L’arte come strumento di consapevolezza civile, come linguaggio capace di trasformare l’indignazione in pensiero e il dolore in responsabilità collettiva. È questo il cuore della mostra “Artisti No PFAS. Una presa di coscienza”, promossa dall’Associazione di Promozione Sociale Il Cerchio di Ipazia di Treviso nell’ambito del progetto Terra Nostra. Gli artisti a difesa dell’ambiente.
Dopo le tappe di Trevignano e Treviso, dedicate ai temi dell’inquinamento, delle devastazioni ambientali e della cementificazione selvaggia, il progetto concentra ora l’attenzione su una delle emergenze sanitarie più gravi e meno visibili del nostro tempo: la contaminazione da PFAS, le sostanze poli e perfluoroalchiliche, noti come “inquinanti eterni”. Un problema che non riguarda più soltanto il Veneto, ma che sta assumendo i contorni di una minaccia globale, silenziosa e persistente.
Trentasei artisti di rilievo nazionale e internazionale hanno scelto di mettersi in gioco, ciascuno con un’opera originale, per interrogare questo tema attraverso il linguaggio simbolico e creativo. Tra gli espositori figurano anche docenti e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, a testimonianza di un dialogo intergenerazionale che attraversa la ricerca artistica e l’impegno civile.
La mostra è ospitata nella Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore fino al 22 febbraio 2022.
Ma l’esposizione non si limiterà alle opere in sala. È previsto un ricco calendario di incontri e momenti di approfondimento, con la partecipazione di rappresentanti dei medici ISDE, delle Mamme No PFAS, oltre a voci del mondo culturale e spirituale come Bepi De Marzi, don Albino Bizzotto e don Maurizio Mazzetto, insieme a poeti, scrittori e musicisti.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: evitare che l’arte diventi “luogo del non sapere” e resti invece logos, pensiero e parola, capace di portare testimonianza laddove la sola informazione rischia di non bastare. In un tempo segnato da crisi ambientali sempre più profonde, Artisti No PFAS prova a tracciare un sentiero diverso, dove la creatività si fa coscienza e la bellezza diventa atto politico.











