La Caritas diocesana vicentina. La solidarietà dentro alla crisi e alla tragedia in Ucraina.

Come fare per dare un aiuto. Incontro con don Enrico Pajarin.

“Come Chiesa, ricordiamo che curando le ferite dei rifugiati, degli sfollati e delle vittime dei traffici mettiamo in pratica il comandamento della carità che Gesù ha lasciato, quando si è identificato con lo straniero con chi soffre, con tutte le vittime innocenti di violenza e sfruttamento.”

Papa Francesco

Fu per volere del grande Papa Paolo VI che, nel 1971, venne fondata la Caritas. Lo scopo era promuovere «la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica (art.1 dello Statuto).

In più di 50 anni la Caritas è diventata un punto di riferimento insostituibile per la società.

Per un cristiano, la carità è l’amore che unisce gli uomini con Dio, e tra loro attraverso Dio. Ma anche per chi non crede, la carità è ugualmente quel sentimento umano che dispone a soccorrere chi ha bisogno del nostro aiuto materiale.

In questi giorni di angoscia e scoramento, tutte le Caritas diocesane d’Italia sono in subbuglio e attive per far fronte alla tragedia in corso in Ucraina. I primi profughi stanno arrivando ma sicuramente, purtroppo, il numero è destinato a crescere velocemente. Ci è parso naturale quindi andare a parlare col direttore della Caritas vicentina, don Enrico Pajarin. Un’occasione per fare il punto della situazione, per comunicare quanto e cosa si può fare per la causa tutti assieme e per raccontare un’istituzione che svolge un’attività per cui non ringrazieremo mai abbastanza.

Don Enrico Pajarin

Don Enrico, com’è la situazione oggi?

Abbiamo avuto diverse riunioni per capire come organizzare le varie accoglienze e per interloquire con la Questure e gli enti sanitari. Ci arrivano tante telefonate che ci segnalano l’arrivo di persone dai luoghi della guerra. Ad oggi sono 92 coloro che hanno chiesto accoglienza a noi. Di questi, 57 sono minori. In ogni caso sono tutti donne (mamme) e bambini. Quando ci segnalano che stanno arrivando, noi avvisiamo la prefettura e subito cerchiamo centri di accoglienza straordinaria oppure punti abitativi sul territorio o anche parenti, conoscenze o possibili accordi di lavoro. Qualcuno, ad esempio, era occupato in aziende ucraine che collaboravano con aziende vicentine e così viene più facilmente aiutato a sistemarsi. Poi riceviamo moltissime chiamate da italiani che ci chiedono cosa si possa fare sul territorio. Stiamo quindi facendo soprattutto orientamento e segreteria. Quando riusciamo, accogliamo noi direttamente, come nel caso di un nucleo composto da nonna, mamma e bambina, arrivato nei giorni scorsi. Importante è muoversi in fretta per capire le disponibilità di alloggi o di ospiti volontari.

Cosa state facendo di concreto e cosa vi serve? Cosa possiamo dire a chi ci legge?

Per ora sia Caritas che Croce Rossa e Prefettura ci dicono di non incrementare le raccolte di beni per Ucraina o paesi limitrofi perché non hanno spazi ad uso magazzino e smistare tutto dai tir è un lavoro complesso e lungo. Molto più pratico ed utile è mandare dei soldi, fare offerte economiche.  Meglio un bonifico, anche di pochi euro. La situazione evolve di giorno in giorno. A Vicenza attualmente gli arrivi stanno procedendo. Chi in ogni caso vuole donare vestiario, medicinali, cibo, ci telefoni pure. Saremo poi noi ad attivarci quando avremo indicazioni dalla Prefettura. Chi arriva ora è chi è partito per tempo, sapeva come sarebbe andata e magari qui aveva delle conoscenze. Le persone più fragili però iniziano a partire adesso. Le Suore Dorotee di Vicenza hanno 3 comunità in quelle terre. Una in Ucraina vicino a Leopoli, una in Polonia e una in Romania e stanno già accogliendo profughi. Siamo in collegamento costante con loro.

Mensa Casa Santa Lucia

Lunedì 7 marzo, al Teatro Comunale di Vicenza, si è svolto un concerto per il popolo ucraino e don Enrico, dal palco, ha invitato il pubblico a donare quel che poteva, come poteva. Alla fine della serata sono stati raccolti più di 6 mila euro. Un successo e una dimostrazione di affetto e partecipazione della cittadinanza. Il rapporto della città con la solidarietà diventa materia di scottante attualità.

Lei è direttore della Caritas della diocesi di Vicenza dal 2016. Come ha visto cambiare la città?

Questi 6 anni son stati molto diversi tra loro. I primi due/tre direi che si stava anche benino, con la ripresa economica e una maggiore inclusione anche nel lavoro. In questi ultimi però tutto è diventato faticoso. Il covid ha causato una vera disgrazia, e non solo sanitaria. C’è stato un impoverimento generale del ceto medio. Abbiamo visto moltissimi, chiamiamoli ex borghesi, in seria difficoltà. La pena più grande è vedere persone con casa di proprietà ma senza un euro per mangiare. L’assenza di reddito dei liberi professionisti è stata qualcosa di deflagrante. Tutto questo ha chiaramente una ricaduta nell’animo umano molto profonda perché ti dà una idea di insicurezza e di paura. Molti non volevano ammettere di non avere più denaro. Ci arrivavano uomini e donne con indebitamenti enormi accumulati anche a causa della facilità con cui si accede ai prestiti.

Qual’è il rapporto di Vicenza e dei vicentini con Caritas? Attivo? Partecipativo?

Vicenza è migliorata, io sono di Cavazzale e quindi non posso molto dire prima del 2016, perché la rete la conosci quando ci sei dentro. Il tema del covid ha permesso di capire che se sei in rete si fa molto di più. La povertà ha molti aspetti diversi, nessuno riesce a dare risposte totali, ma lavorare in rete permette di dare una risposta diciamo più vera. La città risponde, apprezza molto quello che facciamo e c’è un grande desiderio di collaborare. In questi 6 anni, al di là di chi usufruisce del dormitorio, sono molti quelli che dormono all’aperto. C’erano i container vicino al Teatro Astra e poi per fortuna quell’emergenza è stata superata. Oggi riusciamo a dare assistenza a un numero altissimo di persone, anche se quelli che stanno fuori, di fatto, lo fanno perché non vogliono essere aiutati. I numeri comunque sono molto ridotti, si parla di una ventina di persone. Sappiamo delle lamentele a Monte Berico e comprendiamo bene. Però in quella zona non ci sono mica solo persone con disagi. A volte a sporcare e fa ar baccano sono i giovani che salgono al piazzale. Ci si aspetta sempre un atteggiamento in sintonia col proprio, ma a volte bisogna capire che le persone che dormono fuori si scelgono posti sicuri per dormire. Si sentono ovviamente più protetti sotto a dei portici o per le vie del centro che non altrove.

Povertà, diseguaglianze, pandemie e adesso la guerra. Caritas, chiesa, politica e società attiva, come distribuirsi i ruoli?

Abbiamo un dialogo molto libero e costruttivo sia con l’assessorato al sociale che con il sindaco e con la prefettura. Poi c’è chiaramente l’ambito sanitario che per noi è fondamentale. L’importante è essere sempre diretti e franchi e cercare di mettere al centro le persone. Il bene comune è un bene che fa star meglio tutti. Quelli che pensano che qualcuno deve star meglio a discapito di altri sbagliano. Le porte (e la braccia) sono aperte a tutte le realtà associative e di pensiero con tavoli di confronto per arrivare ad una sintesi.

Caritas ha moltissimi progetti. Quanta gente vi serve? Come riuscite a sostenere tutti gli impegni?

La disponibilità di volontari è un bene prezioso. Viviamo di volontariato. Chi fa accompagnamento, chi lavora al dormitorio, tutti sono volontari. Io dico che il tema è che la nostra è una realtà che vive sul concetto di comunità: questo è da tenere sempre in mente e nel cuore. Un concetto che nasce dal condividere e far crescere l’umanità. Chi è in difficoltà può sempre contare su di noi.

Emergenza Ucraina, aggiornamenti su iniziative avviate e come aiutare

La Diocesi di Vicenza ha attivato le opportune iniziative a sostegno delle persone colpite dalla guerra in Ucraina. Il vescovo Beniamino Pizziol, in contatto con iPrefetto Pietro Signioriello, segue l’evolversi della situazione mediante la Caritas Diocesana Vicentina, che a sua volta opera in stretto contatto e sinergia con la rete della Caritas Italiana e della Caritas Internationalis. Ecco, nel dettaglio, le iniziative fin qui avviate.

L’accoglienza dei profughi nel Vicentino e la raccolta fondi dedicata

Anche nel Vicentino è iniziato l’arrivo di profughi ucraini e Caritas Diocesana Vicentina sta collaborando con la Prefettura per l’accoglienza.

Ad oggi l’Ufficio Migranti di Caritas è stato contattato da 46 persone (13 famiglie più un singolo), di cui 28 minori, che hanno dichiarato di essere in viaggio verso Vicenza e, in vista del loro arrivo, hanno chiesto accoglienza. Di queste, avendo fornito le generalità complete, 35 sono già state preventivamente segnalate alla Prefettura per l’attivazione dell’accoglienza attraverso il sistema dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e il Sistema Accoglienza Integrazione (SAI). Di questi, per ora, risultano accolti due nuclei familiari.

Sempre al momento, nessuna persona è stata accolta direttamente da Caritas, ma prosegue il censimento relativo alla disponibilità di case, beni materiali e volontariato: finora ci sono stati 87 contatti. Si invita pertanto a proseguire la comunicazione delle disponibilità da parte di privati, parrocchie, enti, aziende e associazionicontattando la segreteria Caritas al numero 0444 304986 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 13) e tramite la mail segreteria@caritas.vicenza.it.

A favore dei profughi accolti nel vicentino, è stata inoltre avviata una specifica raccolta fondi. Vi si può contribuire donando ad Associazione Diakonia onlus, braccio operativo della Caritas Diocesana Vicentina, mediante bonifico bancario sul c/c Iban IT40D 05018 11800 0000 1107 9332, intestato a Associazione Diakonia Onlus presso Banca Popolare Etica – filiale di Vicenza (causale “Ucraina/Profughi nel vicentino”).

Caritas Diocesana Vicentina, tramite la propria équipe migranti, è infine disponibile a orientare e fornire informazioni circa le pratiche giuridiche e sanitarie connesse all’arrivo e all’accoglienza dei profughi che giungono nel Vicentino, in modo da attivare le specifiche forme di protezione, accompagnamento e inclusione degli stessi nella rete sociale locale. Sono già 5 le famiglie italiane che hanno chiesto informazioni perché direttamente contattate da 5 nuclei familiari (in totale 35 persone) che hanno dichiarato di essere in arrivo nelle prossime ore.

Il sostegno agli aiuti promossi dalla Congregazione delle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei S. Cuori

Un importante aggiornamento viene dalla Congregazione delle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei S. Cuori, con Casa Generalizia a Vicenza, che sta accogliendo profughi in tre comunità presenti in quei territori:

  • in Ucraina, a Javorov, vicino a Leopoli, suor Malgorzata e due consorelle riescono ad accogliere contemporaneamente 25 profughi e ad organizzarne il trasporto in Polonia con un pulmino;
  • in Polonia, a Lublino, suor Monika Boryca e consorelle riescono ad accogliere 41 profughi (nelle stanze della comunità e quelle parrocchiali), in accordo con la Caritas locale;
  • in Romania, a Oteleni, suor Emilia Rossi e consorelle hanno 30 posti disponibili per i profughi, che arriveranno nelle prossime ore.

È possibile aiutare specificatamente queste comunità, per l’acquisto e la distribuzione in loco di beni di prima necessità, effettuando un bonifico bancario, con causale “Per accoglienza profughi”, intestato a Ist. Suore maestre di S. Dorotea figlie dei Sacri Cuori – Iban IT11 X030 6911 8941 0000 0014 372.

La raccolta fondi di Caritas Italiana

Sul fronte dell’assistenza delle persone in Ucraina e sfollate negli Stati limitrofi, attualmente si conferma come maggiormente efficace la raccolta fondi per l’acquisto e la distribuzione in loco di beni di prima necessità. A tal fine Caritas Italiana ha già aperto dei canali. È possibile contribuire utilizzando il conto corrente postale n. 347013, donare online tramite il sito www.caritas.it o effettuare un bonifico bancario (causale “Europa/Ucraina”) tramite Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111.

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