Il mondo artificiale. Verso il transumanesimo.

E il vento d’estate che viene dal mare
Intonerà un canto fra mille rovine
Fra le macerie delle città
Fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà
Fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo

Ma noi non ci saremo
Noi non ci saremo

Abbiamo scherzato con l’intelligenza artificiale la settimana scorsa. Un giochetto poco più che puerile, che però voleva porre l’accento sul futuro prossimo, che è già molto presente. ChatGPT già oggi può scrivere tranquillamente dei libri, anche dei saggi complessi, può prendersi libertà creative, avere una sorta di “punto di vista” e guidare scelte anche di business e di strategia. Ma è ovvio che quando parliamo di intelligenza artificiale parliamo di un mondo che va ben oltre ad una chat che scrive per noi o parla per noi o crea immagini per noi. Parliamo di una rivoluzione più grande anche di internet o lo smartphone, due fenomeni che hanno cambiato totalmente il modo di vivere in questo secolo e che oggi non sarebbero immaginabili fuori dalle nostre vite. Elon Musk nei giorni scorsi ha presentato un nuovo progetto di intelligenza artificiale chiamato Grok, che vanterà una spiccata ironia e “un’anima ribelle”, ricalcando guarda caso la sua personalità. Il Sole 24 ore del 10 gennaio scrive che ChatGPT si è sbilanciato sulla data di un possibile crollo dei mercati azionari. I lettori potranno verificare le previsioni dell’app. e capire se e quanto avesse ragione. Una decina di giorni fa, nella provincia di Gyeongsang, in Corea del Sud, un robot che aveva il compito di sollevare scatole di peperoni e metterle sul tapis roulant, non è riuscito a distinguere un operaio da una scatola di verdure e così lo ha afferrato finendo per stritolarlo. Ma ci sono sviluppi che riguardano anche gli studiosi umanisti. Tante Università sono dotate di un dipartimento di «Umanistica Digitale». Di natura “umanistica” è l’insieme delle fonti, mentre l’ottimizzazione dell’informazione è più un’offerta tecnica per i docenti e gli utilizzatori finali. E qui sta il punto. Ovvero il progressivo allontanamento dell’uomo come centro attorno a cui il mondo si muove. Il vero tema che pone l’intelligenza artificiale è il ruolo dell’uomo, o il nuovo ruolo dell’uomo, nel suo orizzonte di azione. E questo in un’epoca in cui più volte ci si è chiesti se e quanto bisogno avremmo di un nuovo umanesimo. Il fatto è che se un nuovo umanesimo è necessario, la civiltà artificiale ne è l’esatto opposto.

Il nuovo umanesimo di Joseph Ratzinger ad esempio, che presupponeva la centralità dell’essere umano nel processo produttivo, nel rifiuto dell’accumulazione capitalistica a spese dei diritti e degli spazi d’azione dell’uomo, dell’opposizione della logica del dono, della carità e della gratuità alle logiche dominanti nell’economia globalizzata, nella difesa della funzione sociale del lavoro. Come possiamo pensare ad un’etica derivante dal potere dell’IA? Un principio per considerare l’etica e la morale dell’IA è che questa tecnologia non faccia perdere il senso di ciò che ci rende umani. L’IA può confrontare una risonanza magnetica che rivela un tumore con quelle di migliaia di persone in tutto il mondo ed estrarre modelli di sviluppo a una velocità di analisi che nessun medico potrebbe raggiungere. Va da sé che poi la medicina avrà bisogno del medico per valutare i risultati, determinare la terapia e trattare con il paziente. La questione più importante di cui preoccuparsi davvero è se l’IA cadrà nelle mani dei soliti pochi ricchi, affinché non si verifichi una distribuzione ineguale della ricchezza. L’IA rischia seriamente di diventare principalmente uno strumento di business e se per un attimo torniamo a ragionare sul concetto di umanesimo e di sviluppo, un’altra teoria ci pone riflessioni profonde, quella dell'”inviluppo” di Edgar Morin, ovvero una politica che unisca globalizzazione e de-globalizzazione, crescita e decrescita, sviluppo e, appunto, inviluppo. Se Morin e Benedetto XVI avessero ragione, l’era artificiale si presenterebbe come un transumanesimo piuttosto pericoloso.

Ma si deve essere realisti e non solo pragmatici. L’intelligenza artificiale non potrà mai essere etica in sé. È uno strumento e, come ogni strumento, o sarà usato nel bene o sarà messo a disposizione del male. Infatti non esiste una buona intelligenza artificiale, ma solo esseri umani buoni e cattivi. Quindi, l’auspicio non può che essere quello di poter contare su una intelligenza artificiale incentrata sull’uomo, che deve servire gli interessi dei cittadini e non viceversa. Ma questo auspicio, in pratica, ci porta a ipotizzare che l’IA venga utilizzata dall’uomo per creare qualcosa che sia migliore dei migliori esseri umani. Siamo sicuri sia possibile?

E il campo culturale? Quello della pura creazione? Quando John Cage teorizzò la musica aleatoria, era perché si sentiva affascinato, come uomo moderno, da uno degli elementi tipici della modernità: il concetto di casualità. Secondo Cage i suoni di una composizione possono “scegliersi da soli” attraverso un lancio di dadi. Non puoi sapere quale sarà il risultato lanciando due dadi: puoi scommettere su questo o quel risultato ma con un evidente fattore di rischio. La musica aleatoria è la volontà di alcuni compositori di non volere alcuna volontà. In altre parole, il tentativo di lasciare che l’opera, in modo sconosciuto, si componga da sé, secondo criteri del tutto casuali. Il creatore rimane comunque parte attiva in quanto filosofo e inventore di un sistema profondamente intellettuale.

John Cage nel 1966 durante un concerto alla National Arts Foundation a Washington, D.C

Diverso ma molto simile anche il modo di lavorare del duo composto da Rob Brown e Sean Booth, noti col nome di Autechre. Quello che il duo inglese porta avanti da decenni è un esempio folgorante di “musica generativa”, in cui la “macchina” pare avere davvero il sopravvento sull’uomo, in un clima freddo, robotico, alieno. Gli Autechre sembrano i genitori di ChatGPT, intelligenza priva di contenuto, espressione pura dell’algoritmo. Il risultato è quello di una musica fredda e impersonale, un tentativo di rendere procedurale anche l’acqua, qualcosa che ricorda le trasmutazioni alchemiche, la presenza di forme di vita ancora da intuire, un suono che assomiglia a un rumore bianco più che a una melodia. La presenza umana si fa idealmente accessoria, frutto di una casualità che non fa che essere elemento di sfondo di una vita aliena appena giunta fra noi sotto questa forma.

Autechre

Ma siamo sempre dentro a vertici creativi apicali, a forme d’arte volute dall’uomo. In questo contesto, l’IA probabilmente diventerà strumento in più, risorsa vera, e non spaventa e non sminuisce la portata contenutistica un futuro del genere. Sarà arte prodotta in maniera diversa e ci porrà giocoforza dentro ad un sentiero in cui chiederci: “l’arte esiste a prescindere dall’uomo?”. Theodor Adorno sosteneva che l’arte avesse bisogno della filosofia, ovvero della speculazione, per poter essere interpretata, per dire ciò che essa non poteva dire e che però poteva essere detto solo dall’arte, che lo dice tacendolo. Un’opera d’arte diventa tale quando è codificata, quando è inserita in un contesto (Duchamp) o quando, come diceva Camus, vi è la rinuncia dell’intelligenza a ragionare il concreto. Un albero, in mezzo ad un campo, se fotografato o dipinto diventa arte, ma di fatto, per il solo esistere e stare lì, è già rappresentazione dell’esistente.

Se l’aspetto creativo apre queste e mille altre questioni, sempre affascinanti e non per forza presagio di nefasti scenari, rimane il fortissimo dubbio su dove ci condurrà l’era artificiale più in generale. Noi qui proviamo ad immaginarci come sarà e non ci sentiamo di essere molto ottimisti, anzi. La quasi certezza è che l’uomo sia destinato a demandare sempre di più e ad intervenire sempre meno. Un uomo che diventa passeggero della vita e non conducente. Un uomo che parcheggia l’anima nella sala giochi del divenire. Un uomo che si allontana sempre più dalla conoscenza e che mette la cultura su un piano sempre meno decisivo. Un futuro del genere non può che portare ad una mortificazione delle relazioni e dell’intelligenza reale (non artificiale). Le conseguenze di una società più stupida sono facili da immaginare. Servirà un’inversione di rotta ed un ritorno all’umanesimo e all’uso degli strumenti tecnologici non da posizione subordinata. Servirà capire che il modo più efficace per il miglioramento della società consiste nel miglioramento del comportamento etico, piuttosto che nello sviluppo tecnologico. Accadrà, per forza di cose accadrà. Ma noi non ci saremo.

Dicembre 2023

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