Vida. Una vicentina persiana e l’atroce realtà delle donne in Iran.

Guai a dare per scontata la libertà. Viviamo nel mondo libero da molto tempo ormai e corriamo il rischio di sottovalutare la conquista di cui godiamo. La libertà passa attraverso guerre, sofferenze, atteggiamenti disumani. La libertà arriva infine ma rimane fragile, è una creatura sensibile che deve essere accudita e salvaguardata. L’uomo sa essere disumano, crudele, folle. Il fanatismo dei tiranni e degli integralisti religiosi, è sempre attivo. Più di mezzo mondo non gode di quanto noi diamo per assodato. Libera stampa, libero culto, laicità dello stato, diritti civili, elezioni democratiche. Eppure in Myanmar, Eritrea, Libia, Siria, Corea del Nord, Tibet, Somalia, Sudan, ci sono situazioni molto gravi. Per non parlare poi di imperi come la Cina o, ovviamente, la Russia, esempi di dittature con risvolti a dir poco agghiaccianti. Ma in questi giorni, ad occupare le cronache, c’è l’allucinante realtà iraniana, che è esplosa davanti agli occhi del mondo dopo l’assassinio brutale di Masha Amini, picchiata a morte dalla “polizia morale” perché indossava non correttamente il velo. L’opinione pubblica mondiale si è indignata e così l’Onu e l’UE. Lo si è detto e ripetuto per Putin: bisogna smetterla di avere rapporti con i criminali. Quello che serve è una svolta etica anche nei commerci, che isoli e condanni i regimi autoritari e disumani come quello iraniano. Quello che è successo in Iran con la morte di Masha ha fatto esplodere una protesta che da troppo tempo covava sotto la cenere. E sono le donne le protagoniste, le donne iraniane condannate ad essere schiave da un regime folle e fanatico. Donne iraniane che sono diventate il simbolo per tutte le donne del mondo. E per tutte le genti che vivono private della libertà. A Vicenza da diversi anni vive Vida, una donna iraniana che oramai è italiana e vicentina ma che sta facendo di tutto per portare la sua voce e la voce dell’Iran che soffre, in giro per l’Italia e l’Europa. L’abbiamo incontrata, di ritorno da Firenze dove aveva parlato di sostenibilità nell’ambito della moda (il suo lavoro) e poi ovviamente del caso Iran.

Che notizie hai oggi dal tuo paese?
Oggi principalmente si parla di Elnaz Rekabi, l’atleta che, indossando la maglia dell’Iran, ha corso senza il velo per la prima volta. Non si hanno sue notizie da ore. Lei ha pubblicato un post su instragram dove dice che sta bene e che il suo velo le è caduto per sbaglio. Ma questo in realtà vuol dire: “mi hanno catturato e obbligato a scrivere questo e ora sto tornando nel mio paese perché altrimenti farebbero del male alla mia famiglia”. Ecco quello che succede, ti costringono a dire quello che vogliono. Ti fanno confessare. Ti mettono sotto pressione, ti minacciano.

Come vivevi in Iran?
Nel terrore. Con la paura costante anche solo di essere vista con il tuo ragazzo o addirittura con tuo fratello. Un giorno, nella mia piccola città, mi hanno fermata perché camminavo con mio fratello, è successo dieci anni fa, appena prima che la lasciassi per venire in Italia. Ci hanno separati e portati via. Mi hanno fatto notare che non ero vestita come avrei dovuto perché avevo un abito per loro troppo corto e il velo da sistemare. Mi hanno chiesto se il ragazzo fosse davvero mio fratello e cose del tipo “quale è il colore del vostro frigo?”. Fosse stato il mio ragazzo finivo in prigione. A mio fratello hanno ordinato di tagliarsi i capelli e vestirsi più coperto. Puoi capire bene che avevo sempre paura nel fare qualsiasi cosa perché se ti beccano sei finito. Nel migliore dei casi devi avere soldi da spendere come cauzione per uscire da prigione. Ma quasi sempre, oltre al pagamento, subisci violenze fisiche. Non è vita, è puro terrore. Mi ricordo che negli ultimi anni mettevo lo smalto ma stavo attenta non fosse anche appena un po’ stravagante perché sarei stata subito accusata e punita. A 7 anni ti fanno mettere il velo. All’asilo. Il terrore fin da subito sulla donna che deve sempre stare zitta e cucinare. Certo, puoi studiare, ma perché? Che senso ha? Tanto devi solo sposarti

E gli uomini?
Anche l’uomo vive sotto enormi limitazioni. Ad esempio non può portare maniche corte o pantaloni corti però può nuotare o fare jogging mentre la donna no. La donna non può andare in bici o mettersi i leggings. Gli uomini sono colpiti quando esprimono le loro idee e a quel punto vengono catturari e portati in prigione. Ma se un uomo cammina per strada non gli dicono nulla. Per quanto riguarda i gay invece, vengono uccisi direttamente! Per gli omosessuali, donne o uomini, c’è la pena di morte.

Lo slogan di questi giorni è “Donna vita libertà”. Ce lo spieghi?
Dice tutto, perché dentro a questo slogan non c’è il velo. Non c’è oppressione. Parliamo di vita. In Iran uccidono i cani perché non puoi avere il tuo cane. Il cane all’occhio dell’islam iraniano è impuro quindi non puoi tenerlo perché non è islamico. Per loro se “possiedi” un cane imiti la cultura occidentale e quindi ti multano o ti uccidono il cane o entrambe le cose. A loro non interessa la Persia per loro esiste solo la Repubblica Islamica. Il “velo” è su tutto. Quindi noi stiamo lottando per salvare quello che eravamo, la nostra storia, la nostra cultura. Masha Amini è solo il punto di non ritorno.

Lasciare l’Iran è stato difficile?
Avevo 25 anni e semplicemente non potevo più rimanere. Il paese mi soffocava in qualsiasi senso anche se mi piaceva la mia cultura, la storia della Persia, i miei amici. Ma non potevo più immaginare di rimanere. A 17 anni decisi di studiare architettura e, nel mio piccolo paese, non ero certo vista bene ma ho lottato e cercavo di vedere bellezza nell’architettura. Quando andavo a lavorare con gli operai nel cantiere non mi prendevano mai sul serio. Ho cercato di cambiare le persone attorno a me e la mia famiglia. C’è gente molto coraggiosa che è rimasta là e lotta, e credo proprio siano più coraggiosi di me. Combattono per il loro paese; se tutti facessero come me nessuno rimarrebbe là a fare resistenza. Ma io davvero non ce la facevo più.

Arrivi qui a 25 anni, quindi. Com’è stato il primo impatto?
Mi ricordo quando ero a Padova la prima settimana e dicevo a tutti “sono nel paradiso”. Mi pareva tutto incredibile, era una libertà totale ma non nuova perché era esattamente come io, nella mia testa, mi immaginavo la libertà. Sono stata a Padova otto anni e poi è arrivato il lavoro a Vicenza, 4 anni fa, e da 2 ci abito. (Vida lavora da https://www.wradliving.com/ , azienda vicentina di moda sostenibile). Ci ho messo tempo ad abituarmi ma non troppo perché io già sognavo l’Italia. Tante cose erano strane ma erano tutte bellezze che volevo scoprire, bellezze impagabili, inimmaginabili. Roma, Venezia, Firenze, un sogno. Vicenza la adoro per Palladio, essendo io architetto. Le persone che mi vedono dal mio paese mi dicono che sto bene qui e non stavo bene là e per loro sembra io sia italiana. E se devo essere sincera io mi reputo italiana perché ce l’ho dentro di me da sempre.

Cosa si può fare da qui per quello che sta accadendo in Iran?
Io ho in mente quello che hanno in mente tutti gli iraniani che vivono all’estero: ci servono Europa ed America perché loro hanno il potere di decidere come relazionarsi con l’Iran. Possono fare quello che hanno fatto con la Russia ovvero bloccare i beni e imporre sanzioni pesantissime. Serve la politica, serve dire “smettiamola di avere a che fare con l’Iran”! il 22 ottobre saremo a Berlino in oltre 70 mila persone e sarà grandioso e dopo questo non si può tacere! Serve la sensibilizzazione. Non può durare questo regime colpevole di tali e tante atrocità. Se i politici non fanno qualcosa anche loro avranno il sangue nelle mani. È ora di dire basta.

Sabato 22 ottobre alle ore 17 a Vicenza in Piazza delle Erbe ci sarà una manifestazione per le donne iraniane.

Novembre 2022

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