Nella sua perenne narrazione di un’Italia salvata dal suo governo, Giorgia Meloni insiste sul tema occupazione che per il primo ministro non è mai stata così forte dai tempi di Garibaldi. Altro tema è quello del PIL che, secondo la maggioranza, è in ottima salute e destinato a salire. Facciamo allora un po’ di chiarezza, analizzando i dati disponibili basandoci su fonti ufficiali e statistiche, principalmente Istat, e contestualizzando le affermazioni della presidente del Consiglio.
L’occupazione in Italia ha registrato una crescita significativa durante il governo Meloni, iniziato il 22 ottobre 2022. Secondo i dati Istat a gennaio 2025, gli occupati hanno raggiunto 24,222 milioni, con un tasso di occupazione del 62,8% (il più alto dal 2004, quando iniziano le serie storiche comparabili). Rispetto all’anno precedente, si registrano 513.000 occupati in più (+2,2%). Nel biennio di governo, l’occupazione è cresciuta di circa 847.000 unità, di cui 672.000 dipendenti e 175.000 autonomi, secondo elaborazioni della CGIA di Mestre su dati Istat. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,9% a gennaio 2025, sotto la media europea, e quello giovanile si attesta al 19,4%, il livello più basso dal 2008. L’occupazione femminile è aumentata, anche se il tasso (53,3%) resta ben al di sotto della media UE (oltre 70%). Nel Mezzogiorno, l’occupazione è cresciuta del 2,6% nel 2023, superiore alla media nazionale dell’1,8%.
Tutto bene quindi si direbbe. In realtà c’è più di un però. Innanzitutto la crescita occupazionale non è iniziata con Meloni, ma è una tendenza che parte dal 2021, durante il governo Draghi, come effetto della ripresa post-Covid. La crescita si concentra soprattutto tra gli over 50, in parte per l’aumento dell’età pensionabile (effetto Fornero), mentre l’occupazione giovanile resta decisamente problematica. Sono aumentati i contratti a tempo indeterminato (+670.000 da ottobre 2022 a ottobre 2024), ma c’è anche una crescita dei lavoratori autonomi, non sempre sinonimo di stabilità economica. Nonostante il record di occupati, l’Italia ha il tasso di occupazione più basso dell’UE (66,3% nel 2023 contro il 75,3% della media UE). Un altro grosso punto critico è la qualità del lavoro: molti nuovi posti sono a basse tutele o mal retribuiti, e i salari reali sono diminuiti a causa dell’inflazione (tra 2019 e 2023, l’inflazione è stata del 18%, mentre le retribuzioni lorde sono cresciute solo del 6-7%).
Alla fine quindi è vero che l’occupazione è cresciuta sotto Meloni, raggiungendo record storici, ma il governo ha beneficiato di una tendenza preesistente. Tuttavia, i dati mostrano ombre: la crescita è trainata dagli over 50, l’occupazione giovanile e femminile resta indietro rispetto all’Europa, e i salari reali hanno perso potere d’acquisto.

Sul fronte del PIL la propaganda è anche più spinta. Il PIL è cresciuto, ma in misura limitata e inferiore alle aspettative del governo. Nel 2023, il PIL italiano è cresciuto dello 0,9% rispetto al 2022, superando la media dell’Eurozona (+0,5%). Nel Mezzogiorno, la crescita è stata dell’1,3%, superiore alla media nazionale. Nel 2024, però, la crescita è rallentata: Istat certifica un aumento del PIL dello 0,5% su base annua, con una crescita nulla nel quarto trimestre rispetto al trimestre precedente. Questo dato è inferiore alla previsione governativa dell’1%. Nel terzo trimestre 2023, il PIL è stato stagnante (+0,1% rispetto al trimestre precedente), interrompendo una crescita durata 10 trimestri. Nel secondo trimestre 2023, il PIL è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, peggio delle attese (-0,3%).
Questi i dati. Ora servono alcune precisazioni. La crescita del PIL nel 2023 è stata trainata in parte dal Superbonus e dagli investimenti pubblici, soprattutto al Sud (+16,8% nel 2023). Le previsioni per il 2025 indicano una crescita inferiore all’1,2% stimato dal governo, con rischi legati a fattori geopolitici, ritardi nel PNRR e dazi. Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia ha fatto meglio della Germania (in recessione) ma peggio di Francia e Spagna nel 2024. La Spagna, ad esempio, ha registrato una crescita del 3% nel 2024 e del 2,3% nel 2025. La produzione industriale è in calo da 702 giorni consecutivi (dato a ottobre 2024), con una diminuzione del 3,6% rispetto all’anno precedente, segnalando una debolezza strutturale. Meloni ha sostenuto che l’Italia cresce più della media dell’Eurozona, ma questo è vero solo per il 2023. Nel 2024, la crescita italiana è stata inferiore alla media UE. In conclusione è vero che il PIL è cresciuto sotto Meloni, ma la crescita è stata modesta (0,9% nel 2023, 0,5% nel 2024) e inferiore alle aspettative del governo. La performance è stata migliore di alcuni Paesi (come la Germania), ma l’Italia resta indietro rispetto a Spagna e Francia, e la stagnazione recente desta preoccupazioni per il futuro.
In sintesi, le affermazioni di Meloni sono solo parzialmente vere: l’occupazione è cresciuta, ma con enormi limiti qualitativi, e il PIL è aumentato, ma meno di quanto previsto e con preoccupanti segnali di stagnazione. I dati obiettivamente suggeriscono un quadro più complesso rispetto alla narrativa ottimistica del governo. Se a tutto questo aggiungiamo l’aumento delle tasse, il forte clima di insicurezza, l’aumento del debito pubblico, l’aumento degli sbarchi irregolari e anche del numero di giovani scappati dall’Italia, il quadro complessivo è decisamente negativo.










