L’acqua chiama, la politica risponda, chi tutela l’acqua tutela il Veneto

Riceviamo e pubblichiamo:

Tra meno di un mese saranno rinnovati il Consiglio Regionale del Veneto e la Giunta Regionale, organi che governano e sovrintendono numerose materie fondamentali per la vita dei cittadini come sanità, ambiente, acqua, rifiuti e urbanizzazione, scarsamente presente per non dire assente nelle proposte dei vari gruppi politici è l’argomento acqua, è inaccettabile!
Negli ultimi anni sono sempre più numerose le criticità che associazioni, comitati e realtà locali hanno fatto emergere, sintomo che nelle intricate regole e procedure regionali che definiscono il sistema di autotutela del territorio c’è qualcosa che non va.
Nei prossimi anni chi governerà la Regione sarà chiamato ad affrontare temi caldi come le emergenze ambientali e sanitarie, i nostri nuovi rappresentanti politici che siederanno nelle stanze dei bottoni potranno farlo, avranno in mano anche le leve che permettono di riscrivere le regole che hanno generato le criticità attuali. Potranno chiudere gli occhi e fare finta che tutto va bene o potranno prendersi la responsabilità di legiferare su argomenti che impattano sul territorio e sulla vita dei veneti.
Come associazione che da anni si impegna per una corretta gestione e salvaguardia della risorsa idrica vogliamo sollecitare tutte le forze politiche e i futuri amministratori a mettere in cima alle agende, a prendere impegni precisi e vincolanti, a calendarizzare fin dai primi giorni dall’insediamento tavoli di lavoro e leggi specifiche su sette tematiche che riguardano da vicino le sette province venete:

Stop al consumo al suolo

L’impatto umano sul territorio deve essere fermato, il suolo è una risorsa fondamentale che deve essere preservata dalla montagna fino al mare passando per la delicata zona pedemontana dove si ricarica la falda acquifera che dà da bere a milioni di veneti. Consapevoli del cambiamento climatico in atto è responsabilità collettiva prevenire le catastrofi dovute al dissesto idrogeologico rivedendo le regole che permettono la cementificazione e l’impermeabilizzazione del terreno, scelte urbanistiche che costringono l’acqua a percorsi forzati spesso causa di devastazioni e morte. Fra gli importanti servizi ecosistemici forniti dal suolo non c’è solo l’infiltrazione nel sottosuolo delle acque meteoriche, per ricaricare la falda e combattere il dissesto idrogeologico, la capacità del suolo integro e ricco di biodiversità di sequestrare il carbonio, di chiudere I cicli biogeochimici, di assorbire e conservare l’acqua riducendo la necessità di irrigazione, solo per citarne alcuni, richiede attenzione sulla necessità di contrastare il degrado dei suoli, incentivando forme di agricoltura rigenerativa e limitando fertilizzanti chimici e pesticidi, fra l’altro responsabili di diffusione in ambiente e nelle acque di sostanze PFAS.

Limiti regionali per i PFAS

Da troppi anni ormai abbiamo scoperto che molti dei nostri territori sono inquinati da invisibili e micidiali sostanze chimiche che non conoscevamo, l’emergenza è diventata quotidianità, l’ignoranza è diventata consapevolezza, urgono regole severe e limiti stringenti sui PFAS. Non possiamo aspettare norme nazionali e delegare ad altri la salute dei veneti. Le molecole della famiglia PFAS non possono essere distrutte e si bioaccumulano ogni giorno, devono esserci regole certe per poter controllare e gestire la loro presenza in tutto il territorio regionale, con attenzioni particolari sull’acqua, sulle bevande e sul cibo prodotti localmente, alimenti che ingeriamo tutti i giorni.
Come già chiesto da moltissimi comuni, la regione più colpita dall’inquinamento da PFAS deve farsi capofila per promuovere una legge nazionale che vieti la produzione e l’uso non essenziale di questo tipo di sostanze. Che il disastro ambientale veneto sia da esempio e sprone per tutti, se non lo fa la Regione Veneto chi lo farà?!

Sicurezza delle fonti idropotabili

Da troppi anni attendiamo sia portato a termine il piano regionale per la sicurezza delle acque, urge accelerare! La regia regionale deve pretendere che siano completati al più presto in tutta la regione le mappature delle aree di salvaguardia delle fonti di captazione e delle possibili fonti di inquinamento per poter procedere con l’emanazione di precisi vincoli urbanistici che tutelino la risorsa idropotabile. Le ingenti spese di potabilizzazione dell’acqua, anche con filtri a carboni attivi, devono essere a carico dei responsabili dell’inquinamento e non dei gestori del servizio idrico prima e dei cittadini poi. Le regole per chi inquina devono essere severe e intransigenti!

Subito la bonifica dei siti Inquinati, controllo e gestione dei siti pericolosi

I siti già noti come sorgenti di contaminazione devono essere messi in sicurezza con la massima urgenza e senza ulteriori ritardi, ci aspettiamo sia un’azione prioritaria dei primi mesi del prossimo governo regionale, chi ha inquinato non può farla franca, deve pagare il danno causato e bonificare le aree compromesse. Chiediamo vengano intensificati i controlli ambientali per evitare che nuove fonti di inquinamento si aggiungano a quelle già presenti e che vengano riviste le leggi che regolano la catena operativa di controllo perché sia garantita una maggiore efficacia degli enti preposti e siano evitate omissioni e scarichi di responsabilità. L’attuale sistema di controllo e prevenzione ha mostrato tutti i suoi limiti e debolezze, deve essere migliorato, così non funziona! In un territorio antropizzato, le attività che producono materiali pericolosi devono essere severamente normate e monitorate, a partire da quelle pubbliche come la gestione dei rifiuti e il servizio idrico integrato che in alcuni casi produce fanghi contenenti concentrazioni elevate di sostanze pericolose come metalli pesanti e PFAS. Le regole
sulla loro gestione devono essere chiare e la pericolosa scorciatoia dell’incenerimento deve essere vietata. Le grandi opere pubbliche appaltate a soggetti privati necessitano di essere seguite più scrupolosamente dagli enti competenti, dalla fase di progettazione a quella della realizzazione, con il fondamentale coinvolgimento dei territori. Solo con severe regole e con il contributo di tutti si possono prevedere i rischi ed evitare disastri ambientali come quello che si sta delineando come conseguenza della realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta.

Tutela e controllo sanitario dei cittadini e dei territori inquinati

Le criticità ambientali si incarnano nelle persone che abitano i territori inquinati, cittadini inconsapevoli ed inermi che la regione ha il dovere di tutelare. Sono molti gli strumenti che i vari enti regionali possono usare per controllare le fonti di inquinamento e scoprire i danni che queste producono nelle persone e nell’ambiente, chiediamo siano pianificate e messe in atto con massima urgenza serie campagne di monitoraggio e prevenzione, sia a livello ambientale che sanitario. Alle persone contaminate e ammalate deve essere garantita una corsia preferenziale per l’accesso alle analisi e alle cure necessarie.

Tutela, rinaturalizzazione e gestione sostenibile delle aree di ricarica

Chiediamo di riprendere in mano i progetti riguardanti invasi e opere di laminazione come il bacino di laminazione sul torrente Astico tra Breganze e Sandrigo, per valutarli alla luce delle conoscenze attuali e delle reali esigenze idriche e ambientali. È necessario abbandonare la logica delle grandi opere di cemento e puntare invece su l’ampliamento e la tutela delle aree di ricarica naturale della falda, attraverso prati stabili, zone di infiltrazione e rinaturalizzazione diffusa del territorio; solo così potremo far tornare le falde acquifere a livelli ottimali e affrontare senza difficoltà i sempre più frequenti periodi siccitosi e gli eventi meteorologici estremi, conseguenti ai cambiamenti climatici in atto. Questi interventi, oltre a ricaricare le falde, permettono di ridurre il rischio idraulico ed evitare nuove pericolose colate di cemento, come quella che avrebbe potuto derivare dal progetto dell’invaso sul torrente Vanoi. E’ necessario inoltre ripristinare i deflussi ecologici dei fiumi con l’obiettivo di salvaguardare il bioma fluviale. Chiediamo di introdurre e rendere concreto l’obbligo di censimento e monitoraggio dei pozzi privati e dei prelievi aziendali, per garantire un uso equo, trasparente e sostenibile della risorsa idrica.

L’acqua è un bene comune pubblico

La risorsa idrica è un bene indispensabile e insostituibile, che la natura ci regala per poter vivere. La collettività è chiamata a gestirlo per metterlo a disposizione di tutti, preservandone la quantità e la qualità. Per garantire questo, nella nostra regione, da anni, ci si è organizzati con strutture e aziende pubbliche, bisogna però prendere atto che il “modello Veneto” è ormai minoritario nel panorama nazionale, avviato e spinto verso la gestione dei servizi pubblici locali attraverso aziende operanti nel libero mercato. L’acqua non è una merce, non può essere fonte di business o di interessi privatistici, il servizio idrico integrato è un servizio che è di competenza regionale, la Regione può e deve garantire che tale servizio sia gestito da enti pubblici e lontano da logiche di profitto. Questo è un appello alla responsabilità politica e civica di ogni candidato alle elezioni regionali; l’acqua è fonte di vita, chi ci governa e ci governerà è delegato dai cittadini a gestire e tutelare questo prezioso bene. È una delega importante che chiediamo convintamente venga messa al centro del piano di governo regionale, è interesse collettivo, è interesse dei veneti, è interesse del Veneto !

ACQUA BENE COMUNE VICENZA

Dicembre 2025

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