi l’accettazione di questo patto, mi dice con
greve cadenza piemontese “mi sa che ce l’hai messo nel piede”.

Diavolo di un Hüllweck, che storia, che romanzo di vita, che vero pezzo di teatro.
Un teatro che i posteri, tra cent’anni quando lui ci lascerà, dovrebbero avere l’intelligenza, la decenza
e l’eleganza di intitolare ad Enrico Hüllweck.

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