E così per l’ennesima volta il perbenismo borghese vicentino ha fatto spegnere la musica perché vuole silenzio. E per l’ennesima volta è successo alla Bottega Faustino. Un venerdì, con il festival jazz, alle 22. Senza nessun senso. Due pattuglie, chiamate dai vicini che si lamentavano. I soliti vicini. Avvilente caso di accanimento o specchio di un sentimento povero e triste nell’animo del vicentino medio?

Il centro storico dovrebbe essere un posto vivo, un posto che respira, un posto che suona. Ma non può esserlo quando la polizia arriva alle 22 perché qualche residente ha chiamato per lamentarsi del “rumore”. E ci si chiede: chi sono queste persone? E perché non si trasferiscono in collina, dove il silenzio è un diritto e non una conquista? I locali del centro non sono solo posti dove bevi e poi te ne vai. Sono avamposti. Sono fortezze culturali, trincee dove la città si difende dalla sua stessa morte. Un jazz club che ospita una jam session improvvisata tiene viva una tradizione, racconta una storia, dona alla città un’anima. Un bar con un dj che mixa non sta solo facendo “casino”: sta creando uno spazio dove la gente può essere qualcos’altro, può dimenticare il grigio delle giornate, può sentirsi viva. In senso assoluto un locale costruisce una comunità, un posto dove le persone si guardano negli occhi e si ricordano che non sono sole.

Ma non è solo cultura. È sicurezza. Una strada illuminata dai neon di un locale, con la musica che filtra dalle porte e la gente che si riversa fuori a fumare, ridere, parlare, è una strada viva. È una strada dove non ti senti in pericolo, dove non cammini con le chiavi strette in mano, dove non ti guardi alle spalle ogni tre passi. Una città con i locali aperti fino a tardi, con la musica che rimbomba, è una città che respira, che tiene gli occhi aperti. La delinquenza, quella vera (i ladri, i vandali, gli spacciatori) non ama la luce, non ama la folla, non ama il rumore. Ama il buio, il silenzio, le strade vuote. E quando mandi la polizia alle 22 per spegnere la musica, per chiudere i locali, per zittire la città, stai creando esattamente quello: il buio, il silenzio, le strade vuote. Stai invitando lo squallore, stai spalancando la porta alla delinquenza. E poi ti lamenti che il centro è pericoloso, che ci sono siringhe nei vicoli, che i muri sono pieni di graffiti. Ma sei tu che hai spento la luce, sei tu che hai ucciso il cuore della città.

Una città senza locali, senza musica, è una città morta. È un guscio vuoto, un posto dove la gente cammina veloce verso casa, con la testa bassa, senza guardarsi intorno. È un posto dove i ragazzi non hanno dove andare, se non nei parcheggi abbandonati, a bere alcolici da quattro soldi e cercare guai. È un posto dove gli artisti se ne vanno, perché non c’è spazio per loro, non c’è un palco, non c’è un pubblico. È un posto dove la cultura muore, e con lei muore tutto il resto. Chi si lamenta del rumore alle 22 non capisce nulla. Non capisce che un locale aperto fino a tardi non è una minaccia, è una salvezza. Non capisce che una città silenziosa è una città condannata. Se ti crea fastidio della musica alle 22, allora forse il centro non è il posto per te. Vai in collina, dove l’unico rumore è il vento tra gli ulivi, dove puoi dormire tranquillo senza che nessuno disturbi il tuo sonno. Ma non lamentarti poi dello squallore, della delinquenza, del vuoto. Perché te lo sei meritato.

Per quanto riguarda la Bottega Faustino siamo comunque di fronte ad un caso umano. Quello di una persona che ha dichiarato guerra ad un locale, incurante dell’enorme bonifica che Alberto Gresele e i suoi collaboratori hanno fatto nella zona. Ma no, costui (anche se si mormora sia una costei) ha deciso che dal Faustino non deve uscire nulla, neanche un suono, neanche un vocìo. Ha deciso che il Faustino deve chiudere perché lei vuole chissà cos’altro. Non so che idea di città debba avere questa persona ma noi ce l’abbiamo chiara la nostra idea e non è la sua. Nella guerra tra il Faustino e questa (questi?) insopportabili bacucchi, noi stiamo apertamente e convintamente con il locale di Gresele. E ci chiediamo: possibile che si fermi un evento del Vicenza Jazz autorizzato? Possibile che questa persona sia ancora ascoltata ogni volta che chiama le forze dell’ordine? Possibile non si possa silenziare lei? Chiunque ne abbia il potere, lo faccia!










