Questa creatività incantata non richiede uno sforzo per essere compresa, basta un tuffo spontaneo e sincero nelle acque vive della fantasia. Venite a scoprirla a Monte Berico, in sala Sette Santi Fondatori, dove la mostra a ingresso libero continua fino al 6 gennaio 2026.
L’arte di Daniela Prezioso Einwaller è simile a una casa di farfalle. Un luogo e una condizione interiore dove il colore effimero del sogno prende sostanza e con costanza si mostra agli occhi capaci di lasciarsi coinvolgere dalla leggerezza. Come un pulviscolo colorato composto da particelle in eterno movimento, il suo immaginario d’amore prende slancio e consistenza pittorica, facendosi racconto di un vivere spirituale del quotidiano che, con un respiro fresco e brioso, abbraccia piccole e grandi cose che accadono di ora in ora nei nostri cuori.
Daniela crea le “icone” gioiose e consolatrici legate con un filo tenace alla fanciullezza, all’ingenuità, allo stupore. Anche alla caparbietà, anzi all’ostinazione di custodire un tesoro tanto vulnerabile, preservandolo dal brusìo rovente dell’era moderna. Quest’artista coltiva immagini semplici e incantate di quel giardino di Eden nascosto dietro il velo opaco dell’ovvietà, dove osano sbirciare soltanto i bambini mai cresciuti, gli amanti al settimo cielo e i poeti catapultati sulla luna di miele.

A scanso di equivoci, le opere di Daniela mostrano non solo il suo estro di sognatrice ad occhi aperti, ma si qualificano chiaramente come manufatti di rara accuratezza artigianale, perché la loro autrice ha un grande mestiere nello sguardo e nelle mani, i quali muovono abilmente la materia pittorica, scandiscono sapientemente ritmi della composizione, modulano con vigore volumi e campiture, calibrano delicatamente punti nevralgici di una tessitura visiva che continua ad attraversare il tempo circolare delle stagioni e del giorno, dal tramonto all’alba e viceversa. Quel cerchio mai stanco di momenti individuali e di riti corali che raccontano sentimenti, legami, tradizioni, nonché la devozione, la fede, la speranza mai stanca.
Fondamentalmente, l’arte di Daniela sconfina nell’illustrazione, tocca gli orizzonti antichi delle pagine istoriate, anche se nasce spesso in grande formato. Non a caso, si trova particolarmente a suo agio nella versione editoriale, della pagina stampata, in grado di far risaltare il nesso tra singoli dipinti che si uniscono in cicli narrativi, concatenati in modo fluido, non didascalico.
Nata e formatasi artisticamente a Innsbruck, la pittrice austriaca riverbera in modo giocoso influssi derivati vagamente da Gustav Klimt, Paul Klee e Friedensreich Hundertwasser, con un impulso creativo che, per quanto concerne le immagini di ispirazione religiosa, richiama in alcuni punti lo spirito neobizantino e ornamentale della Beuroner Kunstschule, di certo ammorbidito e riplasmato con un pathos antitetico all’austerità monastica di Desiderius Lenz. La tenerezza esplode, la musicalità soffice ma travolgente muove le corde interiori dell’ordito, la foglia d’oro scintilla animando di luce innaturale e fiabesca tutte le figure unite nel girotondo gioioso della vita, restìa a tingersi di malinconia, pronta a vestirsi dell’Invisibile.










