La cultura è libertà ed in quanto tale non può accettare il ritorno del clima proto fascista.

Per moltissimi anni la situazione politica vicentina era stata contrassegnata da diverse sfumature di democristianesimo. Certo, vi era chi pendeva più da una parte e chi dall’altra, ma il tutto rimaneva sempre dentro a steccati di buonsenso, di moderazione, di doverosa adesione ai valori di rispetto e libertà. Ultimamente però vi è una evidente lacerazione di quel mondo e sempre più ci troviamo dentro ad un sistema polarizzato, ad estremi ed estremismi che si sentono giustificati dal comune sentire, che rispondono al dilagante populismo ponendosi come paladini di idee più o meno grottesche che sfociano in complottismo, anti-fattualismo e ideologie che si pensavano relegate a cortei e movimenti che in ogni caso mai sarebbero divenuti reali dettatori di agende.

Questa introduzione per arrivare ad un fatto di cronaca che non è solo politica (questo giornale vede con distacco le miserie della politica attuale) ma è sociale, antropologica e prettamente culturale.

Il consigliere comunale del Comune di Bassano del Grappa, Gianluca Pietrosante di Fratelli d’Italia ed appartenente al gruppo “Pavan SIndaco” è intevenuto in aula sull’argomento calo demografico. E se ne è uscito con una sequenza di riferimenti e tesi che hanno lasciato i più senza parole. Per l’ardito consigliere, che nel suo ultimo libro ha un’epigrafe che recita “a Dio, alla mia patria e alla mia famiglia”, le cause del decremento demografico sono: Rivoluzione ‘68 e distruzione patriarcato; Ideologia femminista; abolizione della patria potestà; aborto; relativismo culturale e conseguente individualismo a discapito del concetto di famiglia; e per finire i temi gender e cultura della morte.

Ora, non entro nemmeno nel merito del delirio reazionario di queste affermazioni. Giustamente si è levata una pesante protesta e la querelle di sicuro proseguirà. La sindaca Pavan si è fortemente dissociata e ha preso le distanze da parole che “non mi rappresentano e non rappresentano il punto di vista della lista in cui è stato eletto e neppure quello della maggioranza e sono parole talmente lontane dalla nostra sensibilità che vanno smentite e circoscritte ad un coup théâtre che fa guadagnare il titolo del giornale al consigliere in questione ma che mettono solo in imbarazzo la nostra lista e la nostra coalizione»

La faccenda comunque, come dicevamo, non è affatto solo politica. Il locale ormai non è più locale. Quel che accade anche in un comune non capoluogo a livello politico non si può più ascrivere al solo territorio come si faceva un tempo. Pensiamo a Verona e al risultato delle recentissime elezioni. La vittoria di Sboarina avrebbe significato un segnale fortissimo verso la destra al governo nazionale, verso posizioni vicine ad Orban, ostili all’Europa, grottescamente simili alle idee dei neofranchisti di Vox. Non stiamo esagerando, le dichiarazioni parlano da sole. Invece con Tommasi sindaco, quella deriva è stata per ora arginata anche perché buona parte del mondo moderato di centro e della destra liberale si è unito contro Sboarina. Ma il fatto è che il voto locale oggi influenza il nazionale e quello nazionale influenza il comunitario e quest’ultimo pesa sul mondo intero. Dopo la pandemia e la tragedia della ignobile invasione russa in Ucraina tutto è cambiato e molto probabilmente noi non vedremo nemmeno la fine di questa svolta. Il mondo non è più quello di 3 anni fa e non lo sarà più. Siamo certi, da sempre, che la conoscenza renda liberi, che chi legge libri non faccia la guerra, che la cultura sia inclusione, rispetto degli altri, totale adesione alla carta dei diritti umani. In che modo si possono accettare posizioni come quelle del nostalgico camerata Pietrosante? La risposta è semplice: in nessuno. Il pupillo dell’assessore all’istruzione e al lavoro della regione veneto non è che uno dei tanti che hanno spostato il fu centro-destra verso una destra che non è manco lontana parente di quella che aveva in mente Gianfranco Fini, che al confronto di questi liberi portatori di antistoricismo, era Alexis De Tocqueville.

Abbiamo un pericolo rappresentato da una platea di nostalgici, xenofobi, omofobi. Non a caso all’estero FDI è considerato un partito di estrema destra, mentre in Italia lo chiamano centrodestra. Siamo vittime di una sorta di acquiescenza anche linguistica, e Meloni punta anche su questo: lo sdoganamento progressivo, che sta appunto, e persino, nelle parole usate da chi racconta la politica. Quelle parole poi si depositano e diventano pensiero comune. E il gioco è fatto.  E se ci aggiungiamo la geopolitica, che da adesso in poi deve essere un tema elettorale anche nel più piccolo dei comuni, capiamo bene che non c’è davvero nulla da ridere alle parole di Pietrosante. C’è da mobilitarsi. Noi, con l’arma della cultura, lo faremo senz’altro, perché la cultura è libertà, e se non si può cambiare il mondo, si può certo almeno far riflettere prima di mettere la croce su una scheda elettorale.

Dicembre 2022

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