Intelligenza artificiale, mercati e stupidità umana

Il Paradosso e il Boom dell’Intelligenza Artificiale

Ovvero: come ci siamo abituati a un mercato che vive con la cintura di sicurezza allacciata… e ora guida una Ferrari chiamata AI.

C’è un meccanismo psicologico potente che governa i mercati: se ti abitui per troppo tempo a non cadere, smetti di guardare dove metti i piedi. Dobbiamo essere sempre pragmatici: il paracadute dei mercati è sempre stata la banca centrale. La BCE, la FED e tutte le altre.

Il fatto di avere un paracadute ha generato la sensazione nell’investitore medio che ogni “bolla” sia gestibile e che quindi in qualche maniera il rischio sia coperto dalle banche centrali. Per i più tecnici, un po’ come se la FED abbia comprato una put sul mercato e la eserciti quando le cose vanno male. 

Oggi con l’AI stiamo vivendo la conseguenza di questo paracadute. Bolla o rivoluzione? Rivoluzione che aumenta la produttività? Produttività che non si vede?

Greenspan, Wall Street e l’assicurazione gratuita sui disastri

Il nome è elegante: Greenspan Put.

La logica è più semplice di una put comprata: “Se i mercati crollano, la Fed interviene.”

Non c’è un contratto, nessun certificato, nessuna cedola. È una promessa implicita: “se andate troppo giù, veniamo a salvarvi”.

Quel meccanismo, fatto di tassi tagliati, liquidità immessa, repo concessi a pioggia, ha trasformato gli investitori in una comunità che ha imparato a rischiare sapendo che, alla fine, il camion della Fed sarebbe arrivato.

Risultato?

L’azzardo morale: una gigantesca assunzione di rischi “tanto c’è la banca centrale”. 

È stato uno dei fertilizzanti principali della bolla dot-com, e uno dei motivi per cui, dopo aver evitato tante crisi, nel 2008 i nodi vennero al pettine in modo fragoroso.

Diciamo la verità: quella stagione non si è mai veramente chiusa.

È diventata un metodo.

Dal Bernanke Put durante la Grande Crisi, allo Yellen Put con anni di tassi a zero, al Powell Put post-Covid.

Anni in cui azioni, obbligazioni, immobili, materie prime crescevano contemporaneamente: la famosa Everything Bubble.

Non male, se non fosse che nel frattempo la distanza tra i ricchi e i poveri negli USA ha raggiunto livelli da anni ’20.E quando l’inflazione è risorta, nel 2022, Powell ha dovuto fare la cosa più impopolare del mondo: bucare la bolla che la Fed stessa aveva gonfiato.

Gli americani l’hanno chiamato “Fed Call”. Un po’ come dire: ok, ragazzi, ora basta con i regali.

L’euforia AI: una bolla travestita da rivoluzione

Ora veniamo alla parte più affascinante: l’Intelligenza Artificiale.

Il 2022 è stata l’alba di un nuovo culto: ChatGPT. Ricordo ancora con divertimento un collega che mi derideva perché leggevo i libri su ChatGPT “perdi tempo con i giochini?” mi diceva. Il problema è che non stiamo parlando del Prato Fiorito installato su Windows a inizio secolo. 

Non serviva essere tecnologi per capire la portata del fenomeno: tutti, dai CEO ai baristi, hanno capito che l’IA avrebbe cambiato qualcosa. Quello che quasi nessuno dice è che, nello stesso periodo, il mercato azionario USA ha guadagnato 21 trilioni di dollari di capitalizzazione. Non per i dividendi. Non per gli utili. Per la promessa.

E chi ha guidato questa corsa? Le famose Magnificent Seven: Apple, Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Nvidia, Tesla.

Un club esclusivo che oggi vale oltre 15 trilioni da solo. Una concentrazione di ricchezza che non si vedeva da decenni. 7 aziende cubano quello che da sole valgono come 7 Italia in termini di fatturato. SETTE! Ognuna di loro è come se fosse un paese intero (poi c’è ancora chi ride quando penso all’ipotesi di un governo corporativo).

Nvidia, la regina del ballo, ha fatto +571% in 18 mesi. Significa che chi avesse investito 1000€ (soldi che sei disposto a perdere), oggi ne avrebbe 6810€.

Un rendimento che nemmeno i tulipani olandesi… (battuta che spero molti capiscano)

Non a caso diversi studi accademici hanno confermato: i titoli AI mostrano segnali statistici di comportamento da bolla. Con un dettaglio: la più esplosiva è proprio Nvidia.

Prima di correre a vendere tutto quello che ha dentro la parola AI (occhio che dovreste vendere anche il forno, ormai) vediamo qualche differenza sostanziale rispetto al 2000: questa volta gli hyperscaler hanno veri flussi di cassa, non stanno finanziando tutto a debito (Oracle a parte) e investono miliardi in data center perché hanno clienti reali.

Il problema è un altro: le valutazioni sono diventate lunari.

Si vedono società che trattano a 300×, 400×, 1000× le vendite. Segnale classico di mania.

Il grande paradosso della produttività

Qui arriva la parte più interessante: se l’IA è così straordinaria… perché la produttività non sta crescendo significativamente?

Perché stiamo vivendo il classico paradosso delle Tecnologie a Scopo Generale (General Purpose Technologies):

quelle che cambiano tutto, ma ci mettono anni, a volte decenni, per mostrare risultati reali nei numeri macro.

Successe conl’elettricità, il motore a vapore e il computer. Ogni tecnologia attraversa un ciclo prevedibile: nasce con entusiasmo, esplode nell’hype, sprofonda nella delusione e poi risale quando diventano chiari i veri casi d’uso, fino a stabilizzarsi come tecnologia matura.

Succede di nuovo con l’IA: le prestazioni avanzano, la produttività no.

Il motivo è semplice: implementare l’IA non significa premere un bottone.

Serve: riprogettare processi, formare persone, integrare software, inventare nuove competenze, trasformare aziende intere e, diciamocelo, lasciare che interi rami di business scompaiano, come accadde per i maniscalchi con l’arrivo delle automobili. 

Tutto questo è capitale intangibile: costosissimo, invisibile, non misurato.

Finché questa infrastruttura organizzativa non sarà pronta, la produttività rimarrà sottotono. Ma il mercato… è in grado di aspettare?

Quando la politica monetaria accarezza, vizia. Quando punge, fa male.

E mentre il mercato vive la sua luna di miele con l’IA, la politica monetaria resta il convitato di pietra.

La verità è che: anni di tassi bassi hanno gonfiato capitale e debito ovunque, anni di QE hanno reso fragili i mercati, anni di “put implicito” hanno drogato il rischio.

E ora basta una stretta imprevista per far scricchiolare l’intero sistema. Le crisi non arrivano dall’esterno:

crescono dentro le fasi di boom.

È il Minsky Moment applicato alla macroeconomia contemporanea.

Quindi dove siamo?

In un punto in cui il mercato è abituato a essere salvato, la Fed non può più salvarlo come prima, la produttività non giustifica i prezzi, ma i prezzi continuano a salire perché l’IA è una storia troppo bella per essere messa in pausa

È una miscela esplosiva: mezza rivoluzione, mezza bolla, tutto entusiasmo.

E come sempre, la verità sta nel tempo: l’IA cambierà il mondo, ma non nei trimestri che guardano gli investitori.

Nel frattempo? Fare quello che un investitore prudente dovrebbe sempre fare:

• ignorare l’euforia

• sopravvivere ai cicli

• costruire portafogli robusti

• e non credere mai che “questa volta sia diverso” (sia nel bene che nel male)

Perché ogni ciclo, alla fine, ci ricorda la stessa cosa: la tecnologia vola, la finanza esagera, la realtà arriva dopo.

Sempre.

Gennaio 2026

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