Regali contro il boicottaggio

Oggi il boicottaggio è divenuto una suprema prova di virtuosismo intellettuale per ogni anima sensibile, armata di hashtag e indignazione preconfezionata, che decide di cancellare intere civiltà culturali per il peccato mortale di avere leader impresentabili. Come se la grandezza di un popolo si misurasse dal suo capo di turno, e non dalla profondità delle sue parole scritte, dalle sue sinfonie, dalle sue tele. Oggi, in questa epoca di purismi da salotto, si boicotta la Russia per Putin, l’America per Trump, Israele per Netanyahu. Ma dalle mode morali bisogna diffidare fermamente, e quindi qui vi proponiamo l’esatto contrario: dei regali, e per essere più precisi, regali di libri, per ricordare che l’arte non è un’appendice del potere, ma il suo antidoto eterno.

Partiamo dalla Russia, terra di despoti e di geni, dove il boicottaggio culturale contro Putin – lo zar post-sovietico con l’aria da judoka fallito – è diventato un mantra per gli illuminati d’Occidente. Come se ignorare Dostoevskij o Tolstoj potesse punire il Cremlino! È una stupidità abissale, un’ignoranza che confonde la propaganda con la poesia. Boicottare la letteratura russa significa privarsi di “Delitto e castigo”, dove Fedor Dostoevskij scandaglia l’anima umana con una ferocia che nessun regime può imbrigliare. Regalatelo per costringere un amico a confrontarsi con il caos interiore, non con le marce militari. Oppure “Anna Karenina” di Lev Tolstoj, un’epopea di passioni e società che ridicolizza ogni tentativo di ridurre la Russia a un’autocrazia muscolare. E per i più audaci, “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, satira sulfurea contro il totalitarismo staliniano – ironia della sorte, boicottare questo per punire Putin è come bruciare libri per protestare contro la censura. La politica passa, l’arte rimane: ignorarla è un suicidio culturale, un atto di provincialismo che fa ridere i veri tiranni.

Poi c’è l’America, da sempre un colosso imperfetto che ora, con il ritorno di Trump, viene dipinta come un covo di barbarie. Boicottare la sua letteratura? Ridicolo, profondamente ignorante. Come se Hemingway o Faulkner fossero complici di Wall Street o del MAGA. Regalate “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald: un affresco di ambizione e decadenza che smaschera l’american dream ben prima che un reality show lo profanasse. O “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, dove la guerra e l’amore si intrecciano in una prosa asciutta, immune alle chiacchiere elettorali. E per chi ama il Sud profondo, “L’urlo e il furore” di William Faulkner, labirinto di voci e tempi che esplora il razzismo e la follia umana – temi che Trump non ha inventato, né può cancellare. Boicottare questi autori per un presidente effimero è come rifiutare Shakespeare perché Elisabetta I era una monarca assoluta: un’idiozia che impoverisce solo chi la pratica. L’arte americana è un specchio critico del suo paese, non un suo megafono.

E quindi Israele, il capro espiatorio perenne, boicottato per Netanyahu, che incarna tutte le contraddizioni di una nazione assediata. Ma confondere la sua politica con la letteratura israeliana è un errore da analfabeti morali. Amos Oz, in “Una storia di amore e di tenebra”, dipinge un ritratto intimo e doloroso della nascita di Israele, tra sogni sionisti e tragedie palestinesi: boicottarlo significa chiudere gli occhi sulla complessità, preferendo slogan a sfumature. O David Grossman con “Vedi alla voce: amore”, un’opera che mescola Olocausto e follia quotidiana, ricordandoci che l’arte ebraica è un grido contro ogni forma di oppressione, non un’arma di propaganda. Regalateli, questi libri: sono vaccini contro il manicheismo, prove che la cultura israeliana trascende i governi, dialoga con il dolore universale. Boicottarla per Bibi è stupido quanto ignorare Kafka perché l’Austria-Ungheria era un impero: l’arte non obbedisce ai confini, né ai premier.

In fondo, cari boicottatori, la vostra crociata è un’illusione puerile: credete di colpire il potere negando la cultura, ma finite per punire voi stessi. La politica è effimera, un teatrino di ambizioni e compromessi; l’arte è eterna, un ponte tra anime che resiste alle ideologie. Non mescolatele: sarebbe come giudicare Michelangelo per i papi che lo pagavano. Invece, regalate libri. Regalate Russia, America, Israele attraverso le loro parole. È un atto di resistenza vera, contro l’ignoranza che finge di essere virtù. E se proprio dovete boicottare qualcosa, boicottate la stupidità. Quella, sì, merita l’oblio.

Febbraio 2026

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