LA LEGGENDA DI BASSANO: il Veneto celebra l’automobilismo d’epoca nel nome di Giannino Marzotto

La 31ª edizione de “La Leggenda di Bassano – Trofeo Giannino Marzotto” si è tenuta dal 18 al 21 giugno 2026, con un percorso tracciato tra Bassano del Grappa, le Dolomiti e l’Altopiano di Asiago. Organizzata e promossa dal Circolo Veneto Automoto d’Epoca (CVAE), un’istituzione radicata nella conservazione del patrimonio motoristico, la manifestazione è un evento di regolarità internazionale iscritto a calendario ASI (Automotoclub Storico Italiano). Nata dall’intuizione di appassionati locali per valorizzare il territorio attraverso il motorismo d’epoca, la gara si è consolidata negli anni come uno degli appuntamenti più rilevanti in Europa per le vetture storiche da competizione.

Le origini della gara e l’unicità delle “Sport-Barchetta”

A rendere “La Leggenda di Bassano” un unicum nel panorama motoristico europeo è la sua rigorosa selezione tecnica: la griglia di partenza è riservata esclusivamente a cento vetture storiche costruite tra il 1920 e il 1960, tutte rigorosamente con carrozzeria “Sport-Barchetta”. Il termine “barchetta” entrò nel vocabolario automobilistico nel 1948, quando Gianni Agnelli, osservando al Salone di Torino la nuova Ferrari 166 MM carrozzata da Touring, esclamò: «Ma questa non è una macchina, è una barchetta!». Si tratta, di fatto, di vetture biposto da competizione concepite per la massima leggerezza. Prive di tetto, di finestrini e di qualsiasi orpello estetico, sono dotate spesso solo di un minuscolo parabrezza o di due deflettori aerodinamici. Questi cento esemplari incarnano la purezza ingegneristica di un’epoca in cui la velocità si rincorreva eliminando implacabilmente il superfluo.

I premi commemorativi

L’edizione 2026 ha visto anche il coinvolgimento della manifattura Geminiano Cozzi Venezia 1765, storica azienda veneta incaricata di realizzare i riconoscimenti per i partecipanti. La scelta dei premi si è discostata dalla tradizionale trofeistica sportiva per orientarsi su oggetti in porcellana, come il piatto commemorativo consegnato a tutti gli iscritti all’evento.

Agli equipaggi meglio classificati sono state destinate specifiche collezioni aziendali, tra cui il rinfrescatoio “Ethnics”, i piatti “Teatro dei Sogni” e il servizio da tè “Endless Lizzy Vuitton”, che propone una reinterpretazione artistica della Regina Elisabetta II. È stato inoltre previsto un riconoscimento dedicato all’equipaggio femminile, composto da elementi della linea “Endless Logo”. Il legame tra l’azienda e la manifestazione motoristica ha trovato un riscontro anche nella griglia di partenza, con la partecipazione diretta del presidente e CEO Tonino Tognana, iscrittosi alla gara al volante di una delle storiche Barchette.  

Servizio da tè “Endless Lizzy Vuitton”, uno dei premi dedicati alla manifestazione automobilistica

Giannino Marzotto: l’imprenditore gentiluomo

Il cuore emotivo della competizione risiede però nel nome che porta: il “Trofeo Giannino Marzotto”. Scomparso nel 2012, Marzotto è stato uno dei personaggi più affascinanti, complessi e atipici della storiografia motoristica. Erede della grande dinastia tessile vicentina di Valdagno, Giannino (assieme ai fratelli Vittorio, Umberto e Paolo, noti all’epoca come i “quattro moschettieri” del volante) incarnava alla perfezione la figura del gentleman driver. Non era un professionista assoldato dalle scuderie per necessità, ma un intellettuale e un brillante imprenditore che correva per pura passione, riuscendo tuttavia a battere in gara i campioni indiscussi dell’epoca, da Juan Manuel Fangio a Tazio Nuvolari.

Dotato di un talento naturale e di una guida estremamente pulita e analitica, Marzotto interpretava le corse come un’estensione della sua visione aziendale: richiedeva pianificazione meticolosa, intelligenza tattica e continua innovazione tecnica.

Il doppiopetto e la ricerca aerodinamica

Il suo nome è legato a doppio filo alla leggendaria Mille Miglia, la corsa su strada più estenuante e celebre del mondo, che il conte vicentino conquistò per ben due volte assolute, nel 1950 e nel 1953, sempre su vetture Ferrari.

L’episodio che consegnò Giannino al mito avvenne proprio nell’edizione del 1950. Si presentò alla partenza di Brescia a bordo di una Ferrari 195 S berlinetta rifiutando la consueta tuta da meccanico o i caschetti di cuoio. Marzotto affrontò massacranti ore di guida sotto la pioggia, attraversando l’Italia a medie inimmaginabili per le strade dell’epoca, indossando un impeccabile abito doppiopetto sartoriale, camicia e cravatta. Quando arrivò primo al traguardo, intatto nel suo aplomb, l’immagine fece il giro del mondo, consacrandolo per sempre come il “conte in doppiopetto”.

Ma dietro a questa immagine, che poteva apparire snob o meramente estetica, si celava in realtà un pragmatico calcolatore. Nel 1951, comprendendo prima di molti ingegneri ufficiali l’importanza vitale dell’aerodinamica, Marzotto commissionò al carrozziere padovano Paolo Fontana e allo scultore Franco Reggiani una vettura dalle forme totalmente rivoluzionarie, partendo dal telaio di una Ferrari 166. Ne nacque la celebre Ferrari Uovo, un’automobile dal design tondeggiante e spiazzante, concepita unicamente per fendere l’aria con la massima efficienza possibile. Fu la dimostrazione di una modernità di pensiero ingegneristico straordinaria.

Tra innovazione  tecnica e avanguardia automobilistica

Ricordare la figura di Giannino Marzotto assume dunque un’importanza che trascende la mera storiografia sportiva. Il suo vero lascito risiede nell’essere stato un autentico catalizzatore per l’innovazione ingegneristica: le sue intuizioni dirette e le sue committenze sfidavano le convenzioni tecniche dell’epoca, spingendo le case costruttrici a esplorare soluzioni aerodinamiche e meccaniche inedite che avrebbero poi accelerato il rinnovamento dell’intera industria automobilistica.

Al contempo, preservare la sua memoria significa analizzare il ruolo di una classe dirigente che ha generato un profondo impatto sociale. Marzotto ha infatti incarnato una specifica visione d’impresa, capace di coniugare il coraggio della ricerca tecnologica con lo sviluppo economico e civile del territorio, lasciando un’impronta strutturale nell’evoluzione della società produttiva del Novecento.

Luglio 2026

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