I rendimenti dei titoli di Stato salgono non per l’inflazione ma per la sfiducia, l’Olanda sposta il proprio oro lontano da New York, Nvidia potrebbe presto ottenere un rating creditizio più alto degli Stati Uniti. Il filo comune: la fiducia che un tempo si dava per scontata agli stati oggi va guadagnata, e sempre più spesso la guadagna qualcun altro.
FATTI CHIAVE
I rendimenti dei Treasury americani a 30 anni hanno superato il 5,3%, quelli del decennale il 4,7%, non per aspettative di inflazione (che restano stabili) ma per l’aumento del cosiddetto term premium: il compenso che il mercato chiede per il rischio di prestare a lungo termine a governi sempre più indebitati. È rilevante perché mostra che il prezzo della fiducia verso gli stati viene ormai quotato ogni giorno sui mercati, come un titolo qualsiasi.
La banca centrale olandese ha spostato 85 tonnellate d’oro da New York e dal Canada verso Londra (di cui solo 27 fisicamente, il resto venduto e riacquistato sull’altra piazza, seguendo lo schema già usato dalla Banque de France), motivando la scelta con l’instabilità geopolitica. L’Italia, nello stesso momento, mantiene circa 1.040-1.050 tonnellate d’oro, il 43% della propria riserva, ancora depositate a New York. Si tratta di due risposte alla stessa domanda: dove conviene oggi custodire la fiducia.
Nvidia, con una capitalizzazione vicina ai 5.000 miliardi di dollari (due volte il PIL italiano), potrebbe presto ricevere da Standard & Poor’s un rating creditizio tripla A, superiore a quello degli stessi Stati Uniti.
LA CONNESSIONE NASCOSTA
Per secoli la fiducia in materia di soldi ha avuto un solo indirizzo: lo stato, la sua moneta, la sua parola. Adesso quell’indirizzo sta cambiando quartiere, e lo fa senza clamore. Le banche centrali spostano l’oro non dove è comodo, ma dove pensano sia più al sicuro dalla geopolitica, e cominciano a farlo perfino nei confronti dell’alleato che fino a ieri sembrava la cassaforte più sicura del pianeta: gli Stati Uniti. I mercati obbligazionari non danno più per scontata la parola di un governo: gliela fanno pagare, ogni giorno, in punti base di rendimento in più. E un produttore di chip che vent’anni fa vendeva schede grafiche per i videogiochi sta per ricevere, sulla carta, più fiducia di quanta ne riceva il Tesoro americano. Gli stati non stanno sparendo. È la fiducia automatica che si dava loro a essere finita: oggi va guadagnata, voce per voce, e a guadagnarla è sempre più spesso qualcun altro. A quando una sorta di governo corporativo? In che momento ci accorgeremo che gli stati saranno diventati insignificanti davanti al potere delle aziende? Nvidia per certi aspetti è diventata una sorta di banca centrale, Jensen Huang parla con quasi più autorevolezza di Kevin Warsh.
COSA CAMBIA PER GLI ITALIANI
Il caso italiano è il più diretto per capire cosa significhi in pratica questa storia: quasi la metà della nostra riserva aurea, oltre mille tonnellate, resta depositata a New York, mentre altri paesi europei hanno già iniziato a spostarla altrove per prudenza geopolitica. Non è, almeno per ora, una questione di soldi persi: è una domanda che il governo non ha ancora deciso di porsi ad alta voce. Nel frattempo, chi possiede titoli di Stato italiani sta pagando o incassando ogni giorno, nel rendimento dei BTP, esattamente questa stessa fiducia in movimento, anche se nessun telegiornale lo racconta in questi termini. Se il mercato si fida più di Nvidia che degli Stati Uniti, si fiderà di più dell’oro detenuto a New York o in casa?
Benvenuti agli albori del Tecnofeudalesimo.










