Esclusiva ViCult: Alberto Fortis alla mostra di Guido Harari. La videointervista.

Nasce a Domodossola nel 1955, figlio di un chirurgo diventato colonnello degli Alpini, un’infanzia già di per sé cinematografica, con tanto di “giardino delle fragole” segreto che poi, guarda caso, ispirerà Fragole infinite, disco dedicato al suo idolo John Lennon. A cinque anni si compra una batteria e non se ne stacca più: da lì la strada verso il pianoforte e verso una carriera che comincia nel 1979 con un esordio omonimo prodotto da Claudio Fabi e suonato dalla PFM al completo, un disco che Rolling Stone Italia avrebbe poi inserito tra i cento migliori album italiani di sempre. Quell’esordio contiene anche due pezzi, “A voi romani” e “Milano e Vincenzo”, che gli procurano un vivace polverone per una presunta contrapposizione Nord-Sud nei testi, tanto che le radio le boicottano parzialmente e lui, pragmatico, ne incide più avanti una versione “emendata”. Il Vincenzo del titolo, comunque, è il produttore Vincenzo Micocci, con cui Fortis litiga e poi fa pace: perché in fondo anche i cantautori più visionari devono fare i conti con gli uffici discografici. Gli anni Ottanta sono il suo momento d’oro: “Settembre”, “Il Duomo di notte”, “La sedia di lillà” lo consacrano tra i grandi della canzone d’autore italiana, con dischi registrati tra Milano, Los Angeles e Londra e collaborazioni che fanno girare la testa — George Martin, il produttore dei Beatles; Carlos Alomar, chitarrista storico di Bowie; la London Philharmonic Orchestra; e aperture di concerto niente meno che per James Brown e Bob Dylan. Ha pure incontrato Paul McCartney e Yoko Ono, giusto per restare in tema di ossessioni beatlesiane. Dopo il boom, come capita spesso ai cantautori troppo sinceri per i propri tempi, arriva un periodo di parziale oblio, interrotto da un ritorno mediatico magari per alcuni non proprio nobilissimo — nel 2006 partecipa a Music Farm, il reality di Simona Ventura, riscoprendo però un pubblico che non l’aveva dimenticato. Da lì avanti prosegue imperterrito tra album, raccolte e concerti piano e voce, sempre più simbolo di un’artigianalità cantautorale fuori moda e proprio per questo preziosa: sedici album, un disco di platino, due d’oro, oltre un milione e mezzo di copie vendute, e un impegno umanitario costante — ambasciatore UNICEF per i bambini Navajo, testimonial AISM e City Angels. Alberto Fortis rimane irrimediabilmente “controcorrente”: un uomo che ha suonato con i produttori dei Beatles e di Bowie, ma che è passato alla storia collettiva soprattutto per una canzone su un Duomo visto di notte da Milano, praticamente l’incarnazione italiana del cantautore troppo bravo per diventare mainstream e troppo ostinato per sparire.

A Vicenza è arrivato ospite della Paulon International School e si è fatto fotografare dal Maestro Guido Harari all’interno della suggestiva “Caverna Magica”, l’installazione immersiva che rappresenta uno dei momenti più emozionanti e coinvolgenti del percorso espositivo dedicato al celebre fotografo. L’iniziativa è nata con l’intento di rendere omaggio alla città di Vicenza, alla magnificenza della Basilica Palladiana e all’opera artistica di Guido Harari, tra i più autorevoli fotografi internazionali, capace con i suoi scatti di raccontare oltre cinquant’anni di musica, cultura e spettacolo. L’incontro tra Alberto Fortis e Guido Harari ha assunto un particolare valore simbolico. Due protagonisti della cultura italiana, legati da una lunga storia artistica e da un rapporto di reciproca stima, si sono ritrovati in uno dei luoghi simbolo di Vicenza per dare vita a uno scatto destinato a celebrare il dialogo tra musica, fotografia e arte. La scelta della Caverna Magica come scenario fotografico ha voluto esaltare la forza evocativa dell’installazione, offrendo un’immagine di grande impatto capace di unire il talento interpretativo di Alberto Fortis con la sensibilità artistica e fotografica di Guido Harari, nella cornice senza tempo della Basilica Palladiana. Con questa iniziativa, la Paulon International School ha offerto il proprio contributo alla valorizzazione culturale della città, promuovendo un evento che celebra Vicenza come luogo d’incontro tra artisti, idee e bellezza. L’abbiamo incontrato per un’intervista esclusiva.

Gli abbiamo fatto una breve intervista.

Siamo dentro alla mostra di uno dei più grandi fotografi di musica. Tu che rapporto hai con l’immagine?

Ormai va di moda il ritorno. Tu in realtà non torni perché di fatto non te ne sai mai andato. L’essere così indipendente è più una scelta o una condizione che devi gestire?

L’attualità ci parla degli artisti che si sbilanciano o meno, vedi il recente caso De Gregori. Tu sei noto per non avere mai avuto tanti filtri. Cosa ne pensi?

Settembre 2026

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