Giro di boa e quindi, d’obbligo, una riflessione sullo stato delle cose musicali in questo 2025. Di dischi ne sono usciti tantissimi, è ormai un refrain che conosciamo ed è inutile ripetere. Come per l’anno scorso ci sono, volendo, molte uscite rock che ci sentiamo di non prendere in considerazione ma non tanto per un valore negativo ma per una scelta ben precisa: il rock non c’è più. Ad un gruppo nuovo che suona (per fare un esempio) come gli Yo La Tengo, preferiamo mille volte gli Yo La Tengo originali, anche adesso dopo 40 anni di carriera, e infatti il loro ultimo album This Stupid World è stato in assoluto uno dei lavori migliori del 2023. Ma se parliamo di roba “nuova” (sia detto per semplificare) preferiamo andare in altri territori, e lì c’è molto di buono da frequentare. Ecco una lista, come sempre non definitiva e in ordine assolutamente casuale, dei 20 migliori album targati 2025 usciti dal primo gennaio al 30 giugno.
Oren Ambarchi Kind Regards
Due lunghi brani improvvisati che proseguono il momento d’oro di Ambarchi dentro ad un percorso che è tra le cose più eccitanti del jazz elettroacustico contemporaneo.

Jenny Kval Iris Silver Mist
Art Pop sperimentale per un cantautorato impermanente ed in continuo movimento.

David Grubbs Whistle From Above
Quello che fu uno dei geni degli anni ’90, torna con un disco strumentale di coltissimo straniamento

Smerz Big City Life
Dalla Norvegia, un duo che coniuga un pop bubble gum ad un rap electro video game in un disco che ti si appiccica addosso

These New Puritans Crooked Wing
Magari non all’altezza del commovente Field Of Reeds, ma comunque un disco che scava l’anima tra i consueti rimandi ai Talk Talk e alla ricerca della bellezza definitiva

DjRUM Under Tangled Silence
Superba elettronica che mischia jazz, classica e un’idea di dance

Tim Hecker Shards
Torna uno dei più importanti compositori contemporanei con l’ennesima architettura sonora fatta di crepe e luci che vi si fanno strada

Sandwell District End Beginnings
Otto tracce che cercano di ridefinire il concetto di musica techno nel 2025

Richard Dawson End Of The Middle
Il trovatore nel suo disco più accessibile, intimo e malinconico

Kathrin Mohr Waiting Room
Folgorante disco di debutto che arriva da un luogo buio e fragile in cui una chitarra racconta un blues improbabile quanto inquieto immerso in rumori di una notte senza sonno

The Weather Station Humanhood
Settimo e probabilmente migliore album della band canadese tra il solito folk notturno e setoso con ricami di rigogliosa raffinatezza

FKA Twigs EUSEXUA
Il disco pop di questa prima metà dell’anno. Dopo 5 anni di attesa torna Tahliah con una raccolta che fonde house, drum and bass, garage, techno, in un mondo ideale in cui lo spirito di Madonna incontra la vitalità di Beyoncé filtrato dalle sperimentazioni di Björk

Squid Cowards
Dalla gran casa Warp arriva il terzo disco degli Squid che finalmente riescono ad esprimere tutto il loro potenziale andando ben oltre l’etichetta post punk/art rock e mescolando talmente tanti stili da sembrare un caleidoscopio retrofuturista

Jules Reidy Ghost/Spirit
Praticamente un’unica composizione, divisa in due parti e con un inizio e una fine che si richiamano tra loro. Distorsioni, ritmi inafferrabili, deviazioni. Un’opera complessa quanto eccitante in cui le liriche hanno un peso determinante tra il misticismo e viaggi nel dolore

Panda Bear Sinister Grift
Dopo 26 di onoratissima attività, Noah Lennox (aka Panda Bear) realizza un disco “normale”, fatto di canzoni che una volta avremmo detto pop/rock e il risultato è avvincente tra la solita vena psicotropicale e un intimismo malcelato.

Yazz Ahmed A Paradise In The Hold
Uno splendido lavoro che fonde il jazz con la musica classica araba e brulica di vita ed immaginazione. Un’opera di enorme sensibilità e intuizione creativa.

YHWH Nailgun 45 Pounds
Deflagrante album di debutto per la band londinese. Il tribalismo dei rototom unito al motorik proto metal è una scossa tellurica che dura appena 21 minuti ma non fa prigionieri.

Black Country, New Road Forever Howlong
Erano dati per finiti dopo l’addio del leader/cantante e invece eccoli al terzo album, più pastorali che mai, a costo di sfiorare barocchismi in odore di stucchevolezza. Ma gli si vuole bene e li si perdona, per stavolta.

Bon Iver SABLE fABLE
Appena 5 dischi in 20 anni, ma di certo una delle figure più importanti del cantautorato del ventunesimo secolo. Dagli inizi solitari fino alle svolte impressioniste e glitch, Justin Vernon non ha praticamente mai sbagliato un disco e anche questa volta si conferma e lo fa forse col suo lavoro più immediato

Stereolab Instant Holograms on Metal Film
Sarà perché ti ricordi ancora quando hai ascoltato Cybele’s Reverie la prima volta, e avevi 30 anni di meno e gli Stereolab erano una specie di soffitta dei sogni. Sarà perché non ci speravi più ad un disco così solido dopo quasi 15 anni. Sarà perché senza Mary Hansen, e quindi dopo Sound Dust (2001), non ti avevano più davvero convinto. Insomma, non te l’aspettavi mica. E invece.












