Il Bar Smeraldo. Una casa per tutti.

Era una casetta di legno, dipinta di verde smeraldo. Si trovava esattamente dov’è ora il bar ed era la mèta di chi terminava la passeggiata per il grande parco alberato. Coppie con l’abito del dì di festa, donne con l’ombrellino parasole e uomini incravattati. Era un’altra Vicenza, molto probabilmente più elegante e dai ritmi più blandi. Ma dopo oltre 120 anni lo Smeraldo è ancora lì, e se tutto intorno ogni cosa ormai è cambiata, lo spirito di quel rifugio, di quella casetta, è rimasto inalterato. Eh già perché ha proprio senso definirla casa e non semplice locale. Una casa per i moltissimi clienti abituali, una casa in cui sentirsi parte di un’identità, una casa in cui liberamente far festa ascoltando ottima musica, una casa soprattutto di e per Vittorio Zanon e Michela Zambonin.

Vittorio e Michela quest’anno hanno festeggiato i 30 anni di gestione, esattamente il 28 Aprile. Pochi giorno dopo, all’epoca, ci fu la storica adunata degli alpini, un battesimo col fuoco. Lavorarono ininterrottamente per 72 ore e quando chiusero, finalmente, si accorsero solo facendo le pulizie che, sotto ad un tavolo, stava dormendo un venditore ambulante. Evidentemente il concetto di “casa” era stato subito preso un tantino alla lettera.

La titolare, se vogliamo mettere i puntini sulle i, è Michela. Vicentina DOC, all’epoca però arrivava dalla Svizzera dove aveva lavorato come segretaria negli alberghi. Tornata a Vicenza trovò impiego presso la Caserma Ederle in un ruolo impiegatizio. Vittorio invece dirigeva un supermercato ma non si era comunque mai spostato dalla natia Cittadella. Si erano conosciuti in passato ma da anni non si vedevano al punto che si erano letteralmente scordati della reciproca esistenza. Un giorno, mentre Vittorio faceva sostituzione a dei colleghi (quindi per puro caso) avviene l’incontro, anzi, il rincontro. Lei lo guarda e pensa “io questo l’ho già visto” mente lui proprio non ha idea di chi sia la ragazza. Nessun dubbio però che fossero fatti  l’uno per l’altra. Scoppia l’amore e quella dello Smeraldo è molto anche una storia d’amore. I rispettivi lavori sono però un ostacolo per il rapporto così come la lontananza (lui a Cittadella lei a Vicenza). E così mollano tutto. Ora, non è la classica storia di quello che si stanca della vita e va in Messico ad aprire un chiringuito, ma poco ci manca. Avevano due lavori ben pagati, Vittorio in particolare, ma non esitarono un attimo a lasciare tutto pur di lavorare assieme e stare sempre uniti. Entrambi venivano da famiglie con grande tradizione di bar e ristoranti. Michela vanta in famiglia le gestioni della Triestina, del Bar Italia, Bar Firenze e Bar Castello. Vittorio aveva il nonno titolare della trattoria in centro a Cittadella. La scelta non poteva quindi che ricadere sull’apertura di un ambiente. Ma prima dello Smeraldo, la coppia gira mezza Europa in tenda, liberi e avventurosi. La passione dei viaggi li accomuna totalmente e inoltre subentrerà un secondo amore: la subacquea. Una volta sposati, la loro luna di miele sarà un corso sub, dopo di che i mari di mezzo mondo diverranno la loro meta preferita. Condividere tutto è la loro scelta. Il lavoro, l’amore per i viaggi e per il mare. D’altronde al primo appuntamento Vittorio portò Michela in barca a vela sul lago di Levico…

Vittorio tuttofare

Lo Smeraldo esiste da 120 anni. Sorgeva sulla diagonale opposta a Porta Lupia ed era considerato da tutti un posto di ristoro obbligatorio per i viandanti che erano soliti consumare corroboranti bevande (che spesso altro non erano che vino) prima di riprendere il cammino. La gestione di questa modesta baita in legno fu condotta dal bravo Nini Saggiorato fino al secondo dopoguerra, quando fu costruito un edificio in muratura, ovvero l’attuale bar. Si è sempre chiamato Smeraldo e durante il lockdown è stato chiesto ed ottenuto di aver diritto al rango di bottega storica di Vicenza e soprattutto di luogo storico del commercio regionale. Quest’ultimo titolo sono in pochi ad averlo in città. Lo Smeraldo è un po’ il parente povero in Campo Marzio. Ed è sacrosanto dargli dignità storica.

Lo Smeraldo (la casetta a sinistra) ad inizio ‘900

Michela e Vittorio nel 1991 aprirono il bar gelateria con orario dalle 7 alle 24. Soli loro due, si davano i turni. Gente all’antica, che quando si lavora si lavora. Il Bar è loro, le mura sono loro e quando è tuo ci tieni di più, fai di tutto affinché funzioni perché è tutto quello che hai. Il loro lavoro dall’esterno sembra banale ma in realtà bisogna conoscere tutte le sfaccettature possibili prima di intraprendere questa professione. Lo Smeraldo andò avanti per 20 anni come bar gelateria. Era il riferimento del parco storico di Vicenza, vissuto dalle persone del centro che si facevano il classico giretto. Sostanzialmente un locale estivo ma le domeniche pomeriggio d’inverno diventava così affollato che molta gente doveva addirittura andarsene. E la sera compagnie e cocktail bar. All’epoca era tutto più semplice: il bar lavorava senza pubblicità e spinte ma solo di qualità di servizio. Trovavi ogni lusso al vecchio Smeraldo. C’era tè rosso (mattonella di tè) che si gratta con la grattugia e che è usato dalle tribù nomadi cinesi. Più di dieci marche di whisky. Cocktail internazionali. Erano solo vent’anni fa, ma è cambiato il mondo.

Nei primi 2000 accadde che venne aperto un cantiere proprio tutto intorno al Bar. All’inizio doveva rimanere per pochi mesi, finirà col restarci per 4 anni. Ovviamente il lavoro ne risentì e pure molto. Il Campo Marzio prima e dopo, è un campo diversissimo. Terminati i lavori ci si trova privati della storica passeggiata e così anche la gente che abitualmente ci veniva, inizia a mancare. Sono le storie sulla zona che sentiamo anche oggi. Storie di un parco abbandonato a se stesso, delle siorette in piazza che dicono a Michela “mi spiace che non vengo più ma ho tanta paura”. I due sposi/baristi ammettono però che la situazione ultimamente è migliorata e che di fatto pericoli non ce ne sono. C’è da combattere anche contro un pregiudizio e un’insicurezza percepita più grande di quella reale.

Alla chiusura del cantiere, non ci fu immediata gloria per lo Smeraldo. Per reagire i due cercarono, sbagliando, di mutare il locale in bar di servizio, con tanto di ricevitoria e ricariche telefoniche, tipo osteria, ma non portò risultati. Poi accaddero alcuni fatti che indirizzarono lo Smeraldo verso la via che ancora oggi è la strada maestra. Era il periodo (breve) dell’assessorato di Matteo Quero. Quest’ultimo, con Aldo Cibic, aveva il progetto di portare la sgambatura cani non lontano dal locale e, cosa più grave, un’oasi ecologica proprio dietro al bar. A quel punto Michela e Vittorio dissero un educato “e noialtri??”. Fatalità una sera, Matteo Cibic, nipote di Aldo, scelse proprio lo Smeraldo per organizzare una festa che fu un grande successo. Poco dopo altri fecero la stessa scelta e piano piano il locale divenne “quello delle feste”. Niente più oasi ecologica. Un grande aiuto venne da Moris Ponzio in qualità di dj e consulente. Sono dieci anni ormai che ogni venerdì e sabato, dalle 23 alle 3, si fa festa allo Smeraldo. Sono serate aperte a tutti e con musica di tutti i generi in grande tranquillità. Dice Vittorio che, in anni ed anni, gli è successo di cacciar fuori ubriachi appena 3 volte. Alla fine il rispetto chiama rispetto e l’atmosfera rimane molto amichevole.

Nel futuro di Michela e Vittorio c’è la pensione e una seconda vita, vista mare. Ma è un futuro ancora lontano. Per ora si godono il rapporto coi giovani e lo dicono con l’orgoglio di avere clienti meravigliosi. Hanno un’opinione molto alta di questi ragazzi che si divertono, bevono e ballano ma hanno anche a cuore il prossimo e hanno un forte senso dell’amicizia e dell’impegno sociale.

Una sera arrivò una coppia, lei forse presa dalla strada e lui marocchino. Tutti li guardavano, erano decisamente fuori luogo. Presero due birre, senza sedersi. A un certo punto l’uomo iniziò a gridare violentemente contro la donna. Vicino a lui c’era Davide del vespa club che guardandolo gli disse: “no sai, qua dentro non si fanno queste cose perché il bar è nostro”.

Un ringraziamento al sito salutidavicenza.it

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