I fatti li conoscete. Due turisti austriaci, padre e figlio, rispettivamente 55 e 14 anni, decidono che il modo migliore per immortalare la loro visita al Teatro Olimpico sia arrampicarsi sulla balaustra della gradinata, scattare un selfie e, oplà, farla crollare. Risultato? Una caduta di due metri e mezzo, un trauma cranico e dorsale per il padre, contusioni per il figlio, e un viaggio in codice rosso all’ospedale San Bortolo.

La dinamica, chiarita dalle videocamere di sorveglianza, è di una banalità disarmante: i due si sono seduti sul corrimano della balaustra, un gesto tanto sconsiderato quanto evitabile, e la struttura, non progettata per reggere il peso di due persone in posa da Instagram, ha ceduto. Eppure, come da copione in questa epoca di deresponsabilizzazione cronica, c’è chi ha già iniziato a puntare il dito contro l’amministrazione comunale, come se il sindaco Possamai e l’assessore alla cultura Ilaria Fantin dovessero prevedere che un turista decida di trasformare un capolavoro del Rinascimento in un set fotografico da circo. Ridicolo.

Viviamo in un tempo in cui nessuno dice più: “Sono scemo, ho sbagliato”. È sempre colpa di qualcun altro. La balaustra era fragile? Forse. Ma il Teatro Olimpico non è un parco giochi, è un organismo vivo, un gioiello di 440 anni, ed è fragile per definizione. Non ci vuole un dottorato in architettura per capirlo: basta un briciolo di buonsenso. Le guide della cooperativa Panta Rei, che gestisce le visite, lo ripetono fino alla nausea: non appoggiarsi, non sporgersi, trattare il teatro con il rispetto che merita. Ma no, il richiamo del selfie è più forte di qualsiasi ammonimento.
E poi c’è l’opposizione, che non perde l’occasione per fare del facile populismo, paragonando la fragilità della balaustra a quella dell’amministrazione. “Un tempo la cultura a Vicenza reggeva sulle colonne del Palladio, oggi crolla con le balaustre”, hanno dichiarato. Se questo è il livello della critica, il sindaco Possamai può dormire sonni tranquilli fino al 2033, perché un’opposizione che si aggrappa a un incidente causato da un comportamento scorretto per attaccare il governo cittadino non ha molto da offrire. La verità è che l’amministrazione ha agito con prontezza: il teatro è rimasto aperto, con accesso limitato alla platea per garantire la sicurezza, e sono state avviate verifiche tecniche e perizie assicurative per il ripristino della balaustra, con il nulla osta della Soprintendenza.

Non solo: l’attuale amministrazione ad oggi ha già agito con interventi di restauro mirati, come i lavori di rinforzo del palcoscenico del Teatro Olimpico, necessari per ripartire il carico in modo uniforme, e una serie di altri interventi con l’obiettivo di preservare nel modo adeguato il monumento cittadino più visitato e ammirato dai turisti. Sono stati installati nuovi portali movibili e portariflettori, ed è stata posata una serranda antincendio nel vano scala della zona delle scene scamozziane. Nel maggio 2024 è stato affidato il servizio di progettazione per il rinnovo della certificazione antincendio, concluso con l’ottenimento della nuova Scia. A gennaio di quest’anno è stato sottoscritto con la Soprintendenza, inoltre, un accordo da circa 1,7 milioni di euro per la verifica della vulnerabilità sismica e la progettazione degli interventi strutturali, la cui fase esecutiva inizierà nel 2026. Sono in corso importanti lavori di manutenzione straordinaria delle facciate del Teatro, resi possibili grazie alla sponsorizzazione sostenuta dalla Società del Quartetto e dal Comune di Vicenza: la facciata su stradella del Teatro Olimpico è quasi conclusa e si sta procedendo verso Levà degli Angeli. È stato, inoltre, affidato il progetto per la manutenzione della copertura dell’anti-Odeo e dell’Odeo e, tra il 2024 e il 2025, sono stati eseguiti numerosi altri interventi su cavea, gradoni, parapetti, bagni, impianto antincendio e tenda scenica. Accusare chi si occupa di tutelare un patrimonio così fragile di trascuratezza è non solo ingiusto, ma intellettualmente disonesto.
Il punto, però, non è solo Vicenza. È un’attitudine globale: la smania di trasformare ogni luogo in uno sfondo per i social, senza rispetto per la sua storia o la sua fragilità. Il Teatro Olimpico non è un’attrazione di Disneyland, è un pezzo di storia che respira, che vive, che richiede attenzione e cura. I turisti, ma in generale tutti noi, dobbiamo imparare a trattarlo come tale. Non è la balaustra che ha ceduto: è il buonsenso che è collassato. E finché continueremo a cercare capri espiatori invece di guardarci allo specchio, incidenti come questo non saranno solo una notizia, ma un sintomo.









