La donna sola in vacanza è un concetto che suona come il titolo di un film di Lina Wertmüller, ma con meno urla e più crisi esistenziali davanti a un prosecco. È agosto, il mondo si divide tra chi ha già prenotato il lettino in prima fila a Forte dei Marmi e chi sta ancora googlando “rifugio di montagna senza Wi-Fi ma con panorama da Instagram”. E tu, donna sola, dove vai? La risposta non è mai solo una questione di geografia: è un trattato di antropologia, psicologia e resistenza al giudizio altrui. Partiamo dal mare, che sembra la scelta ovvia. Il mare è democratico, no? Tutti possono sdraiarsi su una spiaggia, farsi arrostire come un gambero e fingere di leggere quel libro di 800 pagine che hanno comprato per sembrare intellettuali. Ma per una donna sola, il mare è un campo minato. Intanto, c’è la questione del costume. Non parlo di cellulite o di fisici da copertina, ma della logistica: come ti spalmi la crema solare sulla schiena senza sembrare un contorsionista del Cirque du Soleil? E poi c’è il dramma del tavolo singolo al ristorante sulla spiaggia, con il cameriere che ti guarda come se fossi una vedova di guerra e ti chiede: “È sola?”. Il mare, però, ha un vantaggio: la folla. Puoi perderti tra famiglie urlanti, influencer che fanno la ruota per un reel e signori di mezza età con sandali e calzino. La solitudine si mimetizza, diventa un’opzione, non un’etichetta. Ma c’è un prezzo: il mare è caro, caotico, e se non hai prenotato a gennaio, ti ritrovi in un Airbnb che puzza di muffa con vista su un parcheggio. E poi, diciamolo, il mare è per chi vuole essere visto. Una donna sola al mare deve scegliere: o si butta nella mischia con un caftano da diva anni ’70, o si ritira in una caletta isolata, ma lì il rischio è incontrare solo granchi e il proprio inconscio. E allora, i monti? La montagna è la scelta di chi vuole fare pace con se stessa, o almeno fingere di provarci. È il posto dove ti compri un paio di scarponi che userai una volta sola e ti convinci che sei una donna selvaggia, una via di mezzo tra Cheryl Strayed e una capra di Heidi. Ma la montagna è traditrice. Intanto, c’è il silenzio. Troppo silenzio. Una donna sola in un rifugio con vista sulle Dolomiti rischia di passare le serate a parlare con il camoscio imbalsamato appeso al muro. E poi c’è la questione fisica: il trekking. Ti vendono l’idea di passeggiate rigeneranti, ma dopo due ore di salita, con il fiatone e una vescica grande come un’oliva ascolana, ti chiedi perché non sei rimasta a casa a guardare Netflix. Eppure, la montagna ha un fascino. È il posto dove nessuno ti chiede perché sei sola, perché tutti sono troppo occupati a non cadere in un burrone. È il luogo delle grandi domande esistenziali, ma anche delle risposte semplici: un piatto di polenta concia e un bicchiere di rosso possono risolvere più problemi di un weekend a Ibiza. Però, attenzione: la montagna richiede carattere. Devi essere pronta a rinunciare al phon, a convivere con bagni condivisi e a sorridere quando il gestore del rifugio ti racconta per la terza volta la storia di quella volta che ha visto un lupo. Allora, dove va una donna sola in vacanza? La verità è che non c’è una risposta giusta. Il mare ti offre il caos, la montagna il raccoglimento. Il mare è per chi vuole dimenticare, la montagna per chi vuole ricordare. Ma ovunque tu vada, il vero viaggio è con te stessa. E, diciamolo, il vero dramma è scegliere tra un costume intero o un bikini, tra una cima da conquistare o un tramonto da fotografare. La donna sola in vacanza non è mai davvero sola: ha sempre con sé il peso delle aspettative, il desiderio di leggerezza e quella vocina che, ovunque sia, le sussurra: “Ma chi te lo fa fare?”. E la risposta, alla fine, è sempre la stessa: “Io”.

SI. I VICENTINI BEVONO.
Partiamo dal dato di fatto, senza giri di parole: noi vicentini beviamo.Non “beviamo un po’ di più della media nazionale”.








