Leggo con interesse, sulla stampa locale, l’intervento del dottor Bordignon, ex Presidente del Raggruppamento di Confindustria di Bassano, sul cosiddetto tribunale della Pedemontana. Tuttavia, ancora una volta, il dibattito rischia di essere affrontato sulla base di suggestioni e percezioni piuttosto che di una reale conoscenza del funzionamento della giustizia. Chi non lavora quotidianamente negli uffici Giudiziari può comprensibilmente non conoscere le dinamiche che regolano il sistema. Proprio per questo motivo sarebbe opportuno affrontare il tema con maggiore prudenza. Se tutti i soggetti che operano nei tribunali del Veneto – magistrati, avvocati, personale amministrativo e operatori del settore – sono contrari alla riapertura del tribunale di Bassano, una ragione evidentemente esiste. Secondo il dottor Bordignon, la principale preoccupazione dovrebbe essere il cittadino, che egli definisce il “cliente” del servizio giustizia. Mi permetto di dissentire. Mi spiace ma il fine ultimo di un tribunale non è il cliente: è la Giustizia. E sono convinto che quelli che il Dott. Bordignon definisce “clienti” aspirino innanzitutto ad una Giustizia degna di questo nome. Non ad una giustizia comoda o “di vicinanza”. La cittadinanza merita una Giustizia efficace, specializzata, tempestiva e capace di fornire risposte adeguate.
Si continua inoltre a sostenere che il territorio chiederebbe la riapertura del presidio. Eppure gli stessi sindaci dei comuni direttamente interessati dalla questione hanno più volte espresso la convinzione che tale operazione non rappresenti una buona idea. Difficile quindi sostenere che il territorio ne avverta realmente la necessità.
Viene poi richiamata la necessità di garantire una rete giudiziaria accessibile, richiamando le raccomandazioni europee in materia. Francamente non credo che la commissione europea per l’efficienza della giustizia, quando invita gli Stati membri a garantire una rete giudiziaria accessibile, stia pensando al Veneto che dispone già di un numero adeguato di uffici giudiziari. Penso piuttosto alle numerose condanne subite dall’Italia davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per l’eccessiva durata dei processi. Questo è un vero problema della giustizia italiana. Non la distanza del tribunale da casa. Ancor più oggi, in un sistema profondamente trasformato dal “processo telematico”. Il cittadinob frequenta fisicamente il tribunale sempre meno, non perché abbia meno interesse alla tutela dei propri diritti, ma perché sempre meno attività richiedono la presenza negli uffici giudiziari. Il tema centrale non è quindi la vicinanza della struttura, ma l’efficienza del servizio giustizia.
Il dottor Bordignon sostiene inoltre che una struttura più grande non sia necessariamente più efficiente e richiama la letteratura in materia di organizzazione e management. A suo dire, oltre una certa dimensione aumentano i costi di coordinamento, i livelli gerarchici i passaggi decisionali la complessità gestionale. Il problema è che, come confonde il fine ultimo del tribunale, così confonde anche il modo in cui deve essere valutato un ufficio giudiziario. Un tribunale non deve ragionare in termini di convenienza economica o di modelli aziendalistici. In primis deve ragionare in termini di efficienza della risposta giudiziaria. Il vero vantaggio economico per la collettività si realizza quando la giustizia funziona, quando i processi si celebrano in tempi ragionevoli e quando le risorse pubbliche vengono utilizzate per garantire un servizio efficace.
Scrive il dottor Bordignon che “il punto non è avere Tribunale sempre più grandi, ma avere tribunali delle dimensioni adeguate” su questo siamo perfettamente d’accordo. Ma è proprio per questo che ritengo che il tribunale di Bassano non dovrebbe essere riaperto visto che non avrebbe le dimensioni adeguate per fungere adeguatamente al servizio giustizia. Non chiediamo tribunali sempre più grandi, ma chiediamo che non vengano create strutture di dimensioni modeste e inadeguate sotto molteplici profili organizzativi e funzionali. Chiediamo soprattutto che gli uffici giudiziari esistenti siano finalmente dotati delle risorse umane e professionali per le quali sono stati progettati. Una struttura sottodimensionata, sul piano del personale e delle risorse, non rappresenta un investimento per il territorio: rappresenta uno spreco di denaro pubblico e finisce per offrire ai cittadini un servizio inferiore a quello che meritano.
La vera sfida non è moltiplicare i tribunali ma far funzionare bene quelli che già esistono.
Luca Poncato
Consigliere Comunale
avvocato cassazionista
Poncato & Partners










