È un Natale diverso questo del 2024 per il capoluogo berico. Diverso in quanto può mostrare una vetrina di cambiamenti che da molto tempo non si vedevano. E sono solo i primi passi di strategie più ampie, ma è un fatto che gli ultimi 30 giorni hanno portato in dote alla città una serie di novità e annunci che da cittadini dovremmo prendere come regali sotto l’albero ideale del nostro orgoglio vicentino. Inizia, chiaramente e nettamente, a vedersi quel senso di rigenerazione che il sindaco Possamai aveva in mente ai tempi della sua campagna elettorale. Due soprattutto le notizie che portano ad immaginare come sarà la città nel prossimo futuro: si parla di due interventi che potranno essere il vanto per l’amministrazione così come lo furono il Teatro e il tribunale nuovo per le giunte a guida Hullweck. Parliamo della nuova Biblioteca Bertoliana e del progetto di Piazza Matteotti. La Bertoliana pensata da Flavio Albanese sarà un complesso moderno e polifunzionale, integrato nel tessuto urbano, vivo e fruibile, che sorgerà al posto dell’ex scuola Giuriolo, di cui è prevista la demolizione. Il nuovo edificio avrà come cuore pulsante un’ampia corte coperta che prenderà luce dall’alto, sviluppata su tre piani; sarà inoltre dotato di un piano interrato, di spazi verdi e di numerose sale per lo studio, la lettura e la socialità. Dopo il Teatro Comunale, questa si presenta come la più grande opera pubblica in città.

Piazza Matteotti tornerà ad essere una vera piazza, come si attendeva da troppo tempo. Il progetto include il rinnovamento dell’ex Macello che diventerà, per una parte, sito di uno studentato, e per un’altra parcheggio. Un altro clamoroso mutamento e miglioramento che segna un cambio storico. Ma non solo questi due pilastri sostengono l’aria nuova recente. Che dire del restyling della parte ovest di Campo Marzo, prima con il parco giochi e ora con il parco dell’ippodromo, con un recintato elegante come si conviene e come accade nelle aree simili in tutta Europa, permettendo a quella zona di tornare ad essere luogo per famiglie e bambini con una rinnovata programmazione di intrattenimenti? E l’area verde dell’ex carcere di San Biagio che diverrà un nuovo Parco Urbano per tutti, con spazio giochi dedicato ai più piccoli, non è forse un’altra grande novità, anche considerando che quell’area oggi completamente invasa dalla vegetazione, fa parte di un complesso in disuso da quasi 40 anni? Dicembre poi era iniziato con il video mapping natalizio di cui abbiamo parlato qui e il cui successo è indubbio e si rinnova ogni giorno con plauso dei commercianti. Un’iniziativa che ha permesso anche di risparmiare molti soldi alle casse comunali. L’esposizione in Basilica poi, con il secondo capitolo del progetto “Tre Capolavori a Vicenza” iniziato l’anno scorso con Caravaggio, Van Dyck e Sassolino e che ora, a tema acqua, si ripete con Leonardo, Bassano e Gazzola. Un progetto culturale più che una semplice mostra, che di nuovo ha incontrato da subito un grande consenso di pubblico con già migliaia di persone nei primissimi giorni, numeri che salgono costantemente. E infine ultima, ma solo cronologicamente, l’apertura della nuovissima ala Roi a Palazzo Chiericati con oltre 1.500 visitatori che, la prima sera di speciale inaugurazione, hanno visitato le 11 nuove sale restaurate e completamente rinnovate che accolgono più di 300 opere, alcune delle quali mai esposte in precedenza.

Contenti tutti quindi? Non proprio. Come se non fossimo tutti, indistintamente, investiti da questi miglioramenti, perché tutti cittadini e quindi senza divisioni di sorta, qualcuno minimizza al punto da negare l’evidenza. In particolare dall’opposizione striscia un atteggiamento che più che rappresentare una narrazione della minoranza è proprio una minore narrazione, una versione sleale dei fatti. Non che una critica non sia legittima, anzi, è sempre auspicabile e fondamentale nel dibattito. Ma quando invece di dissentire si raccontano scenari distorti, forse è meglio fare chiarezza. E anche qui, non per elogiare a priori e tantomeno per partigianeria, ma per spirito di verità. Andiamo a vedere punto per punto se il governo cittadino mente e si appropria di virtù altrui o se quello che sta accadendo è frutto di un lavoro e una visione che ha le basi nell’attuale giunta condotta da Giacomo Possamai.

Si dice che la nuova Bertoliana fosse un progetto dell’amministrazione Rucco, ma si evita di dire che di quel progetto è stata appurata poi l’insostenibilità da Flavio Albanese, che i fondi nessuno aveva mai spiegato dove e come trovarli e che il sito era un altro, con maggiori problemi anche strutturali e logistici e che in 5 anni non si era visto nulla neanche sulla carta, se non progetti come quello dell’arch. Volpato per SAB e un’idea economica che prevedeva poco meno di 8 milioni da mutuo in due anni. Poco, pochissimo per dire fosse qualcosa di avviato e deciso. Ora, presentare un progetto completamente diverso, in un’altra zona, dopo appena un anno e mezzo di mandato, con le basi solide per essere realizzato in tempi medi, è tutto fuorché “copiare” o chiudere qualcosa iniziato prima.

Capitolo Piazza Matteotti ed ex Macello. Nei piani del sindaco Rucco c’era un parking multipiano da 90 posti ma il problema fu che nessun operatore di mercato era disponibile perché, di fatto, si trattava di un progetto che non stava in piedi, tanto che l’ex amministrazione, pur consapevole, ugualmente in campagna elettorale ne parlava come “loro” programma. Poi, con un progetto diverso, realizzabile, e pensato più in un’ottica sinergica, l’amministrazione Possamai trova il sostegno della Fondazione Pielle24 che finanzia l’operazione (ricordiamo: studentato e parcheggio) e chiede come compensazione di spostare il parcheggio da Piazza Matteotti che così, con un Chiericati rinnovato e sempre più importante, una piazza nuova con locali e opere come il murales su Matteotti di Osvaldo Casanova, diventerà un cuore pulsante per studenti e cittadini. Anche qui, si sta parlando di due racconti completamente diversi. In aggiunta a tutto questo va ricordato come, sull’argomento ex Macello, il gruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale si sia astenuto, mentre il resto della minoranza abbia votato a favore, mostrando uno schieramento diviso sul tema.

Su Campo Marzo e la recinzione poi siamo di fronte nemmeno ad una narrazione fantasiosa ma proprio ad un falso storico. Il centrodestra era diviso sul tema con Matteo Celebron favorevole e Francesco Rucco contrario, tanto che finirono per “discutere” anche sulla stampa. Non esisteva nessun progetto per nessuna cancellata, se non un dibattito con idee discordanti e che si basava in ogni caso sull’area est, quella grande per intenderci, e nulla aveva a che fare con quanto è stato fatto ora, detto e ripetuto che non era comunque un progetto rucchiano.

Per l’opposizione, Possamai anche su San Biagio taglia nastri ma non porta farina del proprio sacco. Sarebbe colpevole di aver sfruttato un lavoro della precedente amministrazione che aveva portato lo IUAV in quel quartiere. Peccato che nessuno, davvero nessuno, mai aveva teorizzato di aprire lì un giardino e che l’idea parta prima da Stefano Dal Prà Caputo e successivamente da Cristina Balbi; la critica è quindi piuttosto surreale. Inoltre è risaputo che fu la Fondazione Studi Universitari ad essere decisiva per l’arrivo dello IUAV e volendo si potrebbe quindi dire che nemmeno su quel fatto l’ex amministrazione può totalmente prendersi piena gloria. Volendo eh, ma non vogliamo.

Persino su “I Tre Capolavori” ora in Basilica ci sono critiche che parlano di “ripiego” e non di vera mostra sebbene già con la precedente esposizione sul tema del tempo si fossero gettate le basi per un progetto che è lungi dall’essere un ripiego ed è invece un modo per portare in Basilica più gente possibile (e gratuitamente per chi risiede in provincia) e calarla in una riflessione intellettuale in maniera popolare. Poi, chiaro che non sia una cosiddetta “grande mostra” ma non è mai stata presentata come tale. E, parlando di mostre, ci sarebbe da ricordare che Vicenza con l’amministrazione Rucco perse l’enorme occasione di ospitare l’ultima mostra (letteralmente, visto che sarebbe stata una retrospettiva sugli ultimi sessant’anni di lavoro) del grandissimo architetto Norman Foster, che voleva fortemente Vicenza e la Basilica come sua ultima vetrina perché innamorato della città, ma non ci fu quell’impegno necessario per trasformare “priorità” da parola a fatti, da chi governava città e cultura, tanto che Foster, deluso e irritato, portò la mostra al Centre Pompidou di Parigi con un successo clamoroso.

Ma la critica forse più insensata è quella che riguarda l’ala Roi del Chiericati. Andiamo con ordine e iniziamo da un po’ di storia. L’attuale progetto di recupero e modernizzazione di Palazzo Chiericati prende piede nel 2010 (assessore Francesca Lazzari). A fine 2013 (assessore Jacopo Bulgarini D’Elci) si inaugura l’ala palladiana. Tra 2014 e 2016 (sempre Bulgarini) si perfeziona il progetto dell’ala novecentesca, che viene progettata finanziata, realizzata e inaugurata con grande successo. Nell’anno successivo (stessa giunta, stesso assessore) si chiude il progetto dell’ala ottocentesca (ala Roi), che viene approvato dalla giunta a fine 2017 (con 2,5 milioni di finanziamento) e di cui viene avviato l’iter di gara nell’aprile 2018. Il tempo stimato di cantiere è un anno e mezzo. Non si tratta quindi di un’opera transitata in modo paritario tra diverse amministrazioni. Ma di un progetto avviato nel Variati 1, ma ancora di più sviluppato e perfezionato nel Variati 2, dove si inaugura la prima ala, si progetta finanzia e realizza la seconda ala e la terza. I 5 anni di Rucco vedono un rallentamento del cantiere al limite dell’abbandono, visto che i tempi finiranno per quadruplicare e che, al cambio di amministrazione, sarà necessario far ripartire un progetto ormai a quel punto letteralmente spiaggiato. Difficile quindi attribuire all’amministrazione Rucco particolari meriti, e anzi possono essere imputati alla loro assenza di regia politica i notevolissimi ritardi rispetto al crono-programma (1 anno e mezzo di lavori da primavera 2018!).
Quando l’attuale giunta si insedia, trova non solo il cantiere bloccato ma anche una mancanza economica per una perdita del filo del senso dei restauri del palazzo che per più stralci si erano persi per strada. A conti fatti mancavano 400 mila euro, trovati poi dalla Fondazione Roi che ha permesso di terminare i lavori del cantiere. La vera domanda sarebbe: ma cos’è successo prima, quando per 5 anni non si è fatto nulla, mentre adesso in un anno e mezzo si è finito e inaugurato?

Vicenza avrebbe bisogno di armonia, la stessa armonia che c’è nella sua splendida architettura la dovremmo ritrovare nella nostra comunità, nel tentare almeno di sentirci tutti partecipi delle cose positive che ci accadono e che ci arrivano. Se è sacrosanta la discussione politica è altrettanto doveroso sia onesta e fattuale, altrimenti con propaganda e tensioni e qualche caduta di stile, si finisce solo con l’inasprire una realtà sociale già portata alla polarizzazione da questi tempi non certo facili. Non va tutto bene in città, sia chiaro, e ci piace ribadirlo in fondo a questo articolo. Vicenza deve essere più attrattiva, risolvere grandi problemi di un centro storico che si spopola, di negozi che chiudono, di disagio sociale, nuove povertà. Vicenza ha un traffico fuori scala, il disastro dei cantieri TAV all’orizzonte, c’è insomma di che stare all’erta e su cui lavorare. Ma se questo Natale lo possiamo festeggiare anche con reali novità finalmente indirizzate verso una nuova visione di città, ci piace farlo, appunto, con l’armonia dell’ottimismo e la franchezza delle cose vere chiamate con il loro nome per rispetto di chi ci legge. Buon Natale a tutti i vicentini!










