Il Cimitero di Vicenza

Per i giorni di Ognissanti e della commemorazione dei defunti, abbiamo pensato di concentrarci sul nostro cimitero cittadino che vedrà funzioni e visite in numero maggiore, come ogni anno in questo periodo. I cimiteri sono luoghi sacri ma allo stesso tempo anche monumenti dell’uomo per l’uomo, memento e simboli di pietà. Abbiamo quindi chiesto ad uno dei maggiori esperti cittadini di farci da cicerone. Parliamo del Professor Luciano Parolin, il 2 Giugno nominato Cavaliere della Repubblica per meriti storico culturali. Il Professor Parolin organizza anche visite guidate al cimitero proprio questa settimana (in allegato a fondo articolo). Cogliamo l’occasione per ringraziarlo di cuore e per porgere a tutti voi lettori gli auguri per queste giornate speciali.

L’Editto Napoleonico di Saint Cloud del 1804, imponeva che le tumulazioni avvenissero fuori del centro abitato e che le lapidi dei “cittadini” fossero tutte uguali. Questo provvedimento, si estese anche in Italia a quel tempo sotto il regime napoleonico. Con l’occupazione francese del territorio Vicentino l’Amministrazione Provinciale del Bacchiglione (la provincia attuale) dovette progettare un cimitero fuori le mura. Le salme dei defunti venivano tumulate nei terreni adiacenti alle chiese, i nobili dentro le tombe scavate sotto ai pavimenti. Sino al 1809 il cimitero cittadino era nella zona di Campo di Gallo o delle esecuzioni di Giustizia, un’area tra Viale Mazzini e Carlo Cattaneo, fu soppresso nell’ottobre del 1815 perché una falda d’acqua creava problemi igienico sanitari. Un altro cimitero era nella zona di Santa Lucia per le salme dei militari, poi quelle degli ebrei, ma era insufficiente ai bisogni. Il luogo esiste ancora. Il Consiglio Comunale, nella seduta del 30 ottobre 1815, deliberava di nominare una commissione formata da tre cittadini per studiare il progetto del nuovo cimitero, in sostituzione dei due campi santi già esistenti. La commissione risultò composta da: marchese Luigi Filippo Sale; Manfredi Repeta; conte Antonio Piovene; cav. Alessandro Trissino i quali affidarono l’incarico del progetto all’architetto veneziano Giuseppe Jappelli, ma il lavoro, venne scartato. Allora chiamarono come tecnico l’architetto e valente artista municipale Bartolomeo Malacarne il quale, dopo aver studiato il territorio fuori porta Santa Lucia, il 1° Luglio 1816 presentava un elaborato alla commissione competente. Il giudizio fu alquanto favorevole, il Malacarne aveva creato un vero capolavoro, una scenografia suggestiva, compreso il viale d’accesso con quadruplice filare di cipressi. Il progetto fu approvato dall’Eccelso Imperial Regio Governo (austriaco) con ossequiato dispaccio 21 giugno 1817”. I lavori cominciarono subito. Le cappelle per le tombe particolari, delle famiglie nobili della Città, ricavate sotto i portici, molte delle quali di notevole fattura.

Il cimitero fu completato nel 1848 dall’architetto Giacomo Verda. L’impostazione è quella di riprodurre una società divisa in classi, con sezioni per i religiosi, per bambini e cittadini comuni che, portano ad escludere dalla sepoltura: gli ebrei, i non battezzati, acattolici e militari, nonostante le insistenze dell’autorità Imperiale Austriaca che governò a Vicenza, sino al luglio 1866.Il campo per le sepolture, fu reso sacro con la benedizione del 6 luglio 1817. L’interno delle arcate è riservato ai sepolcri privati, dove si leggono i nomi della nobiltà vicentina e di chi emerse nel campo della cultura.

PERCORSO

Due guglie, quasi vigili sentinelle, si ergono tra i due archi, riportano i nomi dei veterani del ’48 ricordando “le virtù patrie e la pietà congiunta”. Appena entrati, nessun cartello per il silenzio, ma è imposto dalla serietà dell’ambiente, che toglie la parola e tronca ogni pensiero estraneo al luogo ultimo asilo ai morti per proteggerla.

dall’insultar dei nembi e dal profano piede del volgo”.

Nella Necropoli Vicentina, sono sepolti grandi personaggi, cittadini che si sono distinti per benemerenze sociali, per sapere, virtù, cariche ricoperte, come: Fedele Lampertico, statista ed economista; Antonio Fogazzaro, poeta e romanziere; Luigi Cavalli, patriota, garibaldino; Maria Bertilla Boscardin, suora beata. Paolo Lioy, scrittore, naturalista, senatore del Regno; Mons. Domenico Bortolan, scrittore; Conte Almerigo Da Schio, pioniere dell’aviazione; Conte Lelio Bonin Longare, ministro; Monsignor Giovanni Veronesi, educatore. Monsignor Sebastiano Rumor, bibliografo; Riccardo Boschiero, medaglia d’oro al Valor Militare; Don Luigi Moresco, apostolo della carità; Maria Fogazzaro, benefattrice; Giuseppe Mosconi, Ministro di Stato; Mons. Bruno Barbieri, organizzatore Azione Cattolica; Gregorio Vicari, medaglia d’argento al Valor Civile; Adelina Vallesella, insegnante, medaglia d’oro alla Pubblica Istruzione; Monsignor Prospero Gustavo Maria Bernardi, vescovo missionario. Nel Famedio dei cittadini illustri troviamo: Bartolomeo Malacarne progettista del cimitero Marcella Pobbe, Giovanni Mantese, Mariano Rumor. In galleria V riposa Giambattista Giarolli, autore dei volumi sulla toponomastica di Vicenza, scomparso il 24 ottobre 1973. Numerose le opere d’arte degli artisti Vincenzo Vela, Ferrari, Tantardini, Spazzi, Canonica, Zanetti, Caldana, Giordani, Baronessa Maria Scola Camerini e altri rinomati del tempo. Un numero infinito di statue, bronzi, formano la parte decorativa del cimitero, un contenuto ispirato dall’arte al servizio della pietà per i defunti, al decoro e lustro al severo ambiente. Il valore monumentale del Cimitero Maggiore è straordinario, basterebbero tre opere, davanti alle quali, non si può fare a meno di sostare ed ammirare, osservare in profondità. La tomba e l’arca di Andrea Palladio dello scultore vicentino De Fabris; La rassegnazione dello scultore Vincenzo Vela per la Tomba della famiglia Loschi; Donna addolorata dello scultore milanese Antonio Tantardini per la famiglia Cariolato.

TOMBA DI ANDREA PALLADIO

Di forma quadrangolare di lato 180 metri, al centro le sepolture a terra, occupa uno spazio di 10 campi vicentini, circa 30 mila m/q. che sommati alle sei gallerie esterne del lato nord est, danno un totale di oltre 45 mila m/q. In stile neo classico, ricorda i portici delle Ville Palladiane, i tre lati sono interrotti da un frontone con timpano per indicare i sepolcri dei Cittadini Benemeriti, Caduti Per la Patria, tomba di Andrea Palladio, nel lato d’ingresso è inserita la chiesa, con la cupola di rame. La tomba di Andrea Palladio, fu realizzata nel 1844 dallo scultore Giuseppe De Fabris di Nove, grazie ad un lascito del conte Girolamo Egidio di Velo, le presunte spoglie di Andrea Palladio, provenienti dal Tempio di Santa Corona, vi furono trasferite il 19 agosto 1845.

“Alla minima contrarietà, e a maggior ragione al minimo dispiacere, bisogna precipitarsi nel cimitero più vicino, dispensatore immediato di una calma che si cercherebbe invano altrove. Un rimedio miracoloso, per una volta”. – EMIL CIORAN

visita guidata a cura di Luciano Parolin

UN RINGRAZIAMENTO A LUCIANO PAROLIN PER IL TESTO DONATOCI

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