Non ci si sveglia la mattina decidendo cosa insegnare: esistono organi collegiali, Consigli di Istituto e rappresentanti dei genitori. Il vero problema è un altro e oggi è di grave attualità. L’approvazione definitiva della legge sul consenso informato preventivo per le attività scolastiche riguardanti la sessualità riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra scuola e famiglia. Informare le famiglie è giusto. Coinvolgerle è doveroso. La trasparenza è un valore che nessuno mette in discussione. Tuttavia, prima di discutere di nuove autorizzazioni, forse dovremmo ricordare un fatto spesso ignorato nel dibattito pubblico: la scuola non è un soggetto incontrollato che si sveglia la mattina e decide cosa insegnare. I percorsi di educazione affettiva e relazionale non nascono dall’iniziativa estemporanea di un singolo insegnante o dirigente scolastico. Sono inseriti nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa, vengono discussi negli organi collegiali e approvati dal Consiglio di Istituto, nel quale siedono anche i rappresentanti dei genitori. La partecipazione delle famiglie, dunque, non nasce oggi e non è mai stata esclusa dalla vita della scuola. Per questo motivo la domanda da porci non dovrebbe essere se autorizzare o meno un incontro scolastico. Dovremmo invece chiederci chi stia educando oggi i nostri ragazzi all’affettività. Perché qualcuno lo sta già facendo. Lo fanno TikTok, Instagram e YouTube. Lo fanno influencer, algoritmi e piattaforme pornografiche. Lo fanno modelli relazionali spesso superficiali, stereotipati o aggressivi che raggiungono quotidianamente bambini e adolescenti. La scuola rappresenta uno dei pochi luoghi nei quali questi messaggi possono essere discussi, compresi e sottoposti a spirito critico. Eppure il rischio è che il dibattito pubblico finisca per concentrarsi sugli aspetti procedurali e burocratici, perdendo di vista la questione educativa. In questi anni abbiamo giustamente parlato di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia. Una corresponsabilità che non nasce dalla diffidenza reciproca, ma dalla fiducia e dalla collaborazione. La famiglia non può essere sostituita dalla scuola. Ma la scuola non può rinunciare al proprio compito educativo. La vera sfida non è stabilire chi abbia l’ultima firma su un modulo. La vera sfida è costruire un’alleanza educativa capace di accompagnare i ragazzi in una fase della vita sempre più complessa, nella quale le domande sull’affettività, sulle relazioni, sul rispetto e sul consenso non possono essere lasciate esclusivamente agli algoritmi.
Francesca Carli
Responsabile Politiche Educative Azione Veneto
Segretaria cittadina Azione Vicenza










